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Coronavirus, tornano le zone rosse. Ma decideranno le Regioni

ROMA. Limitazioni agli eventi pubblici, misure anti-movida che coinvolgeranno bar e locali, scaglionamento di ingressi e uscite al lavoro per evitare caos sui mezzi pubblici. E poi, la possibilità lasciata in mano alle Regioni di procedere con lockdown mirati. Il governo si è dato una settimana per decidere fino a che punto spingersi sulle nuove misure contenute nel Dpcm del 15 ottobre, per evitare di dover staccare di nuovo la spina a tutto il Paese.

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La linea rossa scienziati e Oms l’hanno tracciata da tempo: sopra i 5mila contagi giornalieri non è più possibile tracciare tutti i contatti stretti dei positivi. I tecnici la chiamano «fase di contenimento», che consiste nel tenere sotto controllo la crescita del virus. Ma ora, con i 4.458 casi di ieri contro i 3.668 del giorno prima, stiamo passando alla «fase di mitigazione», che cerca di limitare i danni, con lockdown locali, come a Latina ieri, o dichiarando “zona arancione” intere regioni dove la curva epidemica sembra fuori controllo. In pratica lasciare aperte le attività produttive chiudendo però i confini, come si fece per tre giorni a marzo prima di passare al lockdown in tutta Italia.

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Del resto, lo scenario che l’Oms aveva disegnato per fine ottobre si sta iniziando a delineare, perché in soli tre giorni il numero dei contagi giornalieri è raddoppiato. Ossia le temuta crescita esponenziale è già realtà. In Campania (record assoluto, 757 casi) e Lombardia (683) ancor più che altrove. Anche i ricoveri crescono, 143 nei reparti di medicina e 21 in terapia intensiva.

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Ma così come i decessi (ieri 22) la loro risalita è fortunatamente molto più lenta. Aiuta il fatto che l’età media dei contagiati è ancora di soli 42 anni. È necessario impedire che il virus riprenda a circolare tra i più anziani. Per questo i tecnici sono al lavoro per consegnare all’esecutivo misure più stringenti.

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Innanzitutto, si dovrà intervenire sugli eventi di massa. Preoccupano due appuntamenti del weekend: la Marcia della Pace di domenica e ancora di più la manifestazione dei negazionisti a Roma dove è probabile che quasi nessuno avrà la mascherina. Si prevedono numeri bassi ma i questori hanno ricevuto indicazione di procedere con le multe (mille euro) per costringerli a usarle. Secondo gli esperti del Comitato tecnico scientifico, bisogna «rimodulare» tutte le iniziative che prevedono grandi aggregazioni, dagli spettacoli all’aperto agli eventi sportivi. Il tetto di mille potrebbe essere destinato a scendere.

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Sui numeri si sta cercando di delineare un metodo, anche per matrimoni, funerali e tutti gli eventi al chiuso, compresi cinema, teatri, palazzetti. Il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini insiste sulle percentuali di ingressi in base alla capienza (10%, 20% o 25%), mentre il ministro della Salute Roberto Speranza sarebbe per rendere più stringenti le misure. Nel frattempo l’ordinanza pubblicata in Gazzetta Ufficiale conferma il tampone obbligatorio per chi viene da Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Irlanda del Nord, Repubblica Ceca, Spagna e – novità – tutta la Francia.

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In linea più generale, le zone arancioni potrebbero scattare quando si superassero stabilmente i livelli di guardia per parametri come l’incidenza dei casi sulla popolazione e l’indice di contagiosità (l’R con t). A parte il divieto temporaneo di spostamento da provincia, regione o comune che sia, le misure da adottare dentro l’area potrebbero essere quelle decise ieri dal Lazio per la provincia di Latina, dove dal 4 ottobre i casi sono aumentati del 155%: 20 persone massimo nelle feste private, 4 in bar e ristoranti, che abbasseranno le saracinesche alle 24. Per ora il governo esclude chiusure anticipate di queste attività in tutta Italia e ma è un’ipotesi paventata dal Cts. Nel mirino ci sono di nuovo i giovani, ammassati di fronte a bar e locali della movida. Per questo si sta ragionando di introdurre il divieto di asporto di alcolici dopo le 22.

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Sul trasporto pubblico locale per ora non c’è all’orizzonte alcun ripensamento sull’80% della capienza. E questo nonostante sia ben chiaro al governo l’enorme pericolo derivante dal pendolarismo da o verso città altamente abitate come Napoli e Roma. Ecco perché non si esclude che a livello regionale i governatori potranno optare per una stretta maggiore. Intanto, il suggerimento è di appellarsi a istituti scolastici, uffici e aziende affinché scaglionino entrate e uscite per evitare pericolosi ingorghi. E dove lo si fa già, di comunicarlo agli enti locali, perché a oggi così non è stato e questo ha impedito alle aziende di trasporto di programmare l’offerta impedendo l’affollamento dei mezzi.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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