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Coronavirus: movida, spettacoli e sport amatoriali. Ecco le prime vittime del nuovo Dpcm

Il governo ha deciso un giro di vite sui bar e il consumo di alcol all’aperto

Decisa la chiusura alle 24, ma già dalle 21 alcolici vietati all’aperto. Il ministro Speranza propone anche l’ampliamento dello smart working al 75%

ROMA. Un altro giro di vite, dopo quello delle mascherine, per placare l’incendio Covid: stop alla movida dopo le 21, stop a feste private anche nelle case, stop a cerimonie e banchetti con più di 20 persone, bar e ristoranti chiusi dopo mezzanotte in tutto il Paese e stop al calcetto tra amici. Ecco la nuova Italia che verrà – forse già da domani – quando sarà varato il Dpcm con queste misure più rigide, che il premier è determinato ad anticipare rispetto alla scadenza del 15 ottobre. Sempre che il confronto di oggi di Speranza con gli scienziati del Cts non ne faccia entrare altre e sempre che questo menù non sia troppo indigesto alle Regioni.

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75% dei contagi in famiglia
Al vertice a palazzo Chigi con Giuseppe Conte, i ministri e i capidelegazione di maggioranza, Roberto Speranza sfodera subito una cartellina zeppa di dati. Il più allarmante svela che il 75% dei contagi avviene in ambito familiare. E così smonta le resistenze e le bocche storte sul colpo di maglio alle feste private. Nelle cartelle con le proposte di nuove misure urgenti, Speranza inserisce anche un ampliamento dello smart working al 70-75%. E rispetto a quanto esce alla fine del vertice, fosse per lui chiuderebbe i locali un’ora prima, alle 23. Nel suo cahier infila anche la limitazione a un massimo di 30 persone ai banchetti e ricevimenti dopo matrimoni, comunioni, cresime. Ma va ancora chiarito bene se sarà permessa ad esempio una tavolata di 20 persone in un ristorante che ne può ospitare magari 200 in tanti tavoli distanziati, in base alle normative anti-covid.

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Poi c’è il divieto assoluto di feste private, che – stando a fonti di governo – si tradurrebbe anche in un limite massimo di 6 persone per una cena in ogni abitazione. Il divieto di sport da contatto significa invece stop a calcetto, basket e tutti gli altri sport ravvicinati, ma a livello amatoriale. C’è poi una eventuale riduzione da 1000 a 500 persone per gli spettacoli all’aperto e da 200 a 100 per quelli al chiuso, ma su questo ci sono resistenze.

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Franceschini e Bellanova
La misura più drastica è lo stop alla movida: ovvero, il divieto di stazionare in piedi fuori da bar e locali dopo le 21. Chi vuole si comprerà la birra e andrà a passeggiare altrove, ma vanno evitati gli assembramenti davanti ai bar, gelaterie, pub, ristoranti e pasticcerie. Ad ogni costo. «Bisogna avere la forza di prendere in carico questa fase nuova immediatamente», dice il ministro. «Arrivano giorni in cui dobbiamo ora recuperare quel grande spirito nazionale che ci ha consentito di piegare la curva». Con lui si schiera Dario Franceschini, che al vertice ripete che «servono misure aggiuntive a quella della mascherina per evitare di finire nel lockdown».

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Ma c’è chi frena, come la renziana Teresa Bellanova, che non si oppone allo stop alla movida, ma avverte, «se chiudiamo qualcosa, dobbiamo capire come la affrontiamo economicamente». Le fa eco il governatore della Liguria Giovanni Toti, quando dice che «dietro la movida c’è un pezzo del nostro pil. Quindi basta moralismi, le misure non possono essere uguali ovunque». Un attacco al governo per rivendicare l’autonomia delle Regioni, che verrà messa sul tappeto domani mattina alla riunione della cabina di regia con Boccia e le regioni.

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Tamponi anche dai pediatri

Ma i contagi crescono ancora (5.724 con oltre 130 mila tamponi) anche se ieri «non è andata poi così male», si consolano nel governo. L’ansia di vedersi sfuggire di mano la situazione, anche alla luce di quanto sta succedendo intorno a noi, con la Francia che tocca quota 20 mila nelle ultime 24 ore, monta tra i ministri e gli scienziati. Non a caso i membri del Cts hanno chiesto a Speranza di presiedere oggi la riunione per il monitoraggio settimanale, dove si parlerà anche di un problema di prima grandezza: far eseguire i tamponi rapidi ai pediatri e medici di base, per non intasare ospedali e laboratori di adulti e ragazzi in età scolare.

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Fonte: ilsecoloxix.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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