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Coronavirus, lo sport dei ragazzi paga per tutti. Anche in Toscana rischio-crac per molte società

Tanto per cambiare pagano i ragazzi. Già, quello sport di base di cui la politica sportiva si riempie la bocca da sempre, salvo poi lasciargli le briciole di una torta che sfama soltanto i grandi appetiti, quelli dello show business miliardario. Il Dpcm impone lo stop soltanto a giovani ed amatori, la linfa del movimento e le stime fanno davvero male: per restare al calcio sono 9.000 società, 800.000 tesserati in tutta Italia, 700 società in Toscana per quasi 50.000 baby calciatori.

Da lunedì questa allegra armata, che colorava i sabati pomeriggio e le domeniche mattina di nonni, genitori, istruttori entra in un mini-lockdown, che durerà, al momento, fino al 13 novembre. Niente partite, addio all’agonismo e al confronto, per le categorie giovanili e le scuole calcio (ma anche per gli amatori compresa la Terza categoria, il calcio di paese) ci si potrà solo allenare, ma addio all’adrenalina della sfida, del tackle, del gol. Come mangiare una torta senza la panna.

Il Dpcm ha salvato i tornei dilettantistici sotto l’egida del Coni: il calcio fino alla Seconda categoria andrà avanti, così come Eccellenza e Promozione femminile e calcio a 5 fino alla C2. Ma le difficoltà sono tantissime. In Toscana, per capirci, una partita su cinque nellee prime due giornate è saltata in presenza di casi di positività o soltanto per il sospetto di un contagio. Difficile immaginare una stagione “normale” se la curva dei contagi non si fermerà. Per ora la pagano i ragazzi, dunque, e subito è divampata la polemica. Il nuovo diktat anti-pandemia impone lo stop alle partite dilettantistiche solo a livello provinciale (Terza categoria) e giovanile, mentre quelle a livello nazionale e regionale proseguono. Ma nei fatti, solo nel calcio lo stop ai match riguarda un fenomeno che coinvolge in Italia 9000 società, di cui oltre 7 mila con le vere e proprie ‘scuole calcio’, con rette annuali che variano da 300 a 900 euro e possono garantire un movimento economico a molti zeri. Ogni anno vi cominciano a giocare 300 mila ragazzini. «Ci stiamo organizzando con tornei di abilità e tiri in porta», fanno sapere dalle Scuole calcio. Basterà? Difficile: il calo degli iscritti dopo il lungo lockdown era già stato sensibile, adesso senza il “premio” della partita, che piace tanto ai ragazzini ma anche ai genitori appesi alle reti di recinzioni, c’è davvero il rischio che il sistema imploda. In Toscana, ma non solo. 

Basket, avanti solo fino alla C. Volley e rugby a rischio crac

Sarà la Federbasket a prendere la decisione finale, ma l’orientamento sotto canestro è quello di proseguire, anche con le restrizioni applicate sul pubblico: 200 al massimo nei palasport, e non in tutte le regioni. I campionati nazionali, dalla serie A alla B, dovrebbero essere garantiti, così come la serie C su base regionale per la quale però ci saranno delle ulteriori verifiche.

Lo stop ai campionati giovanili però, nella nostra regione, è un colpo durissimo perchè le società sono oltre 150 e gli iscritti alcune migliaia: sul piano economico i club vivono delle quote di iscrizione dei ragazzi, già dopo il lockdown il calo è stato notevole, e senza partite oil rischio è che molti genitori decidano di staccare la spina. E molta gente resti senza lavoro, o con grosse difficoltà.

In Italia, degli oltre 4 milioni e 700mila tesserati alle federazioni, il 56,7 ha meno di 18 anni, nella fascia 8-13, quella che sarà presumibilmente la più colpita dai divieti, sono il 33,6. Insomma, la preoccupazione più grande ora riguarda i giovani e la capacità delle singole associazioni sportive di tenere in piedi l’attività, che dovrà avere come limite la “forma individuale” senza gare e competizioni. Pallavolo e rugby sono stati equiparati a calcio e basket: sono stati salvati, per adesso, i campionati di carattere nazionale e regionale, quindi fino alla serie D nella pallavolo e serie C nel rugby. Ma anche in questo caso, addio alle partite, almeno fino al 13 novembre. E poi c’è anche la partita legata agli enti di Promozione. Il Csi ad esempio ha un’attività organizzata a livello provinciale e secondo il decreto poirtrebbe sospendere le competizioni, mentre la Uisp potrebbe proseguirle.

Fermate anche tutte le competizioni legate alle arti marziali, e non è cosa da poco: nella nostra regione judo e karate richiamano in pedana migliaia di ragazzi che davano vita a concentramenti e gare con un indotto enorme. Anche in questo caso si chiude: restano solo gli allenamenti, ma a distanza.

L’istruttrice: «Fuga delle famiglie e spese che aumentano. Ora come faremo?»

«Noi facciamo attività sportiva per bambini:calcio, pallavolo e basket. Un blocco dell’attività sarebbe un grave danno, ma specialmente per i più piccoli che nello sport trovano un importante momento di socialità. Per molti, sarebbe il vuoto». Lo dice Anastasia Pisani, della Primo Salto di Siena. «”Rispetto all’anno scorso abbiamo avuto un deciso calo degli iscritti, che erano oltre 300. In parte è dovuto alle scelte delle famiglie, in parte perchè non possiamo più usare lepalestre scolastiche oltre ai maggiori costi per rispettare le normative sulla sanificazione e il distanziamento. E ora far allenare chi pratica pallavolo o basket in maniera singola richiede spazi adeguati. Che non abbiamo».

Fonte: iltirreno.gelocal.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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