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Coronavirus, Italia messa peggio di tutti: Conte lascia a Draghi solo macerie


Franco Bechis

Ora li ha tutti dalla sua meno Giorgia Meloni, e nessuno aveva avuto una maggioranza così larga in Parlamento come Mario Draghi. Qualche maldipancia arriverà nelle prossime ore, quando sarà nota la lista di chi potrà sedere nel consiglio dei ministri. Ma se anche il boccone dovesse essere amaro, alla fine tutti lo trangugeranno perché ormai si sono spinti troppo avanti nell’abbraccio. Da ora in avanti Draghi potrà solo sbagliare e deludere, perché la ola ottenuta come benvenuto non la troverà più, e la strada sarà tutta in salita. Qualcosa si è ben capito ieri quando la commissione europea ha presentato le sue previsioni economiche invernali 2021: Giuseppe Conte ha lasciato in eredità al successore un paese fatto solo di macerie.

L’Italia sarà secondo gli esperti l’ultimo paese (è in gara con la Spagna) a recuperare il terreno perduto dalla fine del 2019. Ci arriverà solo a fine 2022, a patto però che non ci siano altri inciampi sulla strada, e che quindi sia efficace la campagna vaccinale iniziata solo a singhiozzo e si eviti la terza ondata o addirittura la quarta ondata del virus. L’Italia ha mostrato di sapersi rimboccare le maniche e tentare di risalire la china della botta presa da febbraio dell’anno scorso soltanto durante il periodo estivo, quando le misure di restrizione dei movimenti e delle libertà personali sono state ridotte al lumicino. Senza aiuti, ma senza intralci da parte dell’esecutivo gli italiani riescono a farcela da soli e non avrebbero manco bisogno di essere governati, perché sanno come fare. Ma il governo purtroppo c’era e dall’inizio dell’estate in poi tutto quello che poteva ha sbagliato: dai bonus inutili alla riapertura della scuola, alla protezione della salute con il mancato rafforzamento del sistema sanitario. Ogni passo del governo è stato un flop e l’ultimo trimestre dell’economia italiana è stato il peggiore risultato del vecchio continente. Il virus ha di nuovo colpito tutti, ma in quei tre mesi la caduta dell’economia europea è stata dello 0,5% e nella sola area dell’euro un po’ più alta: -0,7%.

La caduta del Pil italiano è stata del 2%, quasi il doppio della contrazione francese e molto diversa da quel che è accaduto con la produzione tedesca (quasi invariata, con una piccola crescita dello 0,1%) o con quella spagnola, cresciuta invece dello 0,4%. In quasi tutti gli indicatori l’Italia è il paese che peggio ha affrontato la pandemia sia sotto il profilo sanitario (nell’area dell’euro solo il Belgio ha contato più morti rispetto agli abitanti), sia sotto il profilo economico che non è affatto secondario. Così mentre quasi tutti i paesi dell’area dell’euro riusciranno a ritornare al Pil del 2019 entro la fine di quest’anno, e la Spagna lo farà nella prima parte del 2022, solo l’Italia seguendo le conseguenze delle politiche economiche adottate fin qui ci arriverà senza altri ostacoli alla fine dell’anno prossimo. Con il Conte bis dunque gli italiani hanno perso un anno della loro vita economica rispetto a gran parte delle economie concorrenti e molto di più se si guarda al di là dei confini europei.

E’ dunque un paese in macerie quello che eredita Draghi, simili a quelle che si vedono ancora dopo tre anni di Conte premier in molte aree colpite dal terremoto del centro Italia del 2016. L’unica certezza buona che ha il nuovo premier è che peggio di così non può fare. E’ un passo avanti anche questo, ma none ne cambia molto la difficoltà: incombe peraltro il pressing di alcuni paesi dell’area frugale per mettere fine alla sospensione del patto di stabilità europeo concessa per la pandemia e tornare a quelle regole già nel 2022, quando quasi tutti gli altri paesi saranno tornati a una situazione di normalità. Dovesse accadere altro che Recovery Plan: l’Italia non potrebbe ricevere più prestiti che ne facessero lievitare ulteriormente il debito pubblico e dovrebbe accontentarsi della parte di “grants” contenuta in quei fondi: quella che non va restituita. Draghi serve anche grazie alla straordinaria rete di rapporti internazionali che ha (solidi non come quelli scritti sulle nuvole che vantava il predecessore) ad evitare questa sciagura con l’abilità indubbia da negoziatore che ha. La sua persona è sufficiente  a fare da scudo al Paese per proteggerlo da sventure che non consentirebbero più di rialzare la testa. Ma il buon ombrello sotto il temporale non basta a fare rivedere il sole.

Vedremo la squadra dei ministri che aiuterà un capo del governo che ha grande prestigio ma che è alla prima prova di vera gestione della sua vita: fin chi la sua esperienza ha avuto tempi e contenuti molto diversi da quelli necessari all’attività di governo tanto più in momenti drammatici come questo. Serviranno collaboratori bravi ad operare anche nei livelli al di sotto del governo: una squadra che sostituisca subito Domenico Arcuri e che lo sappia pure fare, ma anche uomini capaci e decisi all’interno dei ministeri. Non teorici straordinari, che poi alla prova pratica fanno guai (bisogna ricordarsi l’esperienza con Elsa Fornero). Gente di testa ma anche di braccia, che sappiano rimboccarsi le maniche e spalare, rimuovendo le macerie. Nei suoi tanti successi professionali gente così intorno a sé Draghi non l’ha mai avuta, e quindi è costretto a rischiare scelte. Ma le deve fare, senza perdere tempo perché davvero non ce ne è da sprecare.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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