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Coronavirus: casi, terapie intensive, misure. Il confronto Italia-Germania

Il balzo nei contagi e la corsa alle restrizioni per fermare il Coronavirus. All’inizio della seconda ondata Italia e Germania presentano scenari simili e tentano di rallentare l’avanzata della pandemia, sperando di non dover affrontare numeri vicini a quelli della Francia di oggi. Ecco il confronto tra le situazioni nei due Paesi.

Qui Germania

Sono oltre 6.600 i nuovi contagi registrati nelle ultime 24 ore nei sedici Länder tedeschi, un balzo di oltre 1.500 rispetto a mercoledì 14 ottobre. È il dato più alto dall’inizio della pandemia, che in Germania aveva avuto il suo picco alla fine di marzo con 6.300 nuovi casi in un solo giorno. Secondo gli esperti del Robert Koch Institut (RKI) i dati attuali non sono tuttavia comparabili con quelli di primavera, poiché in questa fase vengono effettuati molti più test rispetto ad allora e quindi vengono scoperti più contagi: dalla fine di agosto, il numero di tamponi e test sierologici oscilla infatti tra 1,1 e 1,2 milioni la settimana. Ma tra il 5 e l’11 ottobre la percentuale dei test risultati positivi è schizzata al 2,48%, mentre era sotto l’1% ancora in settembre. Il tasso di mortalità rimane comunque basso: i morti sono 33 nelle ultime 24 ore, che portano il totale delle vittime da Covid-19 da febbraio a oggi a 9.710. Il tasso di contagio, il cosiddetto R0 che misura quante persone ogni ammalato infetta a sua volta, è 1,04, in calo rispetto al giorno precedente quando è stato 1,18.

Nonostante l’impennata dei contagi, il sistema ospedaliero tedesco non è però ancora sotto stress. Attualmente secondo il RKI sono 620 i pazienti con Covid-19 ricoverati in terapia intensiva, 170 in più rispetto a una settimana fa. Ma negli ospedali e nelle cliniche della Germania ci sono ancora 9 mila posti di terapia intensiva ancora non occupati.

Per la prima volta da giugno, la cancelliera Angela Merkel e i premier dei Länder si sono incontrati di presenza mercoledì a Berlino, in un vertice durato oltre 8 ore e segnato da polemiche e infinite discussioni. In Germania anche nelle emergenze infatti ogni decisione sulla sanità rimane unicamente nelle mani degli Stati federali e il governo centrale ha solo una funzione di coordinamento e di moral suasion. Merkel non ha nascosto grande preoccupazione per lo sviluppo della pandemia e ha criticato apertamente le divisioni e la linea morbida di alcuni ministri-presidenti sulle misure da adottare: «Non stiamo facendo abbastanza per tenere il male lontano da noi. La lista dei presidi sanitari che non ce la fanno ad affrontare la situazione cresce ogni giorno di più», ha detto la cancelliera. Pressati da Merkel e dal ministro della Sanità Jens Spahn, i premier hanno concordato un pacchetto di misure a due livelli di gravità della pandemia.

A partire da 35 nuove infezioni per 100 mila abitanti in una settimana:
– Obbligo di mascherina anche all’aperto negli spazi affollati. La misura è già in vigore a Monaco di Baviera.
– Tetto massimo di 25 persone per gli incontri negli spazi pubblici e di 15 nelle feste private. Alcuni Länder tuttavia non vogliono imporlo come obbligo ma solo come consiglio.
– Ci saranno limiti al numero di partecipanti a manifestazioni ed eventi pubblici, ma non sono state fissate cifre.

A partire da 50 nuove infezioni per 100 mila abitanti in una settimana:
– Obbligo di chiusura alle 23 per bar, ristoranti e negozi di alcolici. A Berlino, dove il livello dei 50 nuovi contagi per 100 mila abitanti è già stato ampiamente superato, la misura è in vigore da una settimana.
– Divieto di riunirsi in più di 10 persone, provenienti al massimo da due famiglie, sia per le feste private che per gli incontri in pubblico. Se entro dieci giorni, il numero settimanale dei nuovi contagi per 100 mila persone non scendesse sotto 50 allora scatterebbero nuove restrizioni.
– Tetto di 100 persone per manifestazioni ed eventi.

Sono sconsigliati i viaggi all’interno della Germania. Tuttavia i Länder rimangono divisi sul cosiddetto Beherbungsverbot, il divieto di pernottare fuori dal proprio Land attualmente in vigore in alcuni Länder, come Baviera, Baden-Württemberg e Bassa Sassonia, ma rifiutato come misura da altri, fra i quali Berlino, Nord Reno-Vestfalia e Turingia.

Qui Italia

C’è un numero che segna il ritorno alla grande paura ed è 8.804. Sono i nuovi casi di positivi registrati dal bollettino del 15 ottobre, giorno in cui l’Italia ha segnato il record di contagiati rispetto alla prima ondata del virus. La punta più alta nel nostro Paese si era infatti toccata il 21 marzo di quest’anno, quando le persone che avevano contratto il virus erano 6.557. Ma allora, nel momento più drammatico della pandemia, i tamponi erano stati 26.336, molti meno di quanti se ne facciano oggi. La media giornaliera, stimata calcolando i giorni feriali, è di circa 110 mila, mentre il 15 ottobre ne sono stati fatti 162.932. Un record, che spiega in parte anche il record di contagiati.

La prima indicazione che viene dai numeri è che in questi giorni i contagiati sono circa il 5 per cento delle persone testate, mentre a marzo erano oltre il quadruplo. Anche se foto, video e racconti di cronaca testimoniano la grande difficoltà di evadere tutte le richieste, la capacità di diagnosticare i possibili positivi con tamponi e test (da qualche giorno anche rapidi) è molto aumentata anche in Italia, il che rende difficile paragonare la situazione attuale con quella, ancora più drammatica, della settimana scorsa. Lo conferma il numero dei morti, che tra marzo e aprile aveva raggiunto numeri impressionanti: il 21 marzo, giorno del triste record di contagiati, le persone decedute erano 793, mentre il 15 ottobre sono state 83.

L’altro dato importante riguarda le terapie intensive. In primavera erano al collasso in Lombardia e la carenza di respiratori era tale che era montata una drammatica polemica sull’opportunità o meno di scegliere chi curare e chi lasciar morire. Oggi invece la situazione, secondo il governo, è sotto controllo. Il premier Giuseppe Conte mercoledì da Capri ha tranquillizzato gli italiani spiegando che il sistema sanitario nazionale è stato molto rafforzato e promettendo che sarà aumentato il numero di medici sul territorio. Nonostante tutti gli sforzi però il governo è stato sorpreso dall’accelerazione quasi improvvisa del virus, che era attesa fra un paio di settimane. I trasporti sono in affanno e i presidenti delle Regioni, nel timore di non riuscire a garantire il servizio in tutta sicurezza, hanno avanzato l’ipotesi di sospendere la scuola in presenza per gli ultimi due anni di liceo e tornare alla didattica a distanza. Idea che il governo, con la ministra Lucia Azzolina in prima linea, ha respinto con forza.

La mascherina è obbligatoria all’aperto su tutto il territorio nazionale, tranne che per le persone disabili e i bambini sotto i sei anni. L’altra eccezione riguarda l’attività sportiva (non la semplice passeggiata) e le situazioni in cui una persona si trova del tutto sola, per esempio in un bosco o in spiaggia. Il tetto massimo di ospiti che si possono invitare nelle case private è di sei. Le feste sono vietate, sia all’aperto che al chiuso. È possibile festeggiare matrimoni, cresime, battesimi o comunioni, ma gli invitati non possono essere più di 30. I ristoranti e i bar che hanno servizio al tavolo possono lavorare fino alle 24, ma se non hanno servizio al tavolo devono chiudere alle 21.

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15 ottobre 2020 (modifica il 15 ottobre 2020 | 18:58)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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