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Coronavirus, bufera sui ritardi nelle terapie intensive. Il nodo dei bandi

ROMA. Già in primavera virologi e infettivologi mettevano in guardia le autorità sanitarie sulla necessità di aumentare al più presto i posti in terapia intensiva in vista della seconda ondata autunnale di contagi. Invece il rimpallo di responsabilità tra governo e regioni ha rallentato stanziamenti e avvio dei lavori. E ora è corsa contro il tempo per recuperare il ritardo. Il bando per potenziare le terapie intensive, basato sui piani di riorganizzazione delle Regioni, scade domani, il 12 ottobre. Con un Dl Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 maggio, a detta della comunità scientifica, si doveva provevdere prima che la curva dei positivi tornasse a impennsarsi.

Coronavirus, bufera sui ritardi nelle terapie intensive. Il nodo dei bandi

Sos degli anestesisti rianimatori
«L’allarme lanciato dal presidente degli anestesisti rianimatori ospedalieri, secondo cui per inizio novembre le terapie intensive in Lazio e Campania potranno andare in sofferenza, lascia sconcertati: la seconda ondata del Covid era infatti ampiamente prevista, ed è gravissimo che il bando per i nuovi letti di terapia intensiva sia partito solo a ottobre, con i cantieri che apriranno a fine mese, quando secondo gli anestesisti sarà troppo tardi», denuncia la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini. Anche Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe, ha più volte lanciato l’allarme contagi con particolare riferimento al Mezzogiorno. Le Regioni del sud, dati alla mano, non sono pronte con strutture e servizi sanitari. «I posti letto in aria medica e terapia intensiva – spiega Cartabellotta – sono stati potenziati da tutte le Regioni, seppure in misura diversa. E’ entrato nella fase operativa il piano per potenziare la rete degli ospedali Covid: 712 milioni per rafforzamento e incremento terapie intensive, posti letto, ristrutturazione dei pronto soccorso, percorsi separati negli ospedali». 

Coronavirus, bufera sui ritardi nelle terapie intensive. Il nodo dei bandi

Il bando
In previsione del previsto aumento delle terapie intensive legate al Covid, che si sta verificando da un mese, il commissario straordinario per l’emergenza aveva pubblicato un «avviso di indagine di consultazione preliminare di mercato) per l’acquisizione della disponibilità temporanea di quattro strutture movimentabili da adibire a terapia intensiva completa di tutti gli ambienti, gli arredi e le attrezzature medicali ed impiantistiche idonee, compresa la posa in opera in aree attrezzabili preventivamente individuate ed inclusa l’esecuzione di tutte le attività necessarie affinché l’opera sia ultimata, completa e pronta per l’uso e l’esercizio, compresi i servizi di trasporto, montaggio, smontaggio e successivo eventuale rimontaggio, nelle aree indicate, e il servizio di manutenzione e garanzia per il periodo di disponibilità, destinate all’emergenza sanitaria covid-19». L’avviso ha previsto la chiusura entro il 2 settembre. Il decreto legge  34 del 2020 aveva disposto che, sul territorio nazionale fino al 31 dicembre 2020, siano resi disponibili, per un periodo massimo di 4 mesi dalla data di attivazione, 300 posti letto di terapia intensiva, suddivisi in 4 strutture movimentabili, ciascuna delle quali dotata di 75 posti letto, da allocare in aree attrezzabili preventivamente individuate da parte di ciascuna regione e provincia autonoma. La spesa autorizza è di 55 milioni di euro e a tal fine è istituito per l’anno 2020 apposito capitolo di bilancio nello stato di previsione del ministero della Salute. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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