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Coronavirus, 6 mesi dopo la fine del lockdown in Lombardia comincia il coprifuoco notturno

Sei mesi dopo le prime riaperture nella regione più colpita dal coronavirus si ritorna al lockdown, seppur solo di notte. Comincia stasera in Lombardia il coprifuoco notturno, dalle 23 alle 5, previsto da un’ordinanza regionale. E comincia nel giorno in cui i dati confermano la difficoltà del momento: per il secondo giorno consecutivo si registrano quasi 4mila nuovi contagi e 22 ricoveri in più in terapia intensiva. Superata la soglia dei 150 ricoverati, la Regione ha deciso di riaprire da venerdì l’ospedale in Fiera di Milano.

Il coprifuoco notturno, però, potrebbe presto non bastare. In Lombardia, infatti, il contagio continua a crescere con numeri quadrupli rispetto alle altre regioni. In particolare nella zona di Milano dove i nuovi casi registrati in 24 ore sono 2031, di cui 917 in città. In serata i direttori generale e sanitario di Ats Città Metropolitana di Milano Walter Bergamaschi e Vittorio Demicheli hanno incontrato il sindaco Giuseppe Sala per esaminare i dati, che confermano la situazione di grande allarme per la rapida crescita del contagio. I numeri del contagi a Milano sono tali che confermano la situazione di grande allarme per la rapida crescita del contagio. Nella settimana dall’11 al 17 ottobre i casi nella Città Metropolitana sono triplicati rispetto alla precedente (siamo passati da 2mila a 6mila circa). “I dati dei primi giorni della settimana confermano una tendenza al raddoppio dei contagi“, ha spiegato Ats in una nota diffusa alla fine del vertice. “Il livello dell’epidemia è tale – spiega sempre Ats – che il sistema di tracciamento e le politiche di tamponamento, pur importanti per poter prendere in carico i pazienti che potranno avere bisogno di cure, non sono più strumenti in grado di contenere la diffusione dei contagi, legati alla ripresa delle attività sociali. È quindi necessario concentrare gli sforzi per misurare tempestivamente l’effetto delle manovre restrittive sulla circolazione della popolazione e indirizzare le risorse di prevenzione verso l’obiettivo prioritario di difendere i soggetti più fragili presenti nella nostra popolazione”.

“A marzo temevo la battaglia di Milano, ma fu evitata grazie alla relativa tempestività del lockdown. Adesso stiamo per averla, perché l’infezione dilaga”, è l’allarme lanciato da Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco. “Se la tendenza non viene invertita nei prossimi 15-20 giorni – ha sottolineato il primario – è molto probabile che saranno necessari poi interventi molto più drastici. È aritmetica più che scienza”. “Una zona rossa a Milano? Non la escludo“, ha detto invece il direttore generale dell’assessorato al Welfare della Lombardia, Marco Trivelli, spiegando che “sicuramente Milano per i numeri che ha adesso, il tipo di urbanizzazione e altri fenomeni semplici da comprendere è da guardare con grandissima attenzione e quindi non è da escludere nessuna misura”.

Intanto una delle più importanti battaglie si combatte nel nome scuola. Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha scritto una lettera al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana chiedendogli di garantire il diritto all’istruzione degli studenti. Immediata la replica di Fontana: il ministro può impugnare i provvedimenti se non li ritiene idonei. Ma anche i sindaci lombardi sono contrati alla sola didattica a distanza per le superiori. E mentre le istituzioni litigano per l’istruzione dei più giovani, preoccupano di nuovo gli anziani. Mentre il sindaco di Milano Giuseppe Sala li ha invitati oggi a restare a casa, 14 ospiti del Pio Albergo Trivulzio sono risultati positivi dopo gli esami eseguiti dal 12 al 16 ottobre. Per alleggerire i mezzi pubblici, da domani a Milano sarà nuovamente sospesa Area B, la zona a traffico limitato che vieta la circolazione dei veicoli più inquinanti.

Sul fronte giudiziario, invece, la procura di Bergamo ha iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto alcuni dirigenti e tecnici regionali tra i quali l’ex dg della sanità della Lombardia, Luigi Cajazzo. L’indagine è quella sulla gestione dell’emergenza coronavirus e in particolare la riapertura lampo dell’ospedale di Alzano il 23 febbraio. Dopo l’accertamento dei primi due cosi nel centro in provincia di Bergamo il pronto soccorso venne riaperto: era l’inizio della prima ondata che in pochi giorni avrebbe messo in ginocchio la provincia di Bergamo e tutta la Lombardia. Nel frattempo sembra essere arrivata la seconda. E la Lombardia chiude di nuovo: per adesso solo di notte.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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