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COP26, pensionare motori termici entro il 2040. L’Italia (e i…

14.11.2021 – 07:00 – Si è concluso lo scorso Venerdì 12 Novembre, a Glasgow, in Scozia, la COP26, conferenza delle Nazioni Unite indetta per discutere in maniera internazionale circa i cambiamenti climatici che stanno interessano ed interesseranno il pianeta Terra entro la fine del secolo. All’evento hanno preso parte 197 nazioni firmatarie della cosiddetta “Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”. Pur essendo solo un’assemblea dove discutere tra capi di stato, ministri, attivitsti ed esperti in materia di diversi paesi, la COP26 è stata molto utile per comprendere in maniera approssimativa gli orientamenti in materia dei vari stati partecipanti. Tra i Paesi non firmatari dell’accordo per bandire definitivamente le automobili ed i mezzi di trasporto a motore termico (Benzina e Diesel) entro il 2035 c’è l’Italia. Per comprenderne le motivazioni è sufficiente riascoltare le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, al quotidiano Corriere della Sera sulle cui colonne ha asserito di essere preoccupato del destino dell’intero settore dalla componentistica italiana la quale, con la transizione ai mezzi di trasporto elettrici potrebbe subire grosse contrazioni dal punto di vista della produzione.

“Dobbiamo affrontare la transizione ecologica con un approccio tecnologicamente neutrale – ha dichiarato Girogetti –  decarbonizzazione non può diventare sinonimo di elettrico. Così facciamo diventare ideologico un percorso che invece deve essere razionale. Tutti vogliamo combattere l’inquinamento, vivere in un mondo più sano e compatibile con l’ambiente e per questo non possiamo bocciare altre strade in modo pregiudiziale. Devono proseguire ricerca e studio su altri combustibili non fossili, sui quali le nostre imprese stanno facendo investimenti importanti: non possono essere esclusi a priori” – ha concluso il Ministro italiano. Vicini al nostro Paese, anche Francia, Germania, Cina e Stati Uniti. Secondo il Financial Times (quotidiano economico-finanziario britannico) il rifiuto di questi ultimi paesi a sostenere l’impegno è da ricercare nella preoccupazione circa la velocità di transizione verso i veicoli a zero emissioni in diversi mercati.

Tra le figure restie a demonizzare a prescindere il motore termico, numerosi marchi automobilistici dei più grandi gruppi industriali del settore come BMW, Renault, Hyundai, Stellantis, Toyota, Volkswagen. Favorevoli ad eliminare le auto “inquinanti” entro il 2040, invece, Jaguar, Land Rover, Ford, Mercedes, Volvo e BYD Auto.

Fonte: triesteallnews.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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