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Conte prepara il maxi rimpasto: ecco chi rischia la poltrona e chi può entrare

Noi non vogliamo poltrone. Anzi, siamo pronti a lasciarle“. Italia Viva lo va ripetendo: il bastone tra le ruote messo in queste settimane non ha come traguardo l’incremento di posti di rilievo all’interno del governo. Almeno in teoria. Perché sulla carta, ragionano all’interno del palazzo, davanti a un rimpasto nessuno saprebbe rifiutare e fare un passo indietro. Soprattutto se in questa operazione al tuo partito vengono riconosciuti maggiori poteri. Ecco perché c’è la convinzione che alla fine l’allarme possa rientrare cambiando qualche pedina nello scacchiere giallorosso.

Nella mente del premier Giuseppe Conte c’è l’intenzione di ottenere un nuovo voto di fiducia senza passare per le dimissioni formali. Vuole restare a Palazzo Chigi a tutti i costi. Ed effettivamente qualche spiraglio non manca: uno scenario “di base” potrebbe escludere il passaggio dal Quirinale ed evitare interventi legislativi. In tal caso, si legge sul Corriere della Sera, la renziana Maria Elena Boschi potrebbe approdare alla Difesa facendo “slittare” Lorenzo Guerini al Ministero dell’Interno al posto della figura tecnica di Luciana Lamorgese. La Difesa è un dicastero chiave, guardato con attenzione dal Colle, ambito anche da Ettore Rosato. Da non escludere che il presidente del Consiglio – vista la possibile uscita di Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Affari esteri, in corsa per un incarico dirigenziale all’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) – possa cedere la delega ai servizi segreti. I nomi che circolano sono quelli del segretario di Palazzo Chigi Roberto Chieppa e del capo di Gabinetto Alessandro Goracci.

Il toto nomi

La questione assumerebbe un profilo differente se il rimpasto dovesse risultare più consistente, magari con un aumento di ministri e sottosegretari. Per superare il tetto dei 65 imposto dalla Bassanini sarebbe necessario un decreto legge. Si parla dello spacchettamento di Trasporti e Infrastrutture, con queste ultime che potrebbero finire a Ettore Rosato di Italia Viva. In corsa pure Giancarlo Cancelleri del M5S e il dem Graziano Delrio. Il tutto potrebbe essere ulteriormente ampliato, anche perché inevitabilmente vi sono dei ministri ritenuti “deboli” e di conseguenza sacrificabili. Su tutti spuntano Paola De Micheli del Pd e le grilline Nunzia Catalfo (Lavoro) e Paola Pisano (Innovazione tecnologica e digitalizzazione). Viene dato quasi per certo l’ingresso di Andrea Orlando: il vicesegretario del Partito democratico, sfumata l’ipotesi della casella da vicepremier da affiancare a Conte, potrebbe diventare sottosegretario a Palazzo Chigi.

La mossa di Conte

Un asse tra Conte e i vertici del Pd ha portato a tracciare una linea chiara per evitare la crisi minacciata dai renziani: mettere sul piatto un corposo rimpasto e fare concessioni alle richieste avanzate da Italia Viva. Renzi ha inviato una serie di lettere al presidente del Consiglio, tra queste una contenente ben 30 punti specifici “già introdotti anche nel tavolo politico che il premier si era impegnato a chiudere entro la fine di novembre 2020, impegno inspiegabilmente non mantenuto“. L’ex sindaco di Firenze vuole entrare nel merito e perciò ha esplicitato le sue posizioni – tra le altre – su reddito di cittadinanza, sblocco dei cantieri, nomine e servizi segreti.

Il Partito democratico continua a sostenere come il voto anticipato sia l’unica alternativa a Conte. Ma in realtà gli stessi dem, riporta sempre il Corriere della Sera, sarebbero pronti a garantire la fiducia a un altro premier, che sia Franceschini o anche Guerini. Un ministro ha spiegato che l’opzione responsabili – non gradita dal Quirinale – è un argomento che probabilmente verrà rimandato: “Non esistono i responsabili per Conte. Semmai emergeranno più avanti, per salvare la legislatura, se e quando lui sarà caduto“.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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