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Conte e la proposta a Draghi (buttata un po’ a caso) per la commissione Ue

Si avvertiva ancora l’eco dell’applauso con cui il Consiglio europeo aveva salutato il congedo di Mario Draghi dalla presidenza della Bce, quando Giuseppe Conte chiese di incontrare l’uomo che con il suo «whatever it takes» aveva salvato l‘euro e l’Unione dal default monetario e politico. L’immagine dei capi di Stato e di governo che erano scattati in piedi in segno di riconoscenza verso il governatore europeo uscente doveva aver impressionato il presidente del Consiglio italiano, che ieri ha raccontato di avergli proposto il ruolo di capo della Commissione europea.


Ecco il dettaglio che svela l’altra ragione per cui Draghi volle tagliar corto: avendo un’esperienza consolidata delle dinamiche di Bruxelles, desiderava evitare che il suo nome finisse nel tritacarne di una trattativa dall’esito pressoché scontato. Perché certe nomine, compresa la presidenza della Commissione, hanno valenza politica e ruotano attorno all’asse franco-tedesco che nessuno può scalfire. E dunque c’è una differenza considerevole tra l’offerta del Fmi avanzata in modo «condiviso» e l’idea di un premier dal peso non rilevante, lanciata senza essere stata concordata.

Ma c’è un altro risvolto della narrazione di Conte che ha colpito: l’insistenza con la quale ha voluto evidenziare una valutazione fisica e persino psicologica del suo interlocutore, «che mi disse di esser stanco, di volersi riposare, di non sentirsi». Se ieri il premier non fosse stato nel bel mezzo di un’intervista pubblica, si potrebbe sospettare che questo velenoso passaggio fosse stato preparato nei minimi dettagli. E se la risposta serviva al premier per allontanare da sé il sospetto di temere Draghi, in realtà l’ha alimentata. Sfoggiando una tecnica mediatica che ha ricordato gli epici duelli di D’Alema con Prodi.

Come quel passaggio che sembra una difesa dell’ex governatore e che invece limita con la derisione: «Quando si invoca il suo nome lo si tira per la giacchetta». La battuta è logora: per anni è stata usata da chi nervosamente sentiva avvicinarsi il rumore dei nemici. Di solito era accompagnata da un’altra frase, che Conte non si è risparmiato. «Draghi non lo vedo come un rivale ma come un’eccellenza». Strano allora che il premier non lo abbia inserito tra le centinaia di inviti al rutilante festival degli Stati generali di Villa Madama.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

5 settembre 2020 (modifica il 5 settembre 2020 | 23:18)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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