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Contatti tra Roma e Washington: l’Italia pensa ai missili antiaerei all’Ucraina

Nella giornata di ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avuto un colloquio telefonico col suo omologo statunitense, Lloyd Austin. Durante la conversazione, a margine dei convenevoli di rito e delle dichiarazioni di continuità dell’impegno italiano a sostegno della pace e della sicurezza internazionale in ambito euro-atlantico, il ministro Crosetto ha affermato che “continueremo a sostenere con convinzione e determinazione l’Ucraina e le sue Forze Armate e saremo pronti a proseguire il nostro sforzo finché sarà necessario”. Un supporto politico e militare sul Fronte Est dell’Alleanza Atlantica e all’Ucraina fortemente apprezzato dagli Stati Uniti che, come ha più volte ripetuto Austin, vedono nell’Italia uno degli alleati più vicini ed affidabili.

Proprio da quest’ultimo punto di vista, sembra che durante il colloquio sarebbe emersa la necessità, da parte statunitense, di fornire a Kiev sistemi missilistici da difesa aerea che teoricamente potrebbero rientrare nel sesto decreto “Aiuti”. L’esigenza si è posta, in particolar modo, a seguito della recente ondata di attacchi aerei russi utilizzanti droni e vettori da crociera, generatasi dopo l’azione che ha messo parzialmente fuori uso il ponte sullo Stretto di Kerch, che collega la penisola di Crimea al territorio della Federazione.

L’Ucraina da tempo ha chiesto alla Nato di aumentare le capacità della propria rete di difesa aerea: Germania, Spagna, Francia, Stati Uniti, Repubblica Ceca e Regno Unito hanno già fornito, o stanno fornendo, diversi sistemi missilistici e non atti allo scopo. Berlino, ad esempio, oltre ad aver inviato i carri “Gepard” nati per la difesa di punto, ha fornito i missili Iris-T, mentre Madrid presto invierà i vettori Hawk e gli Aspide del sistema Spada 2000.

Non sappiamo se il neo ministro abbia confermato la disponibilità del governo italiano di adoperarsi in questo senso, ma probabilmente presto lo sapremo stante la volontà di Palazzo Chigi di togliere il velo di segretezza che ha coperto tutti gli invii di armamenti all’Ucraina. Il nostro Paese ha in dotazione alcuni sistemi missilistici che sarebbero adatti allo scopo, alcuni moderni altri no.

Che sistemi potrebbe fornire l’Italia

Tra di essi i già citati Spada 2000, in fase di sostituzione in quanto obsolescenti, ma che rappresentano ancora un buon vettore da utilizzare per il fronte ucraino: è un sistema di difesa aerea potenziato ognitempo per la protezione di siti a terra sensibili (basi aeree, porti, stabilimenti industriali, edifici importanti) capace di fornire un ombrello protettivo di 20 chilometri di raggio grazie al missile Aspide. Lo Spada 2000 ha il vantaggio di essere facilmente trasportabile su camion, treno o aereo (è completamente compatibile, ad esempio, coi C-130), e può integrare e coordinare ulteriori missili a corto/medio raggio e artiglierie antiaeree (fino a 10) schierate entro un raggio di 10 chilometri dal centro di rilevamento.

L’Italia ha in servizio anche i più moderni sistemi Samp/T, utilizzanti il missile Aster 30. Sviluppato a partire dai primi anni 2000 nell’ambito del programma italo-francese Fsaf (Famiglia di Sistemi Superficie Aria), il Samp/T nasce dall’esigenza di disporre di un sistema missilistico a media portata idoneo a operare in nuovi scenari operativi, prioritariamente caratterizzati da ridotti tempi di reazione contro la minaccia aerea, elevata mobilità e possibilità di adeguare il dispositivo secondo tempi commisurati alla dinamicità della manovra. L’attuale versione del sistema ha capacità di avanguardia nel contrasto delle minacce aeree e dei missili balistici tattici a corto raggio, un fattore quest’ultimo che sarebbe particolarmente apprezzato nel teatro ucraino.

L’Italia ha in servizio cinque batterie di Samp/T inquadrate nel Quarto Reggimento artiglieria contraerea di Mantova. Una di queste batteria ha operato in Turchia nell’ambito dell’operazione Nato “Active Fence” dal giugno 2016 al dicembre 2019, garantendo la sorveglianza, 24 ore su 24, della città di Kahramanmaras, sul confine sud-est dell’Alleanza Atlantica, contro missili balistici tattici provenienti dal territorio siriano.

Ci risulta difficile pensare che la Difesa italiana scelga di inviare i Samp/T in Ucraina, per una serie di considerazioni che spaziano dalla modernità del sistema alla necessità di garantire la sicurezza del nostro spazio aereo, ma riteniamo più plausibile che, qualora il governo dovesse decidere in tal senso, si scelgano gli Spada 2000, anche perché il personale ucraino sarebbe già in fase di addestramento al loro utilizzo considerando che la Spagna ha deciso di inviarli a Kiev.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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