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Coni contro Sport e Salute, Ferriani (membro Cio) avverte l’Italia: «Sport indipendente o scatta la diffida»

«Mi creda, nessuno qui al Cio vuole negare all’Italia la bandiera alla cerimonia d’apertura o l’inno di Mameli alle premiazioni dei Giochi di Tokyo: sarebbe una decisione dolorosissima. Ma resta il fatto che il principio dell’indipendenza dello sport dalla politica, sacro e vincolante per la Carta Olimpica, al momento in Italia non pare garantito».

Ivo Ferriani, 60 anni, piemontese, è il nostro connazionale più influente nella politica sportiva mondiale. Presidente della Federazione internazionale bob e coordinatore di tutte quelle invernali, Ferriani è uno dei 15 membri del board del Cio, il massimo organo decisionale olimpico. Nell’ingarbugliatissima contesa tra il governo, la sua spa Sport & Salute, il Coni (di cui Ferriani è membro di diritto) e il Cio, gioca il delicato ruolo di giudice e giudicato. Il 27 gennaio è pericolosamente vicino: quel giorno, riunito a Losanna, il board del Cio potrebbe lanciare la prima diffida formale al nostro Paese. Ferriani: «Non resta molto tempo. Dal governo aspettiamo una risposta alle tante nostre lettere, alle domande di chiarimento. Vogliamo prima di tutto essere certi che tra ministero e Coni venga aperto un dialogo profondo. La nostra richiesta è chiara: il governo dello sport non deve essere soggetto a forzature, a dipendenze assolute dalla politica. Il Coni deve funzionare in modo autonomo e prendere decisioni senza dipendere da un soggetto terzo che ne influenzi le scelte politiche».

Le parti, però, paiono al momento molto distanti e il dialogo interrotto. E se prima il fronte era doppio, adesso Sport & Salute naviga in acque lontane rispetto al ministero dello Sport e agitate in attesa che si chiarisca se il suo presidente e amministratore delegato Vito Cozzoli (pensionato dello Stato e quindi soggetto alle incompatibilità previste dalla legge Madia) abbia o meno diritto a continuare a guidare l’ente. «I messaggi mandati da una sponda del Tevere all’altra — spiega Cozzoli — hanno aggravato la situazione: serve un ponte e anche un facilitatore di dialogo di alto profilo. Chiaro, il governo dovrà fare qualche passo indietro per rimediare alla mancanza di comunicazione e alle decisioni già prese.
Un esempio? In un Comitato olimpico, come in una grande Federazione, l’ufficio legale e l’ufficio acquisti devono essere al servizio di chi le governa e non di un’entità esterna». La battaglia del ministro Spadafora per la riforma dello sport italiano era nata al grido di «via i burosauri dai palazzi federali».

Ferriani: «Noi presidenti siamo stati tutti eletti su base democratica e meritocratica. Se come italiani vogliamo contare di più nel Cio (dove ormai siamo rimasti solo io e Giovanni Malagò), dobbiamo poter fare prima ampia esperienza dirigenziale in patria: il turnover ci penalizzerebbe sul piano internazionale». Ferriani chiarisce che l’Italia non è la Bielorussia, sospesa dal Cio perché il presidente del Comitato olimpico è il dittatore Lukasenko: «Sono tante le nazioni che monitoriamo, senza interferire nelle dinamiche interne, se non è necessario. La Carta Olimpica è la nostra unica guida».

28 dicembre 2020 (modifica il 28 dicembre 2020 | 23:42)

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Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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