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Comuni in zona rossa o arancione: chi decide a livello locale il passaggio di colore

24 Dicembre 2021

La risalita dei contagi, dovuto soprattutto alla diffusione della variante Omicron, potrebbe spingere in alcuni casi gli amministratori locali a disporre eventuali zone rosse in porzione circoscritte di territorio.

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Con la risalita dei casi di Covid-19 potrebbe tornare anche le zone rosse locali, da Nord a Sud. La situazione edipemiologica è in peggioramento. Proprio ieri si è registrato il record di 44.595 positivi, quota mai toccata dall’inizio della pandemia. E poi c’è da considerare il fattore imprevedibilità della nuova variante Omicron, che per ora ha una diffusività pari al 28%, ma che nel giro di pochissime settimane diventerà la mutazione del virus dominante in Italia.

In questo momento la mappa colorata delle Regioni mostra un’Italia divisa in due: Veneto, Liguria, Marche, la provincia di Trento e poi Friuli Venezia Giulia, Calabria e la provincia di Bolzano sono in zona gialla, mentre tutte le altre sono in fascia bianca. Le differenze tra le due fasce di rischio si sono praticamente annullate dopo il decreto emanato ieri dal Consiglio dei ministri, che ha stabilito per tutti l’obbligo di mascherina all’aperto, ovunque, e l’obbligo di mascherina Ffp2 in alcuni luoghi, come cinema, teatri, stadi e mezzi di trasporto, anche locale.

Dopo Capodanno potrebbe passare in zona gialla anche il Piemonte, dove ieri il governatore Cirio ha firmato un’ordinanza che ha fatto scattare già da oggi l’obbligo di mascherina all’aperto. Il giallo potrebbe scattare da lunedì 3 gennaio anche in Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Sicilia. L’assenza di zone arancioni o rosse però non deve fuorviare, mentre gli amministratori locali hanno sempre la facoltà di emanare ordinanze più restrittive nei loro territori, in caso emergano specifiche criticità, “esclusivamente nell’ambito delle attività di  loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza  strategica per l’economia nazionale”, come spiega l’articolo 3, comma 1, del decreto del 25 marzo 2020.

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Le zone rosse del resto sono tornate lo scorso autunno, a novembre, quando in Alto Adige il presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher ha firmato un’ordinanza che introduceva una stretta anti Covid per 36 comuni, sulla base di tre parametri: incidenza dei contagi superiore a 800, percentuale dei vaccinati inferiore al 70% e presenza di almeno cinque casi “attivi”. In quel caso è stato disposto il coprifuoco dalle 20 alle 5 del mattino, la chiusura anticipata di bar e ristoranti, alle 18, obbligo di consumazione al tavolo con un limite massimo di quattro persone, obbligo di mascherina FFP2 nei negozi, stop a piscine, palestre, cinema teatri, centri fitness e centri sportivi al chiuso. Poi l’ordinanza, dopo la sua scadenza non è stata rinnovata.

Tutti i comuni in zona rossa e arancione

In questo momento nel nostro Paese non ci sono zone rosse. Ci sono invece alcuni comuni già entrati in zona arancione. Un’ordinanza firmata due giorni fa dal governatore Musumeci ha diposto il passaggio in zona arancione di alcuni comuni: si tratta di  Butera (in provincia di Caltanissetta), Barcellona Pozzo di Gotto, Fiumedinisi, Gualtieri Sicaminò, Milazzo e San Filippo del Mela (in provincia di Messina), che da venerdì 24 dicembre a venerdì 31 dicembre, compreso, si colorano di arancione. Questi si aggiungono ad altri cinque comuni, che erano già diventati arancioni: Castrofilippo (Agrigento), Marianopoli (Caltanissetta), Motta Sant’Anastasia (Catania), Terme Vigliatore e Scaletta Zanclea (Messina). Anche in questo caso il provvedimento è stato preso a causa dell’alto numero di positivi in rapporto ai vaccinati.

Comuni in zona rossa: chi decide

Chi decide le zone rosse locali? Un’eventuale stretta, a prescindere dal colore di una Regione, può essere presa dal ministero della Salute o dal presidente di Regione. È l’articolo 117 della Costituzione a conferire allo Stato pieni poteri nel caso di un’emergenza internazionale, come quella che stiamo vivendo da due anni. Ma per agire tempestivamente in aree a rischio, per circoscrivere eventuali focolai, come nel caso di singoli comuni, è la Regione a intervenire emanando un’ordinanza.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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