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Come lo sport è diventato un fenomeno di massa, tra dilettantismo e professionismo e scontro fra classi

TRENTO. Cosa tiene assieme una partita di calcio, la lettura di un libro, la proiezione di un film al cinema, la visita ad una città d’arte o un’escursione naturalistica? All’apparenza nulla; ma se andiamo agli albori della diffusione di questi consumi culturali, possiamo comprendere quale sia la risposta. È il secondo ‘800 e l’industrializzazione ha radicalmente cambiato le abitudini di vita.

Le città si popolano, le campagne cominciano a svuotarsi. La vita, per secoli scandita solamente dalle festività religiose e dagli eventi straordinari, esce dal flusso costante in cui si era sempre svolta. Se prima non esisteva alcuna distinzione fra tempo dello svago e tempo del lavoro, le conquiste sociali dei movimenti dei lavoratori hanno cominciato a porre dei paletti, inventando e aumentando quello spazio di libertà in cui l’individuo non produce. Il tempo libero, lo svago, si può finalmente dedicare alle più svariate attività, dagli spettacoli teatrali e cinematografici alle gite fuori porta. Passando, ovviamente, per lo sport.

La società moderna che si viene delineando, anzi, assiste progressivamente ad una standardizzazione delle abitudini e alla creazione dell’industria del divertimento e del tempo libero. Si generano dei consumi culturali capaci di alimentare nuovi stili di vita, di creare nuove aspirazioni, di convogliare passioni umane e politiche, opponendo spesso le diverse classi sociali, che di ogni attività possiedono una visione ben distinta – oltre che un differente accesso.

Nel caso dello sport, le prime discipline capaci di suscitare grande interesse di pubblico furono il calcio (all’epoca ancora noto con la denominazione inglese di football), il pugilato e il ciclismo. Se in Gran Bretagna la coppa di Lega viene fondata già nel 1871, bisognerà attendere l’inizio del XX secolo per assistere al proliferare delle società calcistiche e alla nascita delle nazionali. La prima partita internazionale di football verrà giocata nel 1902 fra le due anime dell’Impero asburgico, l’Austria e l’Ungheria – per qualche decennio tra le principali scuole calcistiche mondiali (QUI un approfondimento sul Wunderteam austriaco e QUI un approfondimento su un campione magiaro passato anche per Trento) – mentre due anni dopo prese vita la Fifa.

Se l’Inghilterra s’appassionò per prima al pallone, la stessa passione venne messa da francesi e italiani nel ciclismo. Il primo Tour de France venne corso nel 1903, mentre il Giro d’Italia prese luogo per la prima volta nel 1909. Così come nel calcio (QUI un approfondimento sull’utilizzo propagandistico da parte delle dittature), anche nel ciclismo non mancarono gli usi politici e nazionali di questo meraviglioso sport (QUI un approfondimento sul passaggio del Giro per il Trentino e la Venezia Giulia a seguito della vittoria italiana nella Grande Guerra).

È sempre alla fine del XIX secolo che si trovano le origini delle moderne Olimpiadi. Volute dal barone Pierre de Coubertin, le competizioni olimpiche plasmarono il modello dello sport per il XX secolo, “inteso come attività disinteressata e finalizzata al divertimento e allo sviluppo corporale di chi lo praticava, nonché come strumento di amicizia fra i popoli” (Alberto De Bernardi).

Come accennato, nondimeno, le modalità di fruizione e di svolgimento dello sport non poterono che convogliare la grande conflittualità di classe che segnava l’universo politico del tempo. La massificazione della politica, le lotte per i diritti da parte del movimento operaio e socialista, il protagonismo delle crescenti fasce di popolazioni appartenenti alle piccola-media borghesia, fecero da sfondo ai contrasti nello sport, contrapponendo al dilettantismo il professionismo. Quest’ultimo, mezzo individuato dagli appartenenti delle classi popolari come decisivo per imporsi, ebbe la meglio, sancendo il successo dello sport di massa del XX secolo.

Fonte: ildolomiti.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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