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Cocaina in Italia, le aree in cui è più usata. L’allarme: «Triplicati i ricoveri»

Il consumo di cocaina in Italia si conferma ancora una volta sempre più diffuso e trasversale. A farne uso ci sono infatti persone di ogni estrazione sociale ed età, grazie anche alla reperibilità sempre maggiore.

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È quanto emerge dall’ultima relazione del Dipartimento della politiche antidroga in Parlamento. Come scrive Daniela De Crescenzo per Il Mattino, «c’è il camionista che prima di mettersi in viaggio compra la palletta da tredici euro e il professionista che acquista la dose dal suo spacciatore personale per cento euro. C’è chi sniffa solo a capodanno dopo aver aperto lo champagne e chi senza la bustina non comincia la giornata […] La coca è la droga utilizzata per raggiungere buone performance: il camionista la usa per sopportare la fatica, chi vuole abbordare sniffa per fare bella figura. Entrambi, poi, nella fase down ne pagano il prezzo. Ovviamente chi usa la neve quasi mai ammette di avere un problema: quasi tutti i cocainomani sono convinti di poter controllare la sostanza: se voglio smettere smetto, dicono agli operatori dei centri per le dipendenze o agli agenti che li hanno beccati. Ma quasi mai è vero, tanto che, c’è gente che è stata costretta a vendere la casa o l’attività commerciale ereditata da generazioni per pagare lo spacciatore di fiducia».

Oltre ai rischi per le tasche dei consumatori, l’allarme ora si concentra soprattutto sul sistema sanitario. Nella relazione viene evidenziata una tendenza, sempre in aumento, a ricoveri e decessi per overdose di droghe. Nel 2019, ad esempio, si sono registrati 373 decessi, in media più di uno al giorno. La cocaina, nella graduatoria delle droghe più letali, ora segue l’eroina, ma nella classifica dei ricoveri diventa la prima sostanza stupefacente a causarli.

Rispetto al passato, la cocaina è diventata una droga estremamente trasversale non solo per quanto riguarda i consumatori, ma anche le zone d’Italia in cui viene assunta. Le grandi città (Milano, Roma e Napoli su tutte) restano le ‘capitali’ del consumo di cocaina, che però inizia a diffondersi in modo capillare anche nelle province. Stefano Vecchio, presidente di Forum droghe, ha spiegato: «Il livello di rischioè diverso a seconda dell’ambiente in cui avviene il consumo. Chi assume cocaina è generalmente una persona socialmente integrata e ha quindi un buon livello di controllo perché non intende rinunciare alla salute, alla famiglia, al lavoro o allo studio. Poi c’è il consumo dei cosiddetti emarginati, senza dimora o migranti, che è più pericoloso perché si aggiunge a difficoltà precedenti e alla mancanza di risorse. Molti riescono a mantenere un equilibrio precario, altri perdono il controllo. Il ruolo dei servizi dovrebbe essere quello di rendere consapevoli le persone dei rischi che corrono e dei metodi per evitarli o almeno limitarli. È importante chiedere aiuto in maniera precoce».

Con l’aumento del consumo e della domanda, sale ovviamente anche l’offerta, in mano alla criminalità organizzata. Secondo le ultime stime, dei quasi 16 miliardi di euro spesi ogni anno per l’acquisto di sostanze stupefacenti, il 31% (poco meno di 5 miliardi) riguarda proprio la cocaina. I prezzi delle dosi possono variare in base a diversi fattori: quantità e qualità, ma anche servizio di consegna e luogo di reperimento. Ormai si può passare dalle piazze di spaccio nei quartieri periferici ai locali più in voga del centro. Tutti accomunati dalla presenza della ‘dama bianca’ di cui sempre più italiani fanno uso.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Novembre 2021, 21:13
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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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