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Clemente Russo: “Il taglio del peso? Non è sano. E oggi io mi alleno così…”

L’ex pugile Clemente Russo, oggi 39enne, resta in forma con l’allenamento e la dieta, ma ha un vizio: la pizza. Ecco cosa ne pensa del taglio del peso

Martina Procaccini @MartiProca

Allenarsi col proprio campione del cuore è il sogno di tutti. Train like a champion, iniziativa di McFit, rende il sogno realtà.
L’intento è di sensibilizzare sempre più persone sull’importanza dell’allenamento per migliorare il benessere psico-fisico. È con questo fine che Clemente Russo, due volte campione del mondo e vice campione olimpico, collabora col progetto e si allena insieme ad altri amatori del fitness. “Lo sport è a 360 gradi, è benessere e salute – racconta lui -. Ognuno lo fa con i propri carichi e la propria intensità. Ma fare un allenamento agonistico dà molta linfa, rende proattivi anche nella vita”, spiega il campione, accendendo un faro sul legame tra attività fisica e benessere psico-fisico.

Quanto fa bene lo sport dal punto di vista mentale e psicologica?

“È essenziale per l’autostima. Ti faccio un esempio. Molte volte mi capita di vedere persone in sovrappeso, quasi obese, che entrano per la prima volta in palestra col capo chino in avanti e spalle basse, un po’ dimessi. Come se si sentissero inadatti a quel contesto e non a proprio agio nella società. Il primo giorno entrano così, ma tra il terzo e il quarto iniziano ad alzare la testa. Dopo due settimane non è cambiato niente nel loro corpo ma camminano a testa e spalle alte. Vuol dire che anche senza risultato fisico c’è subito un impatto psicologico. Io lo uso quasi come test”.

Lo sport va accompagnato a un’alimentazione corretta, qual è il regime alimentare perfetto per gli atleti?

“Quando si fa sport di alta performance c’è un’alimentazione adatta per quello. Deve essere seguito da professionisti che calibrano le esigenze dell’atleta. Non esiste una regola universale”.

E adesso che hai smesso che dieta segui?

“Ora che non faccio più sport professionistico non seguo più una dieta ferrea, per me la miglior alimentazione resta la nostra dieta mediterranea: si deve mangiare tutto nella quantità giusta, con un aumento di carboidrati per chi pratica attività sportiva e una diminuzione per chi conduce una vita più sedentaria”.

Qual è l’alimento a tavola a cui non sai rinunciare ma che non è propriamente alleato del fitness?

“Il mio piatto preferito è la pizza, un alimento che non va demonizzato ma che sarebbe meglio evitare perché è ricco di carboidrati e povero di proteine. Non ci rinuncio e non ci rinuncerò mai. E la mia è una bomba pizza più che una pizza, perché ci metto di tutto sopra”.

Cosa fai nella tua routine sportiva?

“Io sono passato dai 10 allenamenti a settimana ad alta intensità, quindi 2 al giorno, a 3 a settimana, con esercizi fisici sui gruppi muscolari principali. Lo faccio per stare bene”.

E la boxe?

“Ogni tanto o faccio un po’ di boxe con dei ragazzi per divertimento ma non la pratico più come attività principale perché l’ho praticata per una vita ed è la mia vita: mi ha formato e mi ha forgiato. È stata la soluzione a tanti miei problemi, mi ha dato la forza di fare molte cose”.

Il taglio del peso che caratterizza gli sport da combattimento non si concilia però con l’idea di benessere. Che ne pensi tu?

“Il problema più grosso è sul cuore. In passato ho fatto anch’io molte stupidaggini, come continuano a fare molti giovani. Oggi cerco di stare loro vicino provando a far passare questo messaggio: il taglio del peso non si deve fare l’ultima settimana ma si deve piuttosto vivere in funzione di quell’obiettivo. Si deve rimanere in un peso forma che è il peso di categoria, o comunque intorno a quel peso. Ci si deve allenare con quel peso e poi gli ultimi 15 giorni si può fare un piccolo taglio ma per perdere due chili, una perdita sopportabile e sana per il fisico”.

Le categorie di peso intermedie sarebbero una soluzione?

“No, succederebbe lo stesso perché la mentalità è quella di scendere nella categoria inferiore. Oggi molte squadre hanno il nutrizionista, che c’è sempre stato ma prima era quasi invisibile.
Ma in realtà sarebbe più opportuno che i ragazzi avessero un mental coach, che gli trasmetta una nuova mentalità”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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