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Clamoroso in Nba, stop ai playoff: dai Bucks ai Lakers, salta gara-5 per il caso Blake

I giocatori decidono di boicottare tre partite in segno di protesta contro la brutalità della polizia statunitense nei confronti degli afroamericani. La Lega: partite posticipate

Riccardo Pratesi @rprat75

I Milwaukee Bucks non giocano. Boicottano la partita di playoff, gara 5 di 1° turno contro Orlando. Si fa la storia. Sono le 22 italiane del 26 agosto 2020. I giocatori, i 16 giocatori dei Bucks nel campus di Orlando mettono in scena una protesta forte, potente, che farà discutere. Non giocano perché protestano contro la brutalità della Polizia statunitense nei confronti degli afroamericani. Non giocano per l’ultimo episodio, per la sparatoria che ha visto Jacob Blake finire paralizzato dopo essere stato colpito ancora e ancora, sette volte, dai proiettili delle forze dell’ordine a Kenosha, appunto nel Wisconsin, lo Stato di Milwaukee. Una vittima innocente, secondo le ricostruzioni dell’accaduto statunitensi, colpito senza colpe. La squadra di Giannis Antetokounmpo, probabile MVP della lega, la squadra col miglior record NBA in stagione regolare dunque dice basta. Nel campus di Orlando le rivendicazioni sociali erano state tante. Contro il razzismo. Contro le ingiustizie sociali. I messaggi sulle maglie. Adesso arriva un passo epocale. Anche politico, come implicazioni, con le elezioni presidenziali americane in programma a novembre. Un passo che sarà ricordato nei libri di storia: come la protesta dei velocisti statunitensi all’Olimpiade di Città del Messico, nel 1968. Quel pugno chiuso, allora, di Smith e Carlos. Quel vuoto nella palestra di Orlando, oggi.

no show

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A pochi minuti dalla partita, prevista per le 22 italiane, i Milwaukee Bucks non sono ancora in campo. Gli Orlando Magic dunque se ne sono escono. Poi è il turno degli arbitri a lasciare il parquet. Quindi arriva la notizia che i giocatori dei Bucks sono “barricati in spogliatoio” con i dirigenti fuori. Non vogliono giocare, non giocheranno. E ora? Il Commissioner Silver, scavalcato dai giocatori, lui che è sempre stato aperto e accomodante verso le loro posizioni cosa farà? Esautorato, di fatto. Quali saranno le ripercussioni economiche sulla lega e sociali in America e nel mondo? George Hill, guardia afroamericana dei Bucks dice: “Siamo stanchi delle uccisioni e delle ingiustizie”.

Effetto domino

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Passano pochi minuti e arriva la notizia che anche Houston-Oklahoma City, prevista a seguire, non si giocherà. I giocatori di Rockets e Thunder hanno aderito alla protesta dei Bucks. Che diventa protesta di tutto il mondo NBA. Orlando non accetta la vittoria a tavolino che le spetterebbe per forfait degli avversari. LeBron James, la faccia della lega, tuona (con linguaggio forte) sui social: “Domandiamo cambiamento”. Dunque i Los Angeles Lakers, la sua squadra, verosimilmente non giocherà contro Portland, nella terza e ultima gara in programma del calendari odierno NBA.

Protesta concreta

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Quella dei Bucks non è solo una protesta scenografica, plateale, clamorosa. Ma concreta. I giocatori restano in spogliatoio, mentre quelli dei Magic lasciano la palestra, per contattare il procuratore generale del Wisconsin, Josh Kaul. Le rivendicazioni non sono dunque solo di principio, ma effettive.

Annuncio formale

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La Lega e l’associazione giocatori hanno diramato un comunicato ufficiale in cui posticipano le partite odierne, tutte e tre. Hanno dunque preso atto delle decisioni dei giocatori. I quali hanno organizzato un meeting per la serata americana per valutare i prossimi passi da intraprendere. La protesta potrebbe essere solo all’inizio.

Nuovo mondo

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Lo slogan dell’NBA nella bolla anti Covid di Orlando è “Un gioco tutto nuovo”. Ecco dalle 22 di stasera è un mondo, quello dello sport, tutto nuovo. E la storia la fanno i Milwaukee Bucks.

Coi giocatori

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Sono stati i giocatori a decidere di alzare il livello della protesta, ma squadre e lega hanno subito seguito. I proprietari dei Bucks: “Appoggiamo completamente i nostri giocatori e la loro decisione. Non siamo stati informati prima, ma saremmo stati completamente d’accordo con loro. Continueremo a sostenere i giocatori e a chiedere cambiamenti” . Boston e altre squadre hanno postato sui propri profili social i contatti di procuratore generale e governatore del Wisconsin, invitando i propri followers a farsi avanti per chiedere giustizia. Diversi proprietari, a cominciare da Jeanie Buss dei Lakers, hanno fatto sapere via social di appoggiare la decisione dei giocatori.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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