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Ciro Ferrara alle ATP Finals: “Il tennis, questo sport… Singolare” [ESCLUSIVA]

Non è chiaro se Novak Djokovic e Daniil Medvedev non abbiano capito lo spirito del gioco o lo abbiano capito pure troppo, fatto sta che l’incontro inutile ai fini della classifica del Gruppo Rosso e della qualificazione in semifinale si è trasformato in una battaglia epica di 3 ore e 11 minuti. Il vincitore, Nole se qualcuno avesse dubbi, si è intascato 200 punti e circa 2000 euro per ogni minuto di match. Considerando che ci sono partitelle nell’ora al circolo che non importa poi tanto se vinci ma altre in cui muori in campo piuttosto che perdere contro quell’avversario, ci sta che Djokovic abbia passato buona parte del venerdì pomeriggio lottando. D’altra parte, sapendo che sabato c’è una semifinale da giocare, qualcuno potrebbe non ritenerla una buona tattica. Qualcuno che non è certo colui che lo aspetta al varco da giovedì notte. Taylor Fritz sarà presumibilmente contento che Nole, da cui ha perso cinque volte su cinque compresa quella del famigerato strappo australiano, abbia speso cotanta energia. Di questo e di un’eventuale indisposizione il serbo comincia a parlare.

Djokovic: “Nessuna indisposizione, solo fatica per la battaglia estenuante. Con il giorno libero tra gli incontri, mi sentivo fresco all’inizio. Ma, come sempre, un po’ più nervoso e teso per il fatto di giocare contro un top player, uno dei maggiori rivali. Vuoi vincere anche se sei già qualificato o eliminato. Credo che il match di oggi abbia mostrato la mentalità che entrambi abbiamo. Non mi piace fare calcoli, mai fatti. Voglio vincere ogni incontro che gioco in quel momento. Senza pensare al domani.”

D. Durante un cambio campo, la telecamera ha mostrato le tue mani che tremavano quando avevi l’asciugamano sulla faccia. Sembrava un calo di zuccheri.

Djokovic: “Sono state tante cose, ma non entrerò nei dettagli perché non è il posto per farlo, perché dovrei? Non voglio rivelare agli avversari cosa sto passando esattamente. Tutti hanno giorni in cui faticano di più fisicamente e per me è stato oggi. Sono orgoglioso di aver trovato la strada per vincere perché penso di doverlo a me stesso, al mio team, al pubblico.”

D. Cosa ti sei detto quando Daniil ha servito per il match sul 5-4, considerando che nella vostra sfida precedente aveva servito [sempre invano] sul 5-3?

Djokovic: “Beh, ho visto il suo ultimo match… Di sicuro per lui è difficile perdere tutti i tre incontri 7-6 al terzo. Succede. È un grande campione, ho tanto rispetto per lui. Verso la fine del secondo set e per buona parte del terzo non sbagliava più da fondo. Dovevo cambiare qualcosa, accorciare i punti. Cosa mi sono detto? In quei momenti, cerco di prendere una boccata extra di aria e di avere un approccio specifico a ogni singolo punto senza pensare a ciò che è stato o sarà. Più facile a dirsi che a farsi, ma ha funzionato. In quel gioco ho lette bene la sua battuta e giocato degli ottimi punti. Lui ha anche commesso un doppio fallo, mi pare, era teso.”

D. Puoi spiegare a una persona normale cosa è successo a Rafa a Wimbledon quando il padre gli diceva di ritirarsi? Tante volte vi vedo morti, finiti, e un secondo dopo, non so, succede qualcosa. Come capisci dove sia il limite tra l’essere distrutto e diventare il vincitore?

Djokovic: “Non credo che quel limite esista. È nella tua testa. Si tratta di prospettiva e approccio e della tua visione delle cose in quel dato momento. Quando ci sono problemi fisici, condizionano il tuo gioco, come ti senti mentalmente, e all’avversario piace vederti giù e cerca di dominare gli scambi. La situazione di oggi. Ma la battaglia più grande è sempre quella interiore. Se riesci a trovarti in uno stato ottimale di mente e corpo ogni volta che è possibile, puoi tirare fuori il meglio e raccogliere il miglior risultato per te in ogni momento. Ma sono parole, è teoria. Sul campo, ci sono diversi fattori, i nervi entrano in gioco, talvolta tirandoti fuori il meglio, talvolta il peggio. Non c’è una formula segreta per il successo, si tratta di avere una mente aperta e imparare dall’esperienza a evitare grandi oscillazioni. Ci sono diversi modi per farlo, ognuno ha il suo. L’importante è trovare l’equilibrio perché il tennis è molto impegnativo. Quando parlo di lavoro, non intendo solo quello fisico.”

D. Non vuoi dirci cos’è successo. Mi domando, sei a posto o ti preoccupa che qualcosa possa ripresentarsi?

Djokovic: “Beh, non sono fresco come lo ero ieri (sorride). Ogni vittoria di questo tipo, specialmente contro Medvedev, ti dà un’iniezione di fiducia. Fisicamente, non sono preoccupato perché preoccuparsi ti svuota dell’energia vitale di cui hai bisogno. Se domani succede qualcosa, ci penserò domani, tante volte sono riuscito a recuperare molto velocemente.”

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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