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Cina: il mercato moto cresce, le cilindrate anche

Il mercato motociclistico cinese è un fenomeno da analizzare che sta dimostrando dei cambiamenti: infatti da mercato per moto di piccola cilindrata, si sta aprendo a moto di cilindrata e potenza maggiore, cambiando la tendenza. E questo cambiamento arriva proprio dal suo interno.

RIVOLUZIONE CINESE

L’industria motociclistica della Cina sta maturando: avrete notato che quando ci riferiamo ai costruttori di moto cinesi, li definiamo anche come ‘colossi’. Per imporsi sul mercato globale, la dimensione conta, almeno quella aziendale e i numeri sono importanti. Come anche quella del motore: infatti un fenomeno curioso è la crescita del numero dei cilindri delle moto prodotte in Cina. Infatti, se prima un cilindro era più che sufficienti, ora i motociclisti cinesi sembrano interessati a motori dal design multicilindrico e così, sta proliferando una produzione di moto almeno bicilindriche.

Anche se il passaggio dai motori termici a quelli elettrici accomuna tutti i costruttori, occidentali e giapponesi inclusi, l’enorme industria cinese delle due ruote (secondo i dati della China Motorcycle Chamber of Commerce, ci sono oltre 120 marchi che nel 2020 hanno venduto 17 milioni di unità) per la prima volta si sta orientando verso progetti di motori di capacità maggiore rispetto al passato. L’utenza cinese è molto diversa da quella giapponese od occidentale: non tutti infatti hanno la stessa possibilità di spesa e poi concepisce la moto come mezzo di trasporto di massa piuttosto che come oggetto del desiderio, ecco perché per anni le fabbriche cinesi hanno sfornato milioni di esemplari monocilindrici di piccola cilindrata.

Ora però la tendenza sta cambiando perché l’andamento dell’economia ha redistribuito la ricchezza e aumentato il numero di persone che possono permettersi una moto, che così si rivolgono sempre più alla guida come stile di vita o passatempo piuttosto che semplicemente come l’unico mezzo per i propri spostamenti. Nel frattempo, anche grazie alle collaborazioni (ma anche acquisizioni) con le aziende occidentali, i colossi cinesi stanno rapidamente aumentando la produzione di moto più più grandi e performanti.

LE NUOVE CINESI

La settimana scorsa abbiamo avevamo scritto che Zontes sta progettando nuovi modelli a tre cilindri da 650 a 1.000 cc, per completare la produzione di monocilindriche da 125, 250 e 312 cc. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, con una miriade di altre aziende che esplorano simili piani di espansione. Benda Motor è un altro produttore cinese di moto di medio-piccola cilindrata ma dal design accattivante. La avevamo conosciuta per la LFC 700, coraggiosa cruiser che riprende le linee del Ducati XDiavel e l’ultima notizia di pochi giorni fa riguarda la LFS 700 una naked dal design aggressivo con qualche ispirazione dal mondo del flat track. Le due Benda condividono il motore quattro cilindri da 680 cc, impostato per erogare 84,5 CV per la LFC e 92,5 CV per la LFS.

SFRUTTARE LE COLLABORAZIONI

Poi ci sono costruttori cinesi che stanno sfruttando le collaborazioni con i produttori europei, se non addirittura le loro precedenti acquisizioni.
Nel primo caso, CFMoto ha stretto forti legami con KTM per lo sviluppo di moto di medio-piccola cilindrata per l’azienda austriaca, ma nel frattempo sfruttando il bicilindrico a V LC8 ha lanciato la crossover MT800, la tourer CF1250 ed è al lavoro su una naked, per ora celata sotto il prototipo della CLX 700, alimentata da una bicilindrica parallelo di 692 cc che eroga 74 CV.

Nel secondo caso Qianjiang, per il rilancio dello storico marchio italiano Benelli, ha sviluppato ben 4 piattaforme di motori che porterà ad avere una gamma di moto molto ampia, da 250 a 1200 cc, con motori monocilindrici da 250, 380 e 530 cc, bicilindrici da 400, 700 e 900 cc, tricilindrici da 900 a 1200 cc e infine quadricilindrici da 650 e 1000 cc.
Se Benelli è il marchio per le moto top di gamma, da una costola del colosso cinese è nato il marchi QJ Motor per il mercato asiatico, che non è solo un semplice rebranding delle moto pesaresi con un equipaggiamento ciclistico inferiore, ma anche in questo caso sono previsti modelli. Qianjiang ha anche stretto un accordo con MV Agusta per adottare il suo motore a quattro cilindri da 1.000 cc nei modelli futuri.

I PRODUTTORI DI MOTORI

Ci sono aziende cinesi specializzate nello sviluppo e nella produzione di motori. Un esempio è Weisenke, che ha presentato un propulsore 4 cilindri in linea di 796 cc da 117 CV. Gaokin (GK) è un altro importante attore e una delle aziende che apre la strada ai motori più grandi. L’azienda produce già bicilindrici paralleli e bicilindrici a V utilizzati per moto, ATV e persino aerei e prevede di svelare al Motor Show di Chongqing entro la fine dell’anno un suo modello, equipaggiato con un bicilindrico a V da 1.000 cc. Sebbene non sia ancora stata svelata, la bicilindrica è stata svelata dalla domanda di brevetto per il design: il nome dovrebbe essere GK V1000, è una cruiser con trasmissione a cinghia con una seduta molto bassa. Uno stile non proprio innovativo ma che almeno non copia il design dei modelli europei.

Come produttore di motori, GK collabora con KSR Moto, azienda austriaca che produce motociclette con il marcio Brixton che, come abbiamo recentemente scritto, è al lavoro sullo sviluppo del concept presentato nel 2019. Si tratta di una modern classic di ispirazione britannica, dotata di un motore due cilindri da 1.200 cc che è destinata ad ampliare una offerta che al momento prevede solo tre cilindrate: 125, 250 e 500 cc. Vista la definizione dei disegni del brevetto, il modello definitivo dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

Allo stesso modo, Weisenke, un’altra delle aziende produttrici di motori cinesi, ha tolto il velo a un nuovo quattro cilindri in linea da 796 cc che dovrebbe essere offerto a qualsiasi costruttore di moto interessato ad usarlo. Con una potenza dichiarata di 117 CV a 11.500 giri e una coppia di 93,5 Nm a 9.500 giri, offre prestazioni superiori rispetto la maggior parte delle moto cinesi.

LE ALTRE

Anche Zongshen aveva cominciato da piccole moto e ora guarda al futuro con progetti ambiziosi. Nel 2017 infatti ha acquistato da Norton la licenza di fabbricazione del bicilindrico parallelo derivato dalla bancata anteriore della sportiva V4 1200. I cinesi hanno dimostrato tutta la loro abilità e velocità nello sviluppo ingegneristico che ha anticipato gli inglesi (che hanno pagato i disastri compiuti dall’amministrazione Garner): nell’aprile 2020 hanno presentato la Cyclone RX6, prototipo di una crossover equipaggiato proprio con il due cilindri da 650 cc. Il modello definitivo è stato ufficializzato lo scorso maggio al CIMA. Ma non è finita qui perché sull’esperienza acquisita, si dice che stia sviluppando un proprio motore da 800 cc per i modelli futuri.

Un’altra azienda cinese che sta entrando nell’arena delle grandi moto è Zeths, che attualmente produce e commercializza cruiser (molto in voga in Cina, vero!?) bicilindrici a V da 250 cc. È stato recentemente presentato un motore bicilindrico a V raffreddato ad acqua da 1.000 cc DOHC di 60°, molto diverso dai piccoli motori della sua gamma attuale. Non si sa ancora su quale modello sarà montato, né il tipo di moto, ma è chiaro che l’azienda ha grandi idee per il futuro.

ASPETTATIVE

Non sappiamo ancora se tutti questi modelli arriveranno nel mercato europeo e, nel caso, saranno cosidette cinesate (con tutto rispetto) oppure riusciranno ad essere all’altezza della concorrenza che le aspetta. Le dotazioni ciclistiche e tecnologiche sembrano essere pari a quelle dei brand più noti, mentre il prezzo, se prendiamo in considerazione quello ottenuto dalla semplice conversione in euro, è molto competitivo.

Quali aspettative ci sono nei loro confronti? Il mercato europeo come reagirà all’arrivo di moto cinesi? L’impegno encomiabile dei costruttori cinesi nello sviluppo di motori a combustione di capacità e potenza maggiore, per conquistare il mercato europeo o per lo meno cercare di accaparrarsi fette di mercato, va però controcorrente.

La realtà europea infatti è impegnata a convertire la propria produzione in motori elettrici o nella ricerca di carburanti alternativi, mentre le pubbliche amministrazioni stanno più o meno dichiarando guerra ai motori termici. Cambiando chiave di lettura, non cambia invece la situazione per i motori tradizionali europei, giapponesi e americani: se non vengono minacciati dalle amministrazioni pubbliche, ci pensano i concorrenti cinesi. Insomma, indipendentemente da che ottica la si guardi, tempi duri per i cari e vecchi motori termici.

Fonte: gpone.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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