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Chiesa, non resta che clonarlo… Kulusevski, che succede?

Nel derby finito in pareggio le due facce della Juve: quella grintosa ma poco duratura e quella confusa che ha poi condannato la squadra alla faticosa rimonta

Il bello e il brutto del derby sono loro: Federico Chiesa e Dejan Kulusevski, protagonisti nel bene e nel male, tra i bianconeri, del derby della Mole numero 202. Quello che ha inchiodato la Juve dalle velleità europee a un 2-2 azzoppante, ma soprattutto ha (ancora una volta) zoomato sui difetti bianconeri di questi tempi, confermando che l’uscita dal tunnel è ancora da raggiungere.

Chiesa, occhi di tigre

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Eppure la partenza era stata buona: i primi 13 minuti sono stati i migliori degli ultimi mesi almeno, con una Juve entrata in campo col coltello fra i denti e una concentrazione a mille. Simbolo di questa illusione di nuova Juve è stato Chiesa: sono bastate un paio di inquadrature durante il riscaldamento pre-gara per vedere gli occhi di tigre del giovane bianconero. Un’impressione subito confermata dal campo, dove si è tradotta in due occasioni in due minuti, nelle battute iniziali: prima ha sbagliato l’ultimo tocco su un colpo di testa all’indietro di ronaldo, poi ha chiamato Sirigu a una grande respinta. Fino ad arrivare al gol che ha suggellato il grande inizio bianconero: è il 13′, Chiesa si incunea in area curvando le spalle in un’andatura che gli è caratteristica, va via di prepotenza anche a…Morata, tunnel a Sirigu e cuore verso gli spalti. per lui è l’ottavo gol in campionato, il dodicesimo con la Juve in tutte le competizioni, di cui 10 nel 2021.

Kulu: tanta potenzialità, poca anima

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Poi la Juve rallenta, ora passeggia ora si ritrova una ventata d’orgoglio, ma il meglio lo ha già dato, almeno a livello di collettivo. E qui esce fuori l’altra faccia della squadra, quella che ha in Kulusevski il suo simbolo: potenzialità enormi, ma poca anima e poca resa. Tanto che la Gazzetta lo indica come il peggiore in campo (voto 4). Dal rientro di Morata, e quindi anche nel derby, lo svedese ha trovato spazio da esterno del centrocampo. Ma per lui solo tanto girare a vuoto, lui che nella corsa ha una delle sue qualità precipue, nessun passaggio illuminante, nessun guizzo vincente nell’uno contro uno ma tanta confusione, nelle gambe e nella testa. E, in più, un errore macroscopico a pochi secondi dall’inizio del secondo tempo: retropassaggio-assist per Sanabria e vantaggio Toro. Con Pirlo che a fine match reciterà l’ormai solito rosario di problemi legati alla concentrazione, al movimento fra le linee, alla prevedibilità del gioco bianconero.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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