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C’è la data: quando (e perché) i 5S potrebbero lasciare il governo

Diversi deputati e senatori di maggioranza pensano alla pensione che scatta in autunno. Il rischio di non poterne usufruire funge da freno alle tentazioni di innescare una crisi di governo prima della fine di settembre: in molti non maturerebbero il diritto alla pensione e dunque, prima di attuare un pugno duro, i parlamentari rifletteranno tenendo in considerazione i loro portafogli. Nello specifico c’è una data da tenere bene in mente, entro cui è difficile immaginare uno strappo che porti alla fine anticipata della legislatura.

La data in rosso

Come scrive Libero, gli eletti in Parlamento hanno segnato in rosso sul calendario un giorno preciso: sabato 24 settembre. Perché si tratta di una data così importante? Assume un certo rilievo perché rappresenta il giro di boa per ottenere la pensione. Può essere considerato il D day della legislatura, visto che deputati e senatori al primo mandato maturano il diritto alla pensione dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno dall’inizio della legislatura.

Per questo motivo c’è da aspettarsi una forte resistenza contro lo scioglimento delle Camere prima del 24 settembre. Per Il Sole 24 Ore sono 427 (68%) i deputati neoletti e 234 (73%) i senatori al primo incarico: loro potrebbero avere un interesse (personale) a veder proseguire la legislatura oltre quella data.

Le voci maligne toccano in particolar modo il Movimento 5 Stelle, nato come anti-casta ma ora avvinghiato alle poltrone. “È un’immonda cavolata visto che se si sciolgono le Camere, a settembre (se quello è il problema) ci si arriva comunque“, è però la considerazione che Gianluca Castaldi fa a ilGiornale.it. Per il senatore grillino è “l’ennesimo argomento utilizzato solo e soltanto per far male al M5S“.

Non va dimenticato inoltre che anche il taglio dei parlamentari avrà un peso notevole: con il passaggio da 945 a 600 unità in molti rischiano di non approdare nuovamente in Aula. Arrivati al 24 settembre più di qualche parlamentare in carica alla prima legislatura potrà tirare un sospiro di sollievo, ma ci sarà comunque l’ombra di una mancata rielezione nel 2023.

Giallorossi a rischio

Il diritto alla pensione non è la sola questione che rallenta mosse avventate. In gioco c’è anche un fatto di alleanze, di sopravvivenza politica. Ed è un discorso che riguarda soprattutto il Movimento 5 Stelle, la cui alleanza con il Partito democratico potrebbe saltare per aria se si decidesse di passare all’opposizione. Sarebbe una mossa assai difficile da digerire per Enrico Letta, che potrebbe sbarrare la strada a Giuseppe Conte.

In Parlamento l’incidente è dietro l’angolo: Superbonus 110% in soffitta, stretta sul reddito di cittadinanza, termovalorizzatore a Roma, possibile nuovo invio di armi all’Ucraina. Gli ostacoli sono tanti e ci si può schiantare da un momento all’altro, anche involontariamente.

Al momento Conte riflette: attende l’incontro di lunedì con Mario Draghi, vuole capire se il M5S ha ancora forza nel governo e se ci sono margini per trattare. Draghi ha già messo le mani avanti: “Questo è l’ultimo governo di legislatura in cui sono premier“. E Conte sa benissimo che senza la sponda di Letta è destinato all’isolamento politico, a non avere forza per incidere il giorno dopo le elezioni.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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