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Castelvetrano dopo l’arresto di Messina Denaro: «Se lei fosse il figlio di Hitler non lo difenderebbe…

di Fabrizio Caccia

Silenzio dove anni fa comparvero murales per «u Siccu». Il cognato: lui, per noi, rimane un grande affetto

DAL NOSTRO INVIATO
CASTELVETRANO (TRAPANI)
«Se lei fosse il figlio di Hitler non lo difenderebbe comunque suo padre? Lo Stato è lo Stato, d’accordo, ma lui per noi rimane un grande affetto, noi due da piccoli giocavamo insieme…». Alle quattro del pomeriggio Vincenzo Panicola esce di fretta dalla casa di via Cadorna perquisita in mattinata dai Ros. Con lui ci sono i figli e uno dei ragazzi è la fotocopia perfetta dello zio Matteo da giovane, cappello in testa e gli occhiali scuri. Vincenzo Panicola è il marito di Patrizia Messina Denaro
, la sorella di «u Siccu» (di cui è stato trovato anche il covo).

Lei è tuttora in carcere perché accusata di essere l’anello di congiunzione tra le altre famiglie di Cosa nostra e suo fratello Matteo. Panicola si è già fatto 8 anni di prigione, ora è libero e dice di fare l’agricoltore, ma è sinceramente difficile credergli. Il figlio con lo zuccotto e gli occhiali scuri fa lo strafottente: «Anche Alessandra Mussolini difende sempre suo nonno, che volete da noi? Ma quali boss, il nostro frigo è vuoto, a Castelvetrano non c’è lavoro».

In piazza con gli altri c’è l’avvocato Franco Messina, presidente del comitato Orgoglio Castelvetranese con la maglietta «Non sono mafioso», che dà appuntamento a domani, sempre in questa piazza, per una manifestazione «con tutta la società civile». Il parroco sta pensando di organizzare «una preghiera per le vittime delle stragi e i magistrati, le forze dell’ordine, che in questi anni hanno perso la vita o l’hanno rischiata per combattere la mafia».

Anche per il sindaco, Enzo Alfano, del Movimento 5 Stelle, questo è un giorno bellissimo: «Mi sono svegliato pensando all’ennesima bufala, sono 30 anni che l’arresto di Messina Denaro veniva annunciato. Poi però mi ha chiamato mio genero che fa il poliziotto e mi ha detto: guarda che è vero!».

A Belvedere c’è chi non festeggia per niente e non ha alcuna voglia di fermarsi a parlare davanti alle telecamere, omertà e silenzio cupo anche alle Tre Fontane dove anni fa comparvero i murales dedicati a «u Siccu», a «Diabolik», ai mille nomi del mito del boss spietato e imprendibile, raffigurato con la bandana. Murales che oggi non esistono più, cancellati per sempre proprio come il suo nome dall’anagrafe comunale.

Elio Indelicato, direttore di Castelvetrano News, giornale online con molti contatti nel territorio, racconta che adesso in tanti qui sono preoccupati: «Un commerciante mi ha confessato di aver paura che da domani gli chiederanno il pizzo, adesso che Matteo Messina Denaro è stato arrestato e finirà la pax ordinata dal boss».

Paese di lavoratori, di contadini, dove si coltiva la Nocellara del Belice, l’oliva che dà un olio superlativo e lo stesso Matteo Messina Denaro, è emerso dalle indagini, portava in dono ai medici che l’avevano in cura. «Suo padre Francesco (don Ciccio, morto nel ‘98, ndr) aveva gli uliveti vicino a Partanna — racconta Vincenzo Catalano, contadino in pensione —. Ma poi glieli hanno sequestrati, non so se è continuata la produzione». Impossibile chiederlo a donna Lorenza Santangelo, la mamma di Matteo, moglie di don Ciccio, che sulla porta di casa, in via Alberto Mario numero 8, tiene inchiodata una targa: «Per mio marito». Lei e la figlia Rosalia ieri sono salite su un’auto dei carabinieri e nessuno le ha più viste.

Anche B
ice e Giovanna, le altre due sorelle, barricate in casa. Sono loro le vere donne di Matteo Messina Denaro, quelle che non l’hanno mai abbandonato. Nemmeno Franca Alagna, da cui ebbe Lorenza nel ‘95, risponde al citofono della sua casa sul corso. Le luci sono spente, niente aria di festa.

Una donna anziana si affaccia dalla finestra: «Qui non c’è nessuno e non scrivete di noi».

17 gennaio 2023 (modifica il 17 gennaio 2023 | 08:44)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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