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Case green, Mes, etichette del vino: i 3 dossier che dividono Italia e Ue

Dal 2030 le nuove case devono abbattere le emissioni del 40 per cento

Il pacchetto fa parte della politica ambientale “Fit for 55” che punta alla riduzione della Co2 del 55% entro il 2030, rispetto ai dati del 1990. Dal 2030 in poi i nuovi edifici privati devono iniziare a “mettersi in regola” con gli obiettivi ambientali nell’ambito del New Green Deal: che in pratica significa abbattere le emissioni nocive di cui sono responsabili per il 40 per cento. Concretamente significa che «gli edifici dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili, e non dovranno emettere in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili», ha spiegato Bruxelles illustrando la proposta di direttiva.

Primo voto Parlamento Ue su case green slitta a 9 febbraio

Fonti vicine al dossier hanno riferito che il voto alla commissione Industria, Ricerca ed Energia (Itre) dell’Europarlamento sulla nuova direttiva Ue per l’efficienza energetica degli edifici è stato rinviato al 9 febbraio. Gli eurodeputati avrebbero dovuto esprimersi il 24 gennaio, ma l’appuntamento è stato posticipato per consentire lo smaltimento degli oltre 1.500 emendamenti presentati alla proposta della Commissione europea.

Ue, puntiamo a direttiva su edifici green in 6 mesi

Nel corso della conferenza stampa con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il premier svedese Ulf Kristersson ha spiegato che «la nostra priorità è rendere l’Europa più verde. Ci sono diversi dossier legislativi che sono ora in fase di negoziati al trilogo e il nostro obiettivo è arrivare a un accordo durante la presidenza. Tra questi, la direttiva sull’energia rinnovabile e la direttiva sull’efficientamento energetico».

Mes, fonti Ue: prima di ratifica difficile correzione

Quanto invece al secondo dossier, a confermarne il peso è il fatto che, per spingere (e convincere) l’Italia a ratificare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), i suoi vertici (il nuovo direttore generale del Meccanismo, il lussemburghese Pierre Gramegna e il suo braccio destro italiano, il segretario generale Nicola Giammarioli) sono volati direttamente a Roma, per un faccia a faccia con la premier Giorgia Meloni. Ma al di là della ratifica formale, su cui si esprimerà il Parlamento, alla premier interessa ragionare sulla sostanza: bisogna «verificare possibili correttivi», insieme agli altri Stati, per rendere il Mes «uno strumento effettivamente capace di rispondere alle esigenze delle diverse economie». Dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e le nuove difficoltà economiche che sono seguite, lo strumento va insomma ripensato per adattarlo alla nuova situazione.

Verso nuovo round all’Eurogruppo

Lunedì 16 gennaio il tema potrebbe tornare di stretta attualità: è prevista una riunione dell’Eurogruppo, al quale parteciperà il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sul tavolo ci sarà proprio il Mes. E già, in vista del confronto, un funzionario europeo, rispetto all’ipotesi di correzione al Meccanismo europeo di stabilità, ha chiarito: «Non credo che questa discussione possa iniziare prima che sia completata la ratifica della precedente. Mi risulta che il nuovo Governo italiano inizierà ora il processo di ratifica e siamo ottimisti sul fatto che questo porterà a due risultati positivi in modo tempestivo».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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