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Buon compleanno Accademia dello Sport, da trent’anni una palestra sempre in forma

LIVORNO. Buon compleanno Accademia dello Sport. Il primo vagito trent’anni fa: primo aprile 1991, con il passaggio ufficiale, alla nuova e attuale proprietà, della “Livorno Sport Club”: allora santuario delle arti marziali. Da quel giorno lontano, nel tempo e nei ricordi, con passione, competenza e voglia di guardare avanti, l’inizio di un nuovo cammino che ha trasformato l’allora club in una vera e propria Accademia, nel senso più lato del termine, con impegno, innovazione e sperimentazione su due direttrici principali.

La prima avendo come riferimento oggettivo le persone, giovani e meno giovani, che si allenano, senza particolari velleità agonistiche e per puro divertimento, per migliorare la qualità della propria vita, dal punto di vista fisico e psicologico. Grazie a un’adeguata e regolare tonificazione muscolare, un’attenzione meticolosa al corretto equilibrio posturale e un particolare interesse al raggiungimento di una buona preparazione atletica. Tutte prerogative basilari per il miglioramento dell’umore e della fiducia in se stessi.

L’altro aspetto importante degli obiettivi primari dell’Accademia dello Sport, emersi nel corso di una lunga chiacchierata con lo storico presidente Damiano Bani, in questo quarto di secolo abbondante d’attività tra quelle mura di via Garibaldi, è stata l’ attenzione ad alcune discipline, agli aspetti prettamente agonistici, con l’obiettivo di far germogliare, crescere e affermare, tanti atleti, grazie a staff di eccellenti maestri e alla collaborazione con super campioni come Giulia Quintavalle e Aldo Montano. Con Aldone, tra l’altro, sta muovendo i primi passi un interessante progetto digitale innovativo. Ma facciamo un passo indietro. Tra quanti hanno mosso i primi passi o sono transitati in quelle sale ricordiamo: Girolamo Giovinazzo, Camilla Magnolfi, Alessio Magnelli, Alessandro Fasulo, Luca Tassi, Lenny Bottai e Donato e Domenico Salvemini. E rimanendo alla triste attualità i grandissimi maestri di pugilato: Franco Nenci e Gigi Tassi, che ci hanno lasciato a agosto 2020 e marzo 2021. Ma l’elenco è chilometrico. Per Bani, da un mesetto, anche la presidenza della ConfSport della provincia di Livorno. E a dicembre, per la sua Accademia dello Sport, da parte del Comitato olimpico nazionale, la stella di bronzo al merito sportivo. A dire cosa sia veramente l’Accademia dello Sport, oggi, o meglio, tenendo conto del coronavirus, più delle parole sono i numeri. A snocciolarli, il presidente: «Abbiamo tante sale attrezzate e insegniamo molte discipline sportive, con particolare riferimento a quelle olimpiche. Perché, da sempre, sogniamo e promuoviamo, il sogno olimpico sul territorio. A fare da corollario a quest’attività d’elite, in calendario c’è una moltitudine di corsi settimanali riservati a diverse centinaia dei nostri quasi tremila soci attivi. Persone di ogni ceto sociale, età, etnia e livello culturale che, giornalmente, entravano e si spera entreranno, nella nostra struttura per fare sport, soprattutto quando il Covid sarà un brutto ricordo. Sport e più in generale esercizio fisico –continua Bani– equivalente a un potente farmaco, privo di effetti collaterali. In grado di arricchire la qualità fisica e mentale di chi lo pratica. Un prodigio naturale, a largo spettro, con importanti risvolti sociali, che agisce in maniera benefica su cuore, ossa, muscoli, articolazioni. Insomma una vera e propria pozione magica, capace di far ringiovanire, di migliorare l’umore, arginare ansia e stress, accrescere la fiducia e l’autostima, grazie anche alla produzione di endorfine naturali».

Dal presidente Bani, poi un salto a ritroso nel tempo. A quel primo aprile del 1991, quando lui, allora diciottenne, da un giorno all’altro, insieme alla sorella Fulvia, si ritrovò, dietro la reception, come responsabili di questa casa dello sport. «Da parte della nostra famiglia –aggiunge Bani– fu un vero e proprio azzardo, tenendo conto della nostra giovane età. Io e mia sorella, fummo proiettati nel mondo degli adulti e ci trovammo di fronte ad una prospettiva molto dura da affrontare. Una sfida, impegnativa, zeppa d’incognite, ma affascinante che, non potevamo e non volevamo assolutamente sbagliare. A darmi la forza e l’entusiasmo, di guardare avanti con fiducia, anche la consapevolezza di essere proiettato e di poter andare a lavorare in un ambiente sportivo che sentivo già un po’familiare». La prima volta che Bani entrò nell’allora “Livorno Sport Club”, fu nel 1978, quando aveva cinque anni. «Quando mi affacciai alla sala Tatami “Dojo” –ricorda– mi trovai davanti un tappeto pieno di judoka che si stavano allenando. Rimasi come folgorato da quella magia. E in quel momento credo di aver scelto quale sarebbe stata la mia strada: il mio domani, col judo e più in generale le arti marziali, come sport di riferimento e scuola di vita. Ho imparato il senso vero del rispetto e la soddisfazione di conquistarlo Ricordo tutte le mie gare, dalla più importante alla più banale. Sul Tatami ho compreso che i miei avversari erano i miei compagni più preziosi, coloro che mi davano l’opportunità di crescere mettendo alla prova il mio percorso e per questo avevano il mio più grande rispetto». —

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Fonte: iltirreno.gelocal.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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