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Boris Johnson, una vita pubblica e privata costruita sulle bugie

L’ultimo scandalo, quello delle feste organizzate a Downing Street quando al resto del paese si chiedeva di restare confinato in casa, costerà molto caro a Boris Johnson. La sua popolarità è ai livelli più bassi, e questo incidente sarà difficile da perdonare: i giornali di Londra ricordano tutte le malefatte di cui il premier britannico è stato protagonista, e l’elenco è davvero impressionate.

La vita pubblica e privata di Johnson, ha sottolineato il “Daily Mail”, è stata disseminata di bugie: è stato licenziato quando era un giornalista, è stato allontanato dal suo stesso partito per avere mentito sulla sua relazione con la collega di “Spectator”, Petronella Wyatt, è stato cacciato di casa dalla moglie Marina che sospettava, giustamente, che avesse una storia con la sua attuale sposa, Carrie Symonds. Il numero di volte in cui è stato costretto a scusarsi è infinito, ma questa sarà l‘ultima. Il partito conservatore ha bisogno di un po’ di tempo per cercare un successore, ma alla fine abbandonerà Johnson al suo destino di incorreggibile e imprevedibile istrione.

Il caso di Petronella Wyatt

Nel 2004 Johnson aveva avuto una relazione con Petronella “Petsy” Wyatt, sua collega allo Spectator e figlia del defunto Lord Woodrow Wyatt. I tabloid ne parlavano molto, ma lui aveva sempre negato tutto, compreso il fatto che Petronella fosse stata costretta ad un aborto, circostanza confermata invece dalla madre di lei. Il leader dei Tory, Michael Howard, che lo aveva difeso credendo alle sue parole, andò su tutte le furie per essere stato ingannato e pretese da Johnson le dimissioni da ministro ombra per l’Arte. Johnson rifiutò, chiese di essere cacciato e fu accontentato. Si difese dicendo che non aveva mai parlato direttamente della vicenda con Howard, ma l’aveva smentita solo con i suoi collaboratori più stretti. Aveva dunque mentito a loro e ai giornali, ma non al leader del partito, che non aveva dunque ragioni per punirlo.

Ammissioni e smentite sulla cocaina

Nel 2019 Johnson divenne il leader dei Conservatori sconfiggendo anche Michael Gove, che era stato accusato di avere fatto uso di cocaina. In una intervista a GQ, anche Johnson ha ammesso di avere provato la droga all’università, ma di non avere riscontrato nessun effetto particolare. Un’altra volta disse di aver voluto provarla, ma di non esserci riuscito a causa di uno sternuto. Eletto premier, si è rifiutato di rispondere a domande sulla questione, dicendo che i problemi del Paese erano più importanti.

Amore e affari con Jennifer Arcuri

L’imprenditrice americana Jennifer Arcuri ha rivelato di avere avuto una storia di quattro anni con Johnson quando lui era sindaco di Londra ed era sposato con la sua prima moglie. Per ricompensare Arcuri del suo affetto, Johnson le avrebbe dato importanti consigli per le sue imprese tecnologiche, le avrebbe procurato lucrosi contratti e l’avrebbe portata con sé in numerosi viaggi ufficiali. Johnson non ha mai smentito i favoritismi, ma ha precisato di essersi sempre comportato “con onestà e integrità”.

Occhi neri e un osso rotto a un giornalista

Nel 1990 Johnson era corrispondente da Bruxelles del Daily Telegraph. Un giorno lo chiamò Darius Guppy, un vecchio amico dei tempi di Eton e Oxford. Guppy aveva organizzato con il suo socio in affari una finta rapina di gioielli nel loro appartamento in un hotel di New York per farsi rimborsare dall’assicurazione. Un giornalista di “News of The World”, Stuart Collier, aveva pubblicato la storia e Guppy aveva chiamato l’amico Boris per avere il recapito di Collier. La conversazione fu registrata. “Che cosa vuoi fargli?”, aveva chiesto Johnson. “Non gli romperò le braccia – aveva risposto Guppy – ma avrà sicuramente un paio di occhi neri e una costola incrinata, e si spaventerà”. Johnson disse di avere già contattato quattro persone per l’indirizzo di Collier, e concluse: “Ok, Darry, ho detto che lo farò e lo farò. Non preoccuparti”. Collier non subì alcuna aggressione e Johnson si difese dicendo che stava solo scherzando.

La relazione gay nel palazzo non ancora costruito

Nel 1987, dopo la laurea a Oxford, Johnson divenne praticante al Times. Gli affidarono un servizio sul palazzo di Edoardo II scoperto sulle rive del Tamigi. Per rendere più pepata la storia, farsi notare ed essere assunto, Johnson la condì inventandosi storie di sesso gay tra i reali, avvalorate dall’autorevole pare di Sir Colin Lucas un professore di Oxford. Lucas era anche padrino di Johnson, ed era un grande esperto di storia francese, non dell’Inghilterra medioevale.

Nell’articolo, l’illustre docente affermava che re Edoardo aveva avuto una relazione con il ragazzo Piers Gaveston nel palazzo. Ma l’edificio era stato costruito nel 1325 e Gaveston era stato decapitato 13 anni prima. Sir Colin fu coperto di ridicolo e gli fu negato un importante riconoscimento accademico. Johnson fu cacciato dal “Times”, e riconobbe di avere sbagliato nell’attribuire a Lucas un suo errore. Disse anche che di tutte le sciocchezze che aveva fatto questa era la peggiore. Ma era solo il 1987.

La promessa dei 350 milioni per la Brexit

Durante la campagna per la Brexit, Johnson disse più volte che votando “leave” la Gran Bretagna avrebbe potuto destinare al servizio sanitario i 350 milioni che dava ogni settimana all’Unione Europea. La cifra era falsa, come precisò persino l’ufficio nazionale di statistica, anche perché non teneva conto dei soldi che l’Unione Europea versava alla Gran Bretagna. Ma le smentite non impedirono a Johnson di ripetere lo slogan dall’autobus acquistato per la campagna, costato 400 mila sterline. L’autobus era prodotto in Germania e Polonia e, con la Brexit, sarebbe costato 56 mila sterline in più.

La carta da parati in cabio della Grande Esposizione

Alla moglie di Johnson, Carrie Symonds, non piaceva il modo con il quale la ex premier Theresa May aveva arredato il numero di 10 di Downing Street. Fu organizzata una grande ristrutturazione, basata su una nuova carta da parati dorata di gran pregio. A finanziare segretamente i lavori fu Lord Brownlow, il quale, si è scoperto pochi giorni fa, chiese in cambio un ruolo di rilievo nell’organizzazione di una nuova Grande Esposizione a Londra, che rivaleggiasse con quella organizzata nel 1851 da Alberto, il marito della regina Vittoria. In cambio della nuova tappezzeria, Johnson assicurò ripetutamente la sua adesione al progetto e la sua collaborazione a renderlo possibile. Quando gli scambi di messaggi in cui chiedeva più soldi a Lord Borwmlow sono stati resi noti, Johnson ha dovuto scusarsi con Lord Geidt, incaricato di indagare sulla ristrutturazione di Downing Street per non averglieli resi disponibili durante l’inchiesta.

L’alto tradimento alla regina Elisabetta

Nel 2019 Johnson convinse la regina Elisabetta a prorogare di cinque settimane il Parlamento, con lo scopo nascosto di eludere il controllo dei Comuni e dei Lord sulle leggi relative alla Brexit. La Corte Suprema del Regno Unito dichiarò poi incostituzionale la decisione della Sovrana, mettendola in una posizione di grave imbarazzo. Johnson andò a scusarsi personalmente con Elisabetta e non si sa che cosa lei gli abbia risposto: mentire al re è ancora considerato un reato di alto tradimento nel Regno Unito. Fino al XIX secolo i colpevoli venivano impiccati, affogati e poi squartati.

Il mistero sul numero dei figli

Johnson ha avuto dalla prima moglie Marina Wheeler, dalla quale si è separato nel 2018, quattro figli: Lara Lettice, Milo Arthur, Cassia Peaches and Theodore Apollo. Una quinta, Stephanie, l’ha avuta da Helen Macintyre, esperta d’arte, quando era sindaco di Londra. Altri due figli, Wilf e Romy, li ha avuti dall’attuale moglie Carrie Symonds. Prima della nascita di Romy, Johnson aveva confermato di avere sei figli, il che porta il totale a sette. Ma si sussurra che ne esista un ottavo e forse lo stesso Johnson ha perso il conto.

Le feste a Downing Street

Dopo avere imposto ai cittadini di stare chiusi in casa e di non andare al ristorante, il governo di Boris Johnson ha organizzato alcune feste negli uffici e nel giardino di Downing Street. Una mail ha rivelato che il segretario di Johnson, Martin Reynolds, ha invitato 100 collaboratori a un party nel giardino del numero 10 nel maggio scorso, quando tutte le feste erano considerate illegali. Nell’invito, il personale era incoraggiato a “portarsi da bere” e ad “approfittare del bel tempo”. Johnson e sua moglie hanno partecipato all’evento, del quale sono state diffuse alcune foto.

Max Hastings, reporter di guerra ed ex caporedattore di Johnson al “Telegraph”, aveva scritto nel 2012: “Se mai arriverà il giorno in cui Boris Johnson diventerà inquilino di Downing Street, sarò tra quelli che preparano le valigie per una nuova vita a Buenos Aires o simili, perché significherebbe che la Gran Bretagna ha abbandonato le sue ultime pretese di essere un paese serio”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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