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Bologna, investì il nipote di Prodi: capolista lascia


La bici del povero Matteo sul luogo dell'incidente a Bologna
La bici del povero Matteo sul luogo dell’incidente a Bologna

All’improvviso, il dolore. Come un fiume carsico, esonda su una Bologna assopita, su una campagna elettorale (quasi) rassegnata. Per oltre un anno e mezzo era stato un dolore silenzioso, attorcigliato allo stomaco, delle persone coinvolte e di tutta la comunità. Il dolore mai ostentato di una famiglia che aveva perso un ragazzino di 18 anni, Matteo Prodi, morto in un incidente stradale sui colli. Il dolore di Romano, l’ex premier e papà dell’Ulivo, di cui il giovane era pronipote. E il dolore altrettanto muto di Roberto Grandi, l’uomo alla guida dell’auto finita contro la bici del povero Matteo: all’epoca presidente dei musei comunali, poi capolista della civica del candidato del centrosinistra Matteo Lepore, il noto massmediologo era pronto al voto del 3-4 ottobre, ma anche all’udienza preliminare del 14, dov’è imputato per omicidio stradale. Ma il dolore si muove su traiettorie inattese e, ieri, imbocca la via del terremoto politico: un altro Prodi…

All’improvviso, il dolore. Come un fiume carsico, esonda su una Bologna assopita, su una campagna elettorale (quasi) rassegnata. Per oltre un anno e mezzo era stato un dolore silenzioso, attorcigliato allo stomaco, delle persone coinvolte e di tutta la comunità. Il dolore mai ostentato di una famiglia che aveva perso un ragazzino di 18 anni, Matteo Prodi, morto in un incidente stradale sui colli. Il dolore di Romano, l’ex premier e papà dell’Ulivo, di cui il giovane era pronipote. E il dolore altrettanto muto di Roberto Grandi, l’uomo alla guida dell’auto finita contro la bici del povero Matteo: all’epoca presidente dei musei comunali, poi capolista della civica del candidato del centrosinistra Matteo Lepore, il noto massmediologo era pronto al voto del 3-4 ottobre, ma anche all’udienza preliminare del 14, dov’è imputato per omicidio stradale. Ma il dolore si muove su traiettorie inattese e, ieri, imbocca la via del terremoto politico: un altro Prodi (Lorenzo, cugino della vittima) definisce “inopportuna e fuori luogo” la candidatura di Grandi, una candidatura “che mi ha fatto soffrire”; e il prof si ritira.

La notizia data dal fascicolo bolognese del Resto del Carlino deflagra, di prima mattina, sulle bacheche Facebook e in tutti i media. Lorenzo Prodi spiega che “la mia famiglia ha scelto la strada del silenzio, che capisco e comprendo, ma io sento la necessità dentro anche di rendere pubblico il tutto”. È giovane Lorenzo, e definisce il momento “di grande confusione e dolore”, ma solo di una cosa si dice certo: “Non voglio essere rappresentato da persone così”. Un siluro. Il riferimento, oltre a Grandi, è a Lepore. Ed è ovvio che le dichiarazioni siano un tuono, visto che Lepore è stato sostenuto (anche alle primarie del centrosinistra) da Romano Prodi. E adesso un altro Prodi (Lorenzo) fa riaffiorare il dolore. E, con esso, la rabbia: “Quando ho visto la candidatura di Grandi ho sofferto – aggiunge –, ma anche pensato che sarebbe uscito fuori raccontando quell’episodio e proponendo magari qualcosa di concreto dal punto di vista della sicurezza stradale, che potesse proporsi come riscatto personale. Invece no, non una parola”. E poi altre critiche, a Lepore, al Pd, ad altre frasi di Grandi: è uno sfogo, Lorenzo deve “battere un colpo, urlare dove posso”.

Passano poche ore e Roberto Grandi affida a una nota il suo pensiero: “Le parole di Lorenzo Prodi mi inducono a venire meno a un imperativo morale che mi sono dato dal giorno del tragico incidente. Custodire la ferita aperta nello spazio intimo e privato della mia vita e non fare alcuna dichiarazione che avrebbe ferito la famiglia di Matteo. Lo sanno le tante persone che da quei giorni terribili mi sono vicine. Mi sono poi forzato di mantenere nello spazio pubblico quell’impegno verso le istituzioni e la società che ha connotato tutta la mia vita”. Ma ieri, a oltre un mese dall’annuncio della candidatura, e a una decina di giorni dalla data delle elezioni, “questa scelta è ritenuta inopportuna da Lorenzo Prodi. Prendo atto di queste affermazioni. Per mantenere il clima civile e responsabile della campagna elettorale e per non distrarre il dibattito dai temi sul futuro di Bologna, nel rispetto del dolore della famiglia di Matteo Prodi e ipotizzando che anche per loro la mia eventuale presenza in Consiglio comunale sia inopportuna, mi faccio da parte”.

Sulla scheda (le liste sono ormai state depositate) resterà il nome di Grandi, ma il prof ha chiuso e, nel caso, rinuncerà all’elezione. Per Matteo Lepore, che nei sondaggi si attesta tra il 55 e il 60% al primo turno, è la prima vera grana dopo l’eliminazione dei “ribelli“ dalla lista Pd. “Roberto Grandi è una persona di indiscusso valore e ha sempre dimostrato un grande spirito di servizio e attaccamento alla città. Da ultimo, proprio accettando di candidarsi come consigliere comunale, rinunciando al prestigioso incarico alla guida dei musei – dice Lepore, sottolineando come non ci fossero ostacoli giuridici alla candidatura di Grandi –. Vorrei ringraziare Roberto per la sua sensibilità e la scelta di fare un passo indietro per rispetto di questo dolore. Chi lo conosce sa quanto questa vicenda tragica abbia cambiato anche la sua vita”.

Romano Prodi preferisce non commentare questo episodio così doloroso. I commenti invece dividono il web, con tante voci a difesa di Grandi, ma anche molti critici soprattutto nei confronti di chi aveva scelto di candidarlo. In via degli Scalini, all’angolo con via di Barbiano, sui colli cantati da Lucio Dalla e Cesare Cremonini, resta una bicicletta bianca, un rottame fantasma appeso a un cartello stradale, a ricordare quella tragedia e il volto di Matteo. Sabato un pellegrinaggio fino al santuario di San Luca lo ricorderà. Famiglia e amici, dall’Arco Meloncello fin verso il cielo. Un altro, diverso, terribile giorno di dolore.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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