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Boccia: università e imprese, motori per la crescita

Boccia: università e imprese, motori per la crescita
Il presidente della Luiss, Vincenzo Boccia

Le università sono luoghi di futuro e in questa fase, nella quale navigare nella complessità sarà sempre più necessario, diventano una sorta di fari. Sparpagliati, ma cruciali per tenere la rotta. «Penso che lo sviluppo dei saperi e lo sviluppo dell’impresa siano complementari. Anzi. Per fare grande l’impresa e per far crescere un Paese e i suoi ceti responsabili, l’università è un luogo decisivo. Forse l’unico in grado di riattivare l’ascensore sociale. Di formare i giovani in modo inclusivo. Si parla molto di loro, ma si fa poco. Per noi è centrale realizzare un grande progetto di formazione, che diventi parte di un progetto Paese».

Vincenzo Boccia, da circa un anno è presidente della Luiss, l’università voluta da Guido Carli, che ora conta oltre 10 mila iscritti con un tasso di occupazione dei suoi laureati in Economia che sfiora il 98%. «E che, con la svolta digitale, punta ad aprirsi a nuovi percorsi formativi. La grande lezione di questo lockdown è stata la nostra capacità di reazione: in 24 ore le classi sono diventate virtuali, 75 milioni di connessioni, 745 lauree discusse, fino a 2.150 esami in un giorno e più di 17 mila ore di lezioni online. Questa esperienza (che il nostro partner tecnologico Cisco considera una case history mondiale) ci dice che possiamo allargare l’utilizzo della didattica digitale a ragazzi di altri Paesi. Si aprirebbe una nuova diplomazia economica con la formazione al centro. L’Italia potrebbe gestire questo soft power e giocare un ruolo di primo piano nella education di alto livello. Pensiamo ai Paesi del Mediterraneo, all’est Europa. Ma non solo».

L’università diventa un cantiere di costruzione della classe dirigente e l’occasione per ridurre le disuguaglianze, attraverso il merito…

«Vede, me lo lasci dire, l’Università è un luogo magico. Ho fatto tanti discorsi da presidente di Confindustria, ma quello dell’anno accademico è un’altra cosa. Vedere la passione, la curiosità negli occhi dei giovani è incredibile. Noi abbiamo la responsabilità di restituire loro possibilità e opportunità, ecco il senso dei saperi, il loro fine. Spesso l’eccellenza del nostro Paese, all’estero, viene associata alle 4F del Made in Italy: food, fashion, furniture e Ferrari. Dovremo aggiungerne stabilmente una quinta: la F di Formazione. Noi della Luiss ne siamo convinti e pensiamo che possa essere un progetto aperto, nel quale tutte le Università italiane possano essere coinvolte. Attirare giovani da tutto il mondo che sono il vero capitale del futuro. Bisognerebbe rileggere ogni tanto l’articolo 1 della Costituzione: la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. E le competenze sono il cuore del lavoro ed hanno bisogno di idee, talento e tanta formazione».

Eppure, l’Italia spende ancora poco, meno degli altri Paese Ue…

«L’Università deve diventare un progetto strategico, è una leva che consente di distinguere l’approccio di breve dalla visione di lungo periodo. Come ci ha più volte ricordato il Presidente Mattarella, sogni e speranze non vanno confinati alla stagione dell’infanzia. Bisogna eliminare l’ansietà, come raccomandava Mario Draghi. E costruire un sistema inclusivo. Le do un numero: quest’anno assegneremo oltre mille Borse di studio a giovani meritevoli in condizioni economiche particolari. Se noi non vogliamo immaginare un paese fatto di caste, questa è la strada, creare un processo che non deve essere selettivo ed elitario ma inclusivo, dove il patrimonio delle singole università diventa alla portata di tutti».

Mettiamola così: esiste il super ammortamento per l’industria 4.0, un ecobonus al 110% per chi mette i pannelli fotovoltaici e cambia la caldaia ma non per chi investe sui giovani….

«La nostra proposta è questa: un credito d’imposta per le aziende che decidano di adottare i giovani studenti»

Come accade in altri settori…

«Più o meno. Occorre consentire alle aziende di investire sui giovani anche se poi quei giovani non dovessero lavorare nell’impresa che ha finanziato il progetto. Le faccio un esempio: un’azienda potrebbe avere interesse a sostenere gli allievi della nostra School of Government, per formare grand commis in grado di sburocratizzare la macchina amministrativa, agevolare la crescita e non ostacolarla. Ecco, immaginiamo un progetto inclusivo che coinvolga gli atenei pubblici e privati. Un progetto competitivo all’interno di un grande progetto Paese. Pensi solo se riuscissimo a moltiplicare le borse di studio»

«La leva fiscale resta molto importante per accelerare i cambiamenti e, utilizzarla nella formazione, sarebbe decisivo anche per alimentare una sana concorrenza tra le Università. Fare sistema per diffondere l’italianità nel mondo. Non vedo altro modo per ridurre i divari. Il resto è demagogia. Come Luiss vogliamo essere parte di un racconto del Paese, senza nessuna voglia di esclusività. Però bisogna farlo. E i ministri Di Maio e Manfredi hanno già mostrato grande sensibilità su questo tema. Bene ha poi fatto il presidente Bonomi ad elevare la responsabilità sociale di impresa, dedicandole una vice presidenza a dimostrazione della strategicità di questo tema per il futuro della industria italiana».

Però il punto è sempre lo stesso, formazione che talvolta non è vicina alle imprese.

«Si sono fatti molti passi avanti. Formare chi è dentro le fabbriche e chi si prepara a entrarci, con i nuovi saperi digitali e la nuova creatività che trova nella nostra Business School un polo di eccellenza. La sostenibilità economica, ambientale e sociale passa anche da questo. Si potrebbe pensare ad un credito d’imposta sperimentale. Per le imprese significherebbe ragionare su un loro ruolo sociale, non solo per formare i suoi quadri interni. Sarebbe una grande rivoluzione. Non cerco un talento per la mia azienda, ma ne adotto 10 che potrebbero essere a disposizione del mercato del lavoro e del Paese. Serve una nuova passione di cittadinanza perché da soli possiamo fare tanto, ma da soli non ce la faremo. Quando guardo i ragazzi nei corridoi dell’Università vedo la forza che ci trasmettono. E che non dobbiamo tradire».

La considera una grande priorità per l’Italia?

«Si, è una priorità del Paese. Ancora di più in questa fase. Dopo la guerra c’erano solo macerie, se avesse vinto l’istinto di constatazione non sarebbe nata l’Italia che siamo, invece ci fu visione e siamo diventati la seconda manifattura d’Europa. Ecco, serve quello spirito. E’ ciò che abbiamo provato a fare in Luiss in queste settimane di lockdown, grazie al grande lavoro del nostro corpo docente e di tutto lo staff. Siamo stati pronti ma anche un po’ visionari. E grazie al digitale abbiamo ripensato la didattica e i modelli di apprendimento. Ora, riapriremo le nostre sedi agli studenti».

Scuole e fabbriche, però non sempre vanno d’accordo…

«Un presidente di Confindustria, negli anni ‘50, Angelo Costa e il segretario della Cgil di allora, Giuseppe Di Vittorio coniarono insieme questa frase: prima le fabbriche, poi le case. Oggi, nell’era digitale ed in questa fase di crescita difficile, potremmo dire: prima le scuole. È un doveroso investimento sul futuro. La vera urgenza del Paese».

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Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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