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Blitz nel regno di Messina Denaro: 35 arresti e oltre 70 indagati

Le sirene delle gazzelle dei carabinieri svegliano una grossa fetta della provincia di Trapani dove Cosa Nostra continua a dettare legge. In un blitz dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, finiscono in carcere 35 persone tra Mazara del Vallo, Marsala e Campobello di Mazara.

È il regno di Matteo Messina Denaro che, così dicono alcuni indagati intercettati, avrebbe inviato le direttive per decidere i nomi da piazzare al vertice delle famiglie. In qualche modo riesce ancora a fare giungere, quando serve, le sue comunicazioni.

L’uomo forte dell’intera zona sarebbe divenuto Francesco Luppino, personaggio chiave dell’inchiesta, amico fedele del latitante, tornato libero dopo avere scontato una condanna. I militari stanno eseguendo decine di perquisizioni alla ricerca di tracce del latitante. Complessivamente gli indagati sono 70.

Di Luppino si parla da oltre un decennio. A partire dalla stagione della rifondazione di Cosa Nostra tentata dai boss palermitani prima scattasse l’operazione “Perseo” del 2008.

Benedetto Capizzi, boss ergastolano di Villagrazia-Santa Maria del Gesù, allora ai domiciliari nella sua villa per motivi di salute, voleva convocare di nuovo la cupola. Sapeva che senza la “benedizione” di Messina Denaro il suo progetto non avrebbe avuto l’autorevolezza necessaria. C’era un gruppo i dissidenti, capitanato da Gaetano Lo Presti, boss di Porta Nuova, poi morto suicida in carcere.

Il gancio di Scaduto sarebbe stato Luppino. Tramite lui si arrivò a conoscere il parere del latitante che, dopo un inziale appoggio, avrebbe fatto sapere che Totò Riina non poteva essere spodestato.

“… mentre ero là… mi escono pizzini pure, incontri che hanno fatto con Trapani… biglietti che ci sono arrivati da Trapani… – raccontava Scaduto – i pizzini li ho visti pure io… li ho letti io… ho riconosciuto la calligrafia dei pizzini che arrivano a me… la stessa calligrafia… che ci dice: ‘noi non conosciamo a nessuno., noi siamo fermi per come siamo stati’, dice ‘siamo in rapporti con tutti… chi ha bisogno siamo a disposizione… per altre cose non riconosciamo a nessuno…”.

Messina Denaro in quel periodo aveva avviato un canale di comunicazione con i Biondino di San Lorenzo. “Io ci tengo”, fece sapere il boss trapanese riferendosi alla guida mafiosa del Biondino subentrati a Salvatore Lo Piccolo, arrestato il 5 novembre 2007 assieme al figlio Sandro in un villino a Giardinello.

Quel giorno Luppino era atteso dai Lo Piccolo per un incontro. Si accorse dei movimenti dei poliziotti e fece marcia indietro a bordo di una Fiat Panda. Ad accompagnarlo c’era Ferdinando Freddy Gallina, ergastolano di Carini, estradato dagli Stati Uniti. Qualcuno ipotizza che c’era una terza persona a bordo dell’utilitaria. Che addirittura si trattasse di Messina Denaro. L’auto fu pedinata fino a Campobello di Mazara. Resta il giallo che ricostruiamo in un altro articolo.

Ancora oggi i mafiosi palermitani quando si riferiscono al gruppo che fa capo a Luppino usano la frase “quelli che appartengono a Messina Denaro”.

La nuova inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido, svela il potere mafioso che si basa su estorsioni (tra cui quelle subite dai titolati di una casa vinicola e alcuni alberghi), controllo degli appalti, traffico di droga, gioco d’azzardo. I boss gestiscono in maniera monopolitisca la sicurezza nei locali notturni e il recupero crediti.

Al blitz partecipano i carabinieri dei comandi provinciali di Palermo e Catania, i cacciatori di Sicilia, il gruppo elicotteristi e del Reggimento Sicilia.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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