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Bimbo morì nell’ascensore, condannato ex tecnico Atac: non aveva competenza necessaria

In un silenzio composto, le mani raccolte dietro la schiena, lo sguardo rivolto verso il basso. Così Flavio Mezzanotte, 38 anni, ex tecnico Atac, ha ascoltato la sentenza a due anni di reclusione a cui è stato condannato per aver provocato la morte di Marco, 5 anni, nato a Latina, nel tentativo di soccorrerlo essendo rimasto il bambino, insieme alla madre, intrappolato nell’ascensore guasto della metro Furio Camillo. Secondo la Procura, l’imputato avrebbe agito senza avere la competenza necessaria ad approntare quel tipo di intervento. E infatti sei anni fa l’iniziativa si è tramutata nella tragedia avvenuta sotto gli occhi della mamma, che senza poter fare nulla ha visto Marco precipitare nella tromba dell’ascensore dall’altezza di dieci metri. Il reato contestato all’ex tecnico: omicidio colposo. L’Atac è stata condannata a pagare una provvisionale di 440 mila euro.

Assente ieri la mamma di Marco, Francesca Giudice, che ha preferito aspettare la sentenza a casa. In aula, interrogata dal giudice lo scorso novembre, non aveva espresso né rancore né odio verso l’imputato, limitandosi a ripercorrere con grande sofferenza quegli attimi terribili. Anche Mezzanotte nel corso del processo ha reso la sua testimonianza, dicendo che quanto successo quel tragico giorno «lo ha segnato nella psiche». «Il mio assistito ha agito convinto di fare del bene», sottolinea l’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore dell’imputato.


La sentenza è stata pronunciata a distanza di sei anni esatti dalla tragedia. Marco è precipitato nel vuoto il 9 luglio del 2015. Una giornata tra le più calde di quell’estate. Sono le 17 quando la mamma e Marco, seduto in carrozzina, prendono l’ascensore. Pochi istanti dopo la partenza, rimangono bloccati. All’area aperta il termometro segna all’incirca 40 gradi. Dentro la cabina, come ha ricordato la madre in aula, non si respira. La luce nell’abitacolo salta subito. La signora Giudice allora fa scattare l’allarme. I minuti passano, ma nessuno la cerca. Dopo mezz’ora, finalmente, si mette in contatto attraverso l’interfono con Mezzanotte. L’imputato, allontanato da Atac dopo il dramma, decide di agire. Sale su un montacarichi e si affianca all’ascensore bloccato, da dove svita un pannello per far circolare l’aria. Ed è questa la decisione fatale perché, secondo l’accusa, provoca la tragedia. Marco vede una fessura aprirsi, crede che la libertà sia a un passo, salta giù dal passeggino e si lancia verso il montacarichi. Che però è troppo distante dall’ascensore: il piccolo precipita nel vuoto. Secondo la Procura, Mezzanotte avrebbe dovuto aspettare l’arrivo dei vigili del fuoco e della ditta addetta alla manutenzione. «Ho agito perché nessuno mi ha bloccato e tardavano i soccorsi», si è giustificato Mezzanotte in aula.

10 luglio 2021 | 07:25

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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