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Beppe Sala ha vinto le Elezioni Comunali 2021: riconfermato sindaco di Milano

«Saranno i cinque anni più difficili della storia più recente di Milano. Dobbiamo uscire dalla pandemia, mettere a terra i fondi del Pnrr e prepararci alle Olimpiadi. La mia promessa: sarò il sindaco di tutti e troverò le formule per far partecipare tutti alla politica della città. Questo è il vero segreto per uscire bene dal momento difficile e sfruttare questa occasione». Giuseppe Sala, 63 anni, ex manager Expo, sindaco di Milano dal 2016 a oggi, è nel quartier generale del comitato elettorale all’Isola. Bar Frida. Si brinda. Sala sarà sindaco per altri cinque anni. Ma l’ora dell’happy hour è anche quella della chiarezza. Prima stoccata agli avversari: «La politica non ha più bisogno di toni alti». Un messaggio al centrosinistra: niente paura, «la destra sembra forte finché non la guardi da vicino». L’analisi della vittoria secca contro Bernardo chiude il ragionamento: «Il centrosinistra non aveva mai vinto al primo turno a Milano. È un fatto estremamente importante». Non Pisapia nel 2011, quando l’arcobaleno spuntò sul Duomo e chiuse la lunga stagione Formentini-Albertini-Albertini bis-Moratti. Non lo stesso Sala nel 2016, dopo il trionfo di Expo. Una pagina a suo modo storica.

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Il nodo affluenza

«Punto primo: sì è vero, c’è stato astensionismo». Ha votato il 47 per cento dei milanesi: il picco negativo nella storia elettorale «moderna» della città. Sala: «Chi fa politica non può che sperare che vada a votare più gente». Ma c’è un ma, eccolo: «Se questi numeri sono confermati, rispetto al primo turno del 2016 ho preso 40-50 mila voti in più. Non si è astenuto chi crede in me e in un’idea di città italiana ed europea che porta avanti un disegno preciso. In queste strane elezioni con tante liste — e su questo nei giorni che verranno bisognerà aprire una riflessione — è un dato che conta». Poi i ringraziamenti: ai 1.150 candidati, alla giunta, ai volontari… «Dietro il mio volto c’è il lavoro di tutti. Il mio merito è inferiore a quello delle tante persone che hanno lavorato con me».

La lezione politica

I modi. E ls sostanza. La forma è contenuto. È stata una campagna particolare. «Non ho mai alzato i toni, non sono caduto nella polemica, nell’insulto. Mai fatto comizi. Siamo andati dai cittadini perché ritenevamo che fosse meglio così, che i milanesi meritassero un atteggiamento diverso. E mi chiedo…». Domanda retorica. «Mi chiedo se la politica potrà continuare a essere come quella dei miei competitori. “Lo mandiamo a casa!”. “Il Maalox è pronto!”. “Stravinceremo!”. Ma veramente noi pensiamo che la politica del futuro abbia ancora bisogno di nutrire così il dibattito? Io penso di no».

La partita di Milano

«Senza aver la pretesa di dare lezioni…». Il voto di Milano non si ferma né ai Bastioni né ai confini dell’Area B. Sala: «C’è una questione politica in tutta Italia. Il centrosinistra non aveva mai vinto al primo turno a Milano. La destra è forte finché non la guardi da vicino. E allora scopri le sue debolezze». Qualcuno, nel centrodestra, punta già il dito sulla scelta del candidato (Maurizio Lupi ha parlato di metodo «X Factor»). Riecco Sala: «La corsa a scaricare i candidati è totalmente sbagliata. Sono stati scelti da qualcuno, no? Questo è un giochino poco milanese. Io penso che Salvini sia il responsabile principale del risultato del centrodestra. Da quello che abbiamo capito alla fine ha gestito lui il processo di scelta».

Chi è Beppe Sala — Il ritratto

«Ce la farò». Se c’è un esergo da porre sul frontespizio della biografia di Beppe Sala è questa frase pronunciata al termine di una delle giornate più lunghe e difficili della sua carriera. A undici mesi dall’apertura di Expo viene convocato con un sms dall’allora premier Matteo Renzi. Causa pressing dell’opinione pubblica e le inchieste che avevano coinvolto alcuni suoi manager, il premier ha già pronto il sostituto di Sala: Montezemolo. Renzi nel corso del lungo colloquio cambia idea. Sala resta alla guida di Expo. E, come riporta nel suo libro Milano e il secolo delle città, c’è una frase che gli rimbomba in testa: «Ce la farò». I fatti gli hanno dato ragione.

È caparbio l’uomo che si presenta nuovamente ai milanesi per guidare la città. Caparbio, determinato e razionale fino a sfiorare la pignoleria. Caratteristiche sempre piaciute ai milanesi. Un po’ meno ai suoi collaboratori perché la stessa determinazione la pretende dagli altri, salvo poi difendere la sua squadra fino all’estremo. Poi c’è l’altro Sala. Quello che devia dal percorso, che scarta, che si butta senza rete. È uno dei fili rossi dei suoi 63 anni. La sua vita è costellata da cambi in corsa. Manager di lungo corso prima a Pirelli e poi a Telecom lascia il privato. È in barca a vela, impegnato in una traversata dell’Oceano a riprendere in mano la vita che un tumore gli aveva reso così precaria, quando arriva la telefonata di Bruno Ermolli: «Ti devo presentare Letizia Moratti che sta cercando il direttore generale del Comune». È il grande salto nel pubblico.

Il resto è cronaca, ma il modus operandi non cambia. Il 7 dicembre, giorno del patrono di Milano, convoca improvvisamente alle 8 il suo portavoce Stefano Gallizzi. Comunicazione stringata: «Passa da me che devo fare un video». È il video con cui annuncia a sorpresa la sua ricandidatura. Nessuno ne sapeva niente, non i big di partito, non i suoi collaboratori. Unica eccezione, la sua compagna Chiara Bazoli. «La penultima parola è stata con lei — sintetizza chi lo conosce bene — l’ultima è stata la sua».

Di lui, gli amici pratici di zodiaco dicono che è un Gemelli fatto e finito. Anzi, all’ennesima potenza. «In Beppe convivono una buona dose di razionalità e di rigore che possono sfociare nella pignoleria e una vena di follia e di curiosità che lo spingono a scelte improvvise». A volte i due aspetti, rigore e follia, si saldano con un risvolto comico degno del miglior milanese imbruttito. Come nel rito della colazione. L’uomo mangia sempre le stesse cose: frutta, caffè e pane e olio. Tutto deve essere rigorosamente preparato fin dalla sera prima. Ogni cosa al suo posto. La moka, la bottiglia d’acqua gasata fredda e soprattutto la michetta. Guai se manca dalla tavola. Questo lo porta a fare incetta di michette ovunque si trovi e di riversarle nel congelatore, stile moglie di Fantozzi.

Battute e aneddoti a parte, Sala ha fatto della «discontinuità» un manifesto politico sottraendola così a quella componente di irrazionalità che ogni scarto comporta. Lo ha fatto prendendo le distanze, non senza creare polemiche dal suo predecessore, Giuliano Pisapia. «Io non sono Pisapia», ha detto alla coalizione che lo sosteneva. Lo ha ripetuto poco prima di ricandidarsi, rendendo ancora più paradossale il concetto: «Se mi ricandido, lo faccio in discontinuità con me stesso».

E lo ha messo in pratica indotto dalla brutalità dei fatti perché c’è una Milano prima e dopo la pandemia, e le due leve che avevano funzionato fino a febbraio 2021 non erano più in grado di sorreggersi a vicenda. Crollato il pilastro dell’internazionalizzazione causa Covid anche l’altra leva, quella della solidarietà, in carenza d’ossigeno, andava ripensata. Sala fa anche mea culpa. Riconosce gli errori sulla Milano che non si ferma e battezza le nuove parole d’ordine: equità sociale, perché anche nella ricca capitale del Nord le disuguaglianze crescono e si sono accentuate ancora di più con la pandemia, transizione ambientale, che dovrà rappresentare il sottofondo e la cifra di ogni scelta. Tutto da calare concretamente nei quartieri, per costruire la «città a 15 minuti».

Elezioni Comunali Milano 2021, il vademecum

Alle spalle cinque anni tra successi e qualche delusione. Il capolavoro dell’Olimpiade invernale Milano-Cortina, nata da un azzardo trasversale con il governatore veneto Luca Zaia e largamente osteggiata dal governo gialloverde. Il sorteggio beffa che ha consegnato Ema ad Amsterdam grazie anche alle disattenzioni del governo Gentiloni. La lunga virata verso una mobilità più sostenibile accelerata dall’arrivo del Covid. L’ossessione per le case popolari che ancora deve trovare la strada maestra. Le battaglie per allargare i diritti civili, le marce contro il razzismo. Questo è il bagaglio che Sala ha portato al voto del 3 e 4 ottobre. È stato sufficiente per la riconferma. Già al primo turno. I milanesi hanno dato il voto anche a chi fa colazione con pane e olio.

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4 ottobre 2021 | 18:56

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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