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Bebe Vio: «Lo sport sempre più per tutti»

Bebe Vio è un fiume in piena. Sempre. Di persona. Su Zoom. Al telefono. In qualunque modo si entri in contatto con lei, si viene travolti dall’entusiasmo per lo sport, per i progetti, per la vita e dall’ottimismo che accompagna la presentazione della Bebe Vio Academy insieme a Nike, la prima accademia italiana a favore dello sport inclusivo con l’obbiettivo di coinvolgere alla pratica dello sport ragazzi con disabilità fisiche e ragazzi normodotati, perché «lo sport è per tutti».

«Abbiamo la fortuna di vivere in una nazione», spiega, «che a livello paralimpico è bene organizzata.

Ci sono 19 federazioni, se non di più, che includono una parte olimpica e una paralimpica senza divisione. I primi siamo stati noi della scherma. Lo sport in Italia è molto più inclusivo che in altri paesi. Siamo fortissimi, ma vogliamo fare ancora di più a partire dai ragazzi». L’organizzazione della Bebe Vio Academy è affidata ad art4sport Onlus, l’associazione nata per volontà della campionessa mondiale e dei suoi familiari per promuovere lo sport come strumento di integrazione sociale e di realizzazione personale.

L’Italia ha già fatto passi avanti e Bebe Vio lo racconta con un esempio che non è sportivo. «A Trastevere, pochi giorni fa, una ragazza olandese mi ha detto che qui le fanno i complimenti per la sua protesi con i brillantini. In altri paesi non è lo stesso». L’Academy vuole aumentare l’integrazione che già c’è con bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni: «una generazione di “piccoli mostri” che spacchino il mondo attraverso lo sport».

Non saranno solo disabili, ma anche normodotati che proveranno lo sport paralimpico. La Bebe Vio Academy si occuperà di ogni tipo di disabilità fisica. «Tutti possono e devono provare tutto», aggiunge la campionessa paralimpica, «perché non sempre hai la fortuna di innamorarti subito dello sport della tua vita». Gli sport sono: sitting volley, scherma e basket in carrozzina, calcio amputati e atletica.

«Siamo molto gasati perché sappiamo che tanto si può ottenere attraverso lo sport dal punto di vista dell’inclusione», spiega Bebe Vio. Nella Academy ci saranno sport e istruzione insieme. «Gli studenti dell’Università Cattolica verranno a fare da noi i loro crediti formativi. Sarà la base di un percorso formativo e lavorativo per futuri allenatori, insegnanti, fisioterapisti. È la figata del lavoro insieme e insieme migliorarsi».

L’Academy parte a Milano con due palestre da settembre: Bicocca e Centro Sportivo Iseo. Entrambe sono già attrezzate per i disabili. Il progetto andrà avanti tre anni in città e la speranza è di arrivare in altre città. Un’altra è la certezza. «Vogliamo lasciare qualcosa a Milano dove non esiste una società di calcio amputati o una di basket in carrozzina. Un miglioramento a livello architettonico, culturale, ma anche la creazione di società, gruppi, insegnanti preparati e attrezzati».

Non serve solo per lo sport, ma per migliorare la vita dei disabili. «Gli allenatori saranno giovani e insegneranno cose che servono tutti i giorni. Io sono fortunata, l’amputazione è una disabilità facile. Le vere difficoltà stanno nelle carrozzine, nelle paraplegie. La palestra non è solo fare gli addominali per andare a vincere una gara, ma migliorare i passaggi dalla carrozzina alla macchina, spostarsi in bagno. Lo sport migliora la percezione del tuo corpo, l’autostima, la capacità di aiutare gli altri. Alla mia prima Olimpiade pensavo di andare a vedere disabili che facevano sport, invece a Londra ho visto atleti che facevano sport».

La Bebe Vio Academy invita i ragazzi a fare sport, ma si aspetta che questi ragazzi diventino fonte di ispirazione per tutti. E Bebe Vio andrà in palestra a fare da ispirazione? «Ma certo, ti pare che guardo gli altri che si allenano? Tanti atleti olimpici e paralimpici, grazie al contributo di Nike, verranno in palestra ad allenarsi con i ragazzi, a giocare e a divertirsi».

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Fonte: vanityfair.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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