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Battaglia sul coprifuoco

OLIVIER HOSLET via Getty Images

“A me sembrano tutti impazziti”. È uno degli specialisti che affiancano il Governo nelle decisioni pesanti da prendere in queste ore a dare il polso della situazione. La curva del contagio sale, i nuovi positivi superano un’importante soglia psicologica, quota 10 mila, il dpcm varato appena lunedì sembra preistoria, e per tutto il giorno l’esecutivo si dibatte e si contorce, incapace di decidere anche solo se riunirsi in giornata per capire il da farsi o meno.

È Dario Franceschini che al mattino rompe gli indugi e chiede a Giuseppe Conte un vertice d’emergenza. Un atto politicamente forte, che punta a far uscire allo scoperto il premier. Per il capodelegazione del Pd la situazione è a un passo dallo sfuggire di mano. Senza misure più severe si rischia di perdere totalmente il controllo del contagio, le misure a macchia di leopardo messe in campo da diverse Regioni generano confusione e una babele normativa in cui diventa difficile districarsi. Senza contare l’aspetto comunicativo, con un impazzimento di messaggi, tra il lassismo e l’allarmismo, che contribuiscono al caos. Tutto in Nazareno, nonostante le difese di rito, si è infuriato con Vincenzo De Luca. L’ordinanza che ha chiuso le scuole in tutta la Campania è stata unilaterale e non concordata, e va in netta controtendenza con l’orientamento nazionale.

Il presidente del Consiglio non risponde, almeno pubblicamente, e non cambia la sua agenda. Ripartenza anticipata da Bruxelles, va in Calabria per i funerali di Jole Santelli, poi a Genova per il festival di Limes, rientro a Roma in tardissima serata, balla un vertice con i capi delegazione. Il Pd mormora e ondeggia: “Non è possibile questa indecisione di fronte a quello che sta succedendo”.

Franceschini e Speranza da una settimana spingono per la linea dura. Che significa stretta sulla capienza dei trasporti pubblici, ingressi scaglionati a scuola, rotazione della didattica a distanza, interventi di lockdown mirati per arginare comuni e province con un alto livello di positivi. Ma che soprattutto significa coprifuoco. Una serrata alla vita notturna e agli assembramenti che, con il calare delle temperature, avvengono soprattutto al chiuso. Lo stop alle cene private non è passato, complice anche il discreto intervento del Quirinale, ma una fonte vicina al dossier lancia l’allarme: “Fra pochi giorni rischiamo di arrivare a 20 mila nuovi positivi al giorno, allora che facciamo?”. Anche Luigi Di Maio sembra sposare la linea del rigore, chiedendo di “anticipare le scelte per evitare un nuovo lockdown”.

Il Comitato tecnico scientifico è allertato per una convocazione ad horas: “Siamo pronti a riunirci nel fine settimana non appena avremo indicazioni in merito”. Nelle stanze del Governo, tra i più intransigenti, si arriva a ipotizzare un coprifuoco settimanale alle 22 e un lockdown (anche se non totale come la scorsa primavera) nei fine settimana.

Tra la notte di venerdì e le giornate di sabato e domenica una girandola di riunioni partorirà la decisione. Conte ci va con i piedi di piombo. Ha fermato una settimana fa misure più draconiane, anche oggi è molto prudente su provvedimenti che potrebbero lacerare ancora di più il tessuto economico e sociale del paese. “Ma la situazione richiede un ulteriore intervento”, ha concordato con i propri interlocutori. I tempi non sono certi, ma potrebbe essere lunedì il giorno di nuove regole e un nuovo dpcm.

I tempi si fanno stretti. L’Istituto superiore di sanità ha definito come alto il per la tenuta delle terapie intensive di dieci Regioni: si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. Il rimpallo delle responsabilità di ora in ora diventa più aspro. Francesco Boccia e Domenico Arcuri hanno spiegato che ci sono risorse e ventilatori per ulteriori 1600 posti in terapia intensiva che non sono stati messi in campo dai governatori. Nelle stesse ore De Luca annunciava un coprifuoco totale nel weekend di Halloween, il Piemonte la chiusura totale del commercio al dettaglio da mezzanotte alle 5 a partire da domenica, la Lombardia lo stop allo sport dilettantistico.

Sabato la giornata inizierà alle 9. In scena un nuovo confronto tra gli stessi Boccia e Arcuri, insieme a Speranza, le Regioni e la Protezione civile. Lo stesso schema che ha scandito i giorni foschi del lockdown primaverile. L’auspicio è che la storia non si ripeta.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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