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«Bastardi e pupazzi»: per Saviano libertà è licenza d’insulto al governo

Il 10 novembre 1958 nasceva a Roma Massimo Morsello, attivista politico e protagonista di quella che è stata chiamata la «musica non conforme» con uno stile e una poetica di fatto unici per quel genere. Di madre bulgara, emigrata in Italia dopo l’ascesa al potere del partito comunista, Morsello già nel 1975, all’età di 16 anni, aveva cominciato a frequentare le sedi del Fronte della gioventù e del Fuan, rispettivamente organizzazione giovanile e universitaria dell’Msi, seppur entrambe dotate di una spiccata autonomia rispetto al partito. Morsello aveva cominciato a frequentare la sezione «dura» del Fuan di via Siena, a Roma, cominciando nel frattempo a farsi notare anche come cantautore. Al terzo campo Hobbit era stato lui a capeggiare la delegazione che volle attuare una pesante contestazione e irruppe sul palco proprio durante un concerto per leggere un comunicato dalle carceri. Era la rottura simbolica e politica fra il mondo giovanile che cercava una risposta «metapolitica» e quello che sceglieva la via extraparlamentare.

Il 10 gennaio 1979, Morsello è presente a Roma alla manifestazione in cui viene ucciso con un colpo alla nuca Alberto Giaquinto, un giovane di soli 17 anni che morirà di lì a poco. Per quella morte fu condannato un agente di Pubblica Sicurezza per eccesso colposo di legittima difesa. Coinvolto in vari processi legati ai fatti degli anni di piombo, Morsello scelse di espatriare in Inghilterra, dove resterà per molti anni, rivelandosi un capace imprenditore e costruendo una rete anche politica. Insieme a lui c’era anche l’ex dirigente di Terza posizione, Roberto Fiore, con il quale Morsello fonderà Forza nuova.

Nel frattempo, tuttavia, Morsello prosegue anche la sua «carriera» artistica. I suoi album, come detto, si discostano con decisione dal resto della produzione della «musica alternativa», soprattutto per la ricercatezza dei testi, quasi mai didascalici, come invece accade quasi sempre nella musica politicizzata, di destra e di sinistra. Pensiamo solo al suo brano forse più famoso, «Nostri canti assassini», con quell’incipit che riassume la dimensione esistenziale di più generazioni di «esuli in patria»: «Entrammo nella vita dalla porta sbagliata…». O a canzoni come quella dedicata agli esuli politici, «Figli di una frontiera». Anche brani politicamente più espliciti, come quello dedicato al leader fascista belga Leon Degrelle, colpiscono per la ricostruzione delicata e intimistica delle atmosfere dell’esilio madrileno del capo vallone, più che per celebrazioni nostalgiche. Per il timbro di voce e lo stile, Morsello viene quindi definito dai giornali «il De Gregori nero».

Legata alla produzione musicale di Morsello è anche la divertente beffa messa in piedi contro il quotidiano comunista Il manifesto. Morsello riuscì infatti a far pubblicare sul giornale una pubblicità del suo disco La direzione del vento. Pubblicizzato come autenticamente rivoluzionario, con la messa in risalto della posizione di solidarietà al popolo palestinese e alla causa anti Maastricht, il quotidiano di sinistra dedicò al disco una mezza pagina interna. Il giorno successivo però, su segnalazione di alcuni lettori, il giornale si rese conto di quanto accaduto e pubblicò un articolo di scuse ai lettori.

Nella seconda metà degli anni Novanta, dopo che gli venne diagnosticato un cancro non più curabile, Morsello si sottoporrà alla controversa terapia del professor Di Bella, a cui dedicherà la canzone «Buon anno Professore». Nell’aprile 1999, Morsello, nonostante le condanne e per via delle sue precarie condizioni di salute, poté rientrare in Italia senza venire incarcerato, usufruendo dei benefici della legge Simeone. Morirà a Londra il 10 marzo 2001 dopo una lunga malattia.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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