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Avvocato ostaggio dello spaccio al Pigneto: tre arresti dopo minacce di morte al figlio piccolo

Minacce di morte, molestie verbali, veri e propri “raid” sotto le finestre durante gli appuntamenti con i clienti. Crack e marijuana consumati sugli scalini del palazzo. Dopo mesi da incubo l’avvocato Ferrari, penalista con lo studio nel cuore del quartiere Pigneto, può tirare un sospiro di sollievo. I tre uomini che da gennaio fino a due giorni fa non gli hanno dato tregua, sono stati arrestati. Il giudice ha emesso nei loro confronti una misura di custodia cautelare aggravata. Quella di divieto di dimora nel Comune di Roma non era stata sufficiente perché mai rispettata. 

Una lunga vicenda, che RomaToday ha raccontato un mese fa, che ha smosso il quartiere di Roma est, solidale con il legale, fino ad arrivare al V municipio, dove si è tornati a discutere di criminalità e spaccio nel quartiere. Tra le misure promesse si è parlato di nuove telecamere, ma sullo strumento, più volte utilizzato come deterrente, gli abitanti sono scettici. Del resto le azioni a danno dell’avvocato Ferrari sono state spesso portate avanti proprio sotto gli occhi elettronici di una videocamera posizionata fuori dal condominio. 

Le minacce al figlio

“Come può vedere l’uomo non solo ha spaccato la targa e i campanelli ma ha minacciato di morte me e mio figlio piccolo” spiega a RomaToday mostrandoci uno dei tanti video che ha consegnato anche alla magistratura. Immagini inequivocabili di quello che ha subito per settimane. “Ti brucio casa, ammazzo te e tuo figlio” grida l’uomo guardando dritto nello schermo della telecamera con sguardo di sfida. “Mi hanno detto che se non avessi ritirato la querela mi avrebbero fatto del male” prosegue a raccontare Ferrari. La querela è stata effettivamente ritirata, ma si è trattato di un pro forma nella speranza di calmare le acque, dal momento che come avviene nei casi di stalking l’indagine, per tutelare la vittima, va avanti comunque.  

La misura cautelare

L’iter quindi non si è fermato, anche se ci sono volute settimane per arrivare all’arresto. La misura cautelare di divieto di dimora è arrivata a marzo. Il 1 aprile gli uomini della Questura hanno mandato una richiesta di aggravamento diretta al giudice, ma nulla è stato fatto fino a 48 ore fa. “Sono dovuto andare a parlare con i magistrati per far comprendere ulteriormente la gravità di quanto stava succedendo nonostante il divieto di dimora, ci sono voluti giorni perché in cancelleria leggessero le mie pec” spiega il legale. 

Ora i tre si trovano nel carcere di Rebibbia. Resta però da risolvere la questione sicurezza per le strade del quartiere e lo spaccio di droga. Una questione vecchia e tristemente nota nei 200 metri di isola pedonale e vie limitrofe. Tra camionette dei carabinieri fisse, telecamere, esercito, nulla a oggi è bastato a risolvere il problema. 

 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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