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Autovelox, Francesco Montanari: “Quando imparai a fare le curve”

L’attore protagonista della serie Romanzo criminale è un grande appassionato di moto. Già da bambino il padre lo portava su due ruote. E in Romania si è avventurato nel territorio degli orsi

Emanuele Bigi

Abbiamo incontrato al Saturnia Film Festival Francesco Montanari, il Libanese della serie Romanzo criminale, dove ha ricevuto il premio speciale come “Miglior attore dell’anno”. In autunno tornerà su Sky con la nuova serie Il grande gioco, in cui interpreta un procuratore di calcio. Ad Autovelox Montanari ha parlato della sua passione per le moto e soprattutto per la Triumph. 

Com’è nata questa attrazione per le due ruote?

“Ricordo che mio padre mi portava spesso in moto e mi piaceva tantissimo, però mi ha sempre proibito di averne una perché la considerava pericolosa. Da bambino a Santa Severa, sul litorale laziale vicino Roma, con la bicicletta facevo finta, come tanti coetanei, di cambiare le marce. A 16 anni ho avuto il motorino, invece la mia prima moto l’ho comprata molto tempo dopo, durante le riprese di Romanzo criminale: era una Ducati Monster 620″.

Da lì è iniziata la tua avventura coi motori. 

 “Sì, ho cominciato a fare dei viaggi finché è arrivata la proposta delle Triumph di diventare Brand Ambassador. Sono stato felicissimo, anche perché è un marchio molto legato al cinema, pensiamo a Steve McQueen o a Marlon Brando. Guidare la moto è come l’esperienza a un concerto live: ti dà un senso di libertà e condivisione”. 

Tuo padre che moto aveva e dove ti portava?

“Mio padre ha avuto diverse Bmw da viaggio, era fissato con la linea RT. Mi portava fondamentalmente a scuola e mi veniva a riprendere; andavamo anche al mare. Non ho mai avuto paura, forse perché era un guidatore morigerato”. 

Recitando in Romanzo Criminale ti è scattata la molla delle due ruote. 

 “Sul set mi sono convinto, grazie anche a Simone Mori, l’attore e doppiatore che nella serie interpreta uno dei fratelli Gemito. Simone è anche un grandissimo motociclista. Mi diede un consiglio: “Per cominciare ti devi prendere o una Hornet o un Ducatino”. Due moto divertenti. Ho scelto il Monster”. 

Poi ha bussato alla tua porta la Triumph. 

 “Sì, ho iniziato a fare delle gite pazzesche in occasione della presentazione dei nuovi modelli. La prima volta mi è capitato di guidare una Bonneville 1200. Uno spasso, ma che avventura. C’era anche il mio amico Corrado Nuzzo (noi di Autovelox lo abbiamo già intervistato, ndr), anche lui grandissimo amante della Triumph. Dopo un tratto in autostrada siamo passati al misto. Non eravamo preparati psicologicamente e Corrado meno di me. Quel giorno ci hanno dato le prime lezioni di guida sportiva”. 

Che cosa hai imparato?

“Sembra una banalità e forse qualcuno riderà: quel giorno ho scoperto la curva. Io piegavo con una fatica estrema perché sbagliavo lo sguardo: guardavo la curva e non dove dovessi andare. Da quel momento mi è cambiata la vita. Tutti diranno: “E che non lo sapevi? No””. 

Qual è il viaggio che più ti è rimasto nel cuore? 

“Prima di passare a Triumph ho avuto anche delle Bmw, come mio padre, e qui qualcuno penserà al complesso di Edipo. Con la R1200 RS da Roma sono arrivato fino in Romania. Ero solo con la tenda. È stato bello: una sorta di cammino di Santiago su due ruote. Ho rischiato anche di essere mangiato da un orso. Mi ero accampato con la tenda in una zona dove non si poteva fare campeggio. Al mattino mi sono accorto di un cartello che diceva: “Attenzione agli orsi””. 

Invece un viaggio che ti piacerebbe fare?

“Il mio amico Mauro Meconi (in Romanzo criminale interpreta Fierolocchio, ndr) ha messo in piedi un piano per fare Roma-Pechino in moto: sono 15 mila chilometri. Sarebbe bellissimo. Certo serve un bel po’ di preparazione fisica. Vedremo. Se ci vado vi avviso”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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