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Autovelox, Alessandro Borghese: “La Porsche 911 GT3 come gli spaghetti al pomodoro”

Nel Dna del cuoco ci sono i motori, tutta colpa di nonno Vincenzo e di papà Luigi. A cominciare da quei giretti sulla Delta Integrale. Però quando mamma Barbara Bouchet gli prestava la sua Twingo… Adesso va in pista con il bolide tedesco, rigorosamente con il cambio manuale

Emanuele Bigi

Alessandro Borghese è conosciuto per i suoi piatti prelibati (recentemente a Milano ha riaperto il ristorante Il lusso della semplicità dopo lo stop a causa del Covid), in molti lo seguono in tv grazie alla trasmissione 4 ristoranti (che ritornerà su Sky con nuove puntate), ma forse in pochi sanno che sua mamma è Barbara Bouquet e che se non avesse fatto lo chef avrebbe intrapreso la carriera del pilota, come nonno Vincenzo (non a caso il suo nome integrale è Alessandro Vincenzo Borghese) e papà Luigi.

Oltre ai fornelli la tua grande passione sono i motori.
“Sin da bambino mi appassiona tutto ciò che ha un motore, probabilmente perché me lo ha trasmesso mio padre. In realtà tutto nasce da nonno Vincenzo, che nei primi del ‘900 aveva fondato a Napoli l’autoricambi Borghese. Era anche un pilota che correva in macchina, all’epoca a Posillipo c’erano le stracittadine, i caschi in pelle e gli occhiali. Uno spasso. Inoltre aveva una scuderia di motociclette. Nonno se ne andato proprio in pista, su una stracittadina”.

E tuo padre Luigi ha ereditato la passione di Vincenzo.
“Esatto. Anche lui era un pilota, di motociclette. Ha partecipato alla Milano-Taranto, per esempio, dove si poteva cambiare categoria di moto durante la stessa gara: la mattina eri in sella a una 125, poi a una 250 e a fine giornata a una 500. Ha corso con Harley-Davidson, Suzuki, Yamaha e Ducati. Insomma è una passione di famiglia che inevitabilmente ha toccato anche me. Ricordo che trascorrevo le domeniche a guardare le gare di motociclismo: il mio idolo era Kevin Schwantz, poi quando è arrivato Valentino Rossi gli occhi erano solo per lui. Nello stesso tempo ammiravo la Ferrari quando c’erano Senna, Prost e Alboreto. Il mondo dei motori era completamente diverso da quello di oggi”.

Da ragazzo come ti divertivi?
“Smontavo i motorini. Al Ciao mettevo le ruote del Sì e il carburatore esterno, mi piaceva provare le miscele più grasse e più magre. Poi ho iniziato a fare le prime gare di motocross e a correre in pista. Piano piano, crescendo le finanze, sono passato dalle moto alle auto: correvo con le Mini Cooper. Da dieci anni a questa parte invece corro in pista con la mia Porsche GT3, anche se mia moglie non è molto d’accordo che faccia a sportellate con i ventenni”.

Quale è stata la tua prima automobile?
“La Renault Twingo di mia mamma. A 16 anni guidavo con la patente americana. Le prime emozioni, anche se sentimentali, le ho provate sui sedili ribaltabili di quell’auto. Mio padre invece aveva la Lancia Delta HF Integrale, di cui ero follemente innamorato, e la Thema col motore Ferrari, un bolide, aveva 8 cilindri e 32 valvole. Mio padre mi insegnò a guidare con una Y10: mi portava fuori la domenica e come steccavo con la frizione mi riportava in garage e se ne parlava di uscire la domenica successiva. Era molto severo: dovevo imparare a guidare come si deve”.

Immagino che non vedevi l’ora di guidare la Delta.
“Certo. Ne approfittavo quando i miei genitori uscivano a cena. Vivendo all’interno di un parco privato potevo girare anche se avevo 14 anni. Prendevo dal garage la Delta rossa con gli interni in pelle nera cercando di non farmi scoprire da mio padre”.

Come?
“Avevo legato una pallina da tennis con il filo al tetto del garage che toccava perfettamente il parabrezza. Quindi facevo il mio giro tranquillo con gli amici e poi riposizionavo la macchina nello stesso punto dove cadeva la pallina. Una volta però mio padre mi ha beccato, ma si arrabbiò più mia madre”. Ride.

Hai un ricordo di un viaggio con i tuoi genitori?
“Ricordo da piccolo i viaggi con la Mercedes 560 Sec. Era blu metallizzata con gli interni in pelle crema. Bellissima. Mio padre ha avuto anche più di un Ferrari e una Lamborghini Espada. Io facevo il suo copilota ogni tanto (sorride, ndr). All’epoca in Italia c’erano meno limitazioni e meno macchine in giro”.

Che cosa ti ha insegnato tuo padre come pilota?
“Che il limite della macchina è sempre più alto del tuo. So che ho un limite e che quel limite non devo superarlo, anche perché non faccio il pilota di mestiere. Poi mi ha insegnato a guidare sul bagnato, ad ascoltare il motore sotto il sedere, a prendermi cura del mezzo: l’olio, le gomme e i tagliandi devono essere sempre a posto. Aveva anche la passione per la pulizia: impazziva se non aveva la macchina pulita”.

Che guidatore sei?
“Sono prudente, sono un padre di famiglia e un marito. Ho tante responsabilità. La pista comunque aiuta chi è malato di motori come me: difficilmente chi corre in pista, lo fa anche in strada. Certo non sono uno col piede leggero, ma non sono irresponsabile, ogni tanto qualche multa la prendo”, ride guardando la moglie che è nelle vicinanze ad ascoltarlo.

Quando giri per la città che auto guidi?
“Mi muovo con macchine elettriche, ho una Polo oppure uso la moto perché c’è sempre il problema del parcheggio e del traffico. Ho una Jeep che uso con famiglia: avendo due figlie e una moglie praticamente tutta la macchina è per le loro valige”.

Hai un’auto dei sogni?
“Ne ho tante. Mi piacerebbe provare la Ferrari Pista, la Superfast o la Bugatti Chiron. L’altro giorno guardavo su internet la nuova Yaris GR, 3 cilindri, 4 ruote motrici da 280 cavalli, deve essere divertentissima da guidare. Sono patito di tutto ciò che abbia un motore. Ho appena provato la Porsche Taycan, volevo provare un motore elettrico veloce per capire in quale direzione sta andando la tecnologia. Mi sono piacevolmente stupito, ma rimango uno che in America chiamano petrolhead: mi piace sentire gli scarichi aperti. Sulla mia Porsche GT3, per esempio, monto un cambio meccanico, gli altri invece hanno i flap al volante. Prendo due secondi a giro, ma mi diverto così. Sono un purista”.

Qual è invece il viaggio che ti piacerebbe fare in auto?
“Un coast to coast con la famiglia, una gara di Endurance o partecipare alla Targa Florio”.

Il primo sogno restano sempre i fornelli?
“Se non fossi diventato un cuoco, sicuramente avrei intrapreso la carriera del pilota di auto o di moto”.

Se dovessi paragonare la tua Porsche 911 GT3 a un piatto, quale sceglieresti?
“Uno spaghetto al pomodoro con tanto parmigiano e due foglioline di basilico. È il lusso della semplicità”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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