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Autostrade, il piano per le gallerie: si parte con la chiusura della A26

GENOVA. La terapia d’urto è ancora sul piatto e potrebbe partire già domani, con la chiusura totale della A26 nel tratto tra il raccordo con la A10 – all’altezza di Voltri – e Masone, per quattro o cinque giorni di fila, approccio che potrebbe poi essere replicato, seppure con tempistiche diverse, sulla A12 nel tratto tra Rapallo e Chiavari. Ma un lumicino di speranza c’è, per sbloccare uno stallo sempre più disastroso: il ministero dei Trasporti ha convocato Autostrade per l’Italia per esaminare, oggi, una nuova tecnica di indagine tecnologica che potrebbe comprimere i tempi di ispezione nelle 285 gallerie della rete affidata al Primo tronco. Non solo: allo studio – fa sapere il Mit – alla luce dei costanti e gravi disagi, ci sono altre esenzioni del pedaggio, dopo quelle già introdotte nelle settimane scorse.

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Nulla in realtà è definito. «Durante l’incontro – specifica il ministero – verranno condivisi i riscontri dell’Università di Pescara sulla metodologia di ispezione delle gallerie». Secondo il Mit la tecnica assicura verifiche più veloci, «e potrà permettere l’ultimazione delle ispezioni entro il 15 luglio, con benefici per l’utenza e senza compromettere la conoscenza delle infrastrutture».

In particolare l’ipotesi è di indagare lo spessore del calcestruzzo – uno dei problemi più ricorrenti – con la tecnica della propagazione delle onde sonore. Questo potrebbe consentire di effettuare un secondo passaggio più rapido nelle gallerie del nodo ligure. Le stesse che, salvo un 5%, erano già state battute dai tecnici esterni coinvolti da Aspi a partire da gennaio. E le stesse che il Mit, a fine maggio, ha prescritto di controllare in maniera diversa e più prudenziale rispetto alla tecnica presentata e messa in pratica da Aspi da inizio anno. Smontando cioè tutte le onduline, per osservare l’intera volta “nuda”, peraltro entro il termine del 30 giugno.

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Quest’ultima scadenza – poi spostata al 15 luglio – è in linea con una circolare del ’67 che prescrive controlli a vista almeno trimestrali. Non sfuggirà un paradosso, da questo punto di vista: Aspi – per anni carente in controlli e manutenzioni – ha effettuato negli ultimi mesi ispezioni in galleria più approfondite di quelle che sarebbero necessarie in punta di norma. Ma, non essendo riuscita a rispettare i termini, anche per il cambio in corsa della tecnica di indagine ordinata dal Mit, è incastrata: tenendo conto che le gallerie del nodo ligure sono 285, la concessionaria sostiene di dover fare una tale quantità di attività per rispettare norme e prescrizioni incompatibile con il tempo a disposizione.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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