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Attivisti di Greenpeace “prendono a prestito” 1.500 chiavi di auto del gruppo Volkswagen

L’annuncio di Greenpeace è ufficiale (ci sono video, foto e messaggi su twitter e perfino un comunicato stampa) e piuttosto rilassato e parla di “circa 1.500 chiavi di auto del gruppo Volkswagen con motori a combustione prese a prestito”. Per la Polizia, l’azione condotta mercoledì scorso da una decina di attivisti del movimento ambientalista si configura invece come furto aggravato e violazione di proprietà privata perché la sottrazione (seppur temporanea, almeno stando a Greenpeace) ha comportato l’accesso alla grande rimessa di Emden, che si affaccia sul mare del Nord. La non troppo simbolica azione dimostrativa è stata su due atti: il primo è avvenuto nella parte settentrionale della Germania con il “ritiro provvisorio” delle chiavi, il secondo, venerdì, nella parte meridionale, sulla Zugspitze (quasi 3.000 metri di quota), nei pressi dei confini con l’Austria, la montagna più alta del paese.

Attivisti di Greenpeace “prendono a prestito” 1.500 chiavi di auto del gruppo Volkswagen

È proprio lì che è stato anche esposto uno striscione di circa 100 metri quadrati con la scritta “Von wegen Klimaschutz” (altro che protezione dell’ambiente). Le chiavi sono già state sequestrate dalla Polizia che ha raggiunto la vetta con le motoslitte e fatto anche sparire la scritta.

Nell’operazione non c’è stato niente di casuale: “Un momento chiave per il clima”, è stato il motto che ha animato l’iniziativa. Con la quale Greenpeace sollecita un più rapido addio ai motori a combustione. L’organizzazione aveva già inscenato diverse azioni contro il gruppo: una al Salone di Francoforte del 2011, quando venne esposto un enorme striscione per criticare le emissioni di compatta up! e l’altra, nel novembre del 2015, in seguito al dieselgate all’ingresso dell’impianto del quartier generale di Wolfsburg. Gli attivisti hanno scelto Emden perché perfino nell’anno della pandemia, il 2020, le 735.000 auto del gruppo caricate nel porto della città e destinate all’export avrebbero causato emissioni di CO2 attorno ai 42 milioni di tonnellate, quasi quanto il totale dell’intera Svizzera, che arriva a 46 milioni. Greenpeace ha ricordato che malgrado l’ecosvolta, la produzione del gruppo Volkswagen è ancora per il 90% legata a motori a combustione: lo scorso anno, ha sottolineato l’organizzazione, appena il 2,5% dei modelli venduti era realmente elettrico. “Volkswagen – ha rincarato Benjamin Stephan, l’esperto della mobilità di Greenpeace – è ancora una delle aziende al mondo più dannose per l’ambiente”.

L’indebita sottrazione rischia di comportare un ritardo di una o due settimane nelle consegne e potrebbe anche condurre alla sostituzione dei blocchetti con possibili costi vicini ai 1.000 euro per macchina. La risposta del gruppo, che ha indubbiamente qualcosa da farsi perdonare, è stata piuttosto “comprensiva”. Ralf Brandstätter, il numero uno del marchio, ha stigmatizzato l’azione, ma anche aggiunto che Volkswagen è aperta alla “critica costruttiva”: “La chiave per la protezione dell’ambiente – ha sintetizzato – è nello sforzo sociale comune a lungo termine. E Volkswagen farà la propria parte”. Nonostante le critiche di Greenpeace, ha già cominciato ad assumersi questa responsabilità. Il dieselgate sembra essere servito.

Attivisti di Greenpeace “prendono a prestito” 1.500 chiavi di auto del gruppo Volkswagen

Fonte: lastampa.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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