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AstraZeneca in ritardo: le Asl nel Lazio bloccano i vaccini per professori, bidelli e vigili urbani

Lazio lo stop generalizzato alle vaccinazioni sembra scongiurato all’ultimo. «Sempre che le dosi arrivino oggi in zona Cesarini, come ci hanno assicurato», incrocia le dita l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Ma per alcune categorie le Asl hanno già bloccato aghi e siringhe: dai prof ai bidelli, ai vigili urbani. Niente iniezioni. In attesa che si riempiano i frigo degli ospedali. Sembra un paradosso, ma lunedì le dosi di AstraZeneca che ora mancano alla Capitale erano stipate nello stabilimento Catalent di Anagni, a 50 chilometri da Roma. Lì il siero è stato infialato nelle boccette.

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Poi i flaconi hanno preso la volta di Anversa, in Belgio, dove ha sede la ditta di distribuzione scelta per tutta Europa dal colosso della farmaceutica anglo-svedese. E ora in Italia arriveranno tardi: non ieri, come pattuito, ma, forse, alle 14 di oggi. L’assessore D’Amato è preoccupato: sulle 25mila vaccinazioni che la Regione riesce ad assicurare ogni giorno, oltre 8-9mila dipendono dal siero di AstraZeneca. Un terzo abbondante del totale.

La coperta è cortissima, perché il Lazio, la regione che ha vaccinato più anziani e che ha da poco superato il milione di somministrazioni, sta utilizzando quasi tutte le munizioni in canna: l’85% delle fiale nei magazzini è stato inoculato, confidando nel fatto che le consegne d’ora in poi sarebbero state più regolari. A questo ritmo, basta poco perché la macchina resti a corto di gasolio. L’ultimo rimando di AZ ha già costretto le Asl a sospendere le punture per le categorie prioritarie: insegnanti, agenti delle forze dell’ordine, vigili, gli ultimi sanitari non ancora vaccinati, come i medici libero professionisti e i dentisti. Se non arriveranno altre forniture, c’è davvero il pericolo che slittino perfino gli appuntamenti degli over 70. Già ieri sera la Pisana avvertiva i vaccinandi: «Ci scusiamo anticipatamente con gli utenti se nelle prossime ore ci dovessero essere difficoltà nella regolarità delle somministrazioni, non dipendenti dalla nostra volontà».

L’ultima toppa disponibile è il lotto di AstraZeneca sospeso prima che Ema e Aifa ne confermassero pienamente l’efficacia e la sicurezza. «Stiamo lavorando con il lotto delle dosi dissequestrate, fino ad esaurimento», spiega D’Amato. Si tratta di 5-6mila dosi, un rimpiazzo buono per un giorno scarso. «Ma abbiamo un milione di prenotazioni da qui a maggio. Servono i vaccini e dati chiari, settimana per settimana, non previsioni trimestrali», incalza ancora il responsabile della Sanità nella giunta Zingaretti.

PIÙ PFIZER

Nelle riunioni con le Asl sono state vagliate varie ipotesi, di difficile praticabilità però. C’è chi ha suggerito di sostituire AstraZeneca con Pfizer. Ma la mossa non è priva di conseguenze, per via del richiamo: è fissato a 3 settimane per Pfizer, dopo 3 mesi per AstraZeneca. «Se cambiamo in corsa il tipo di farmaco, fra 21 giorni che facciamo? – ragiona un dirigente della vaccinazione – Negli hub si presenterebbe in contemporanea sia chi deve fare il richiamo, sia chi ha l’appuntamento per la prima dose. Dovrebbero essere riviste tutte le prenotazioni». Complicato.

GLI STUDI DI BASE

I più penalizzati per la penuria di flaconcini sono i medici di base. «Ci danno una fiala a settimana: 6 dosi», lamenta Pier Luigi Bartoletti, segretario romano della Fimmg (federazione dei medici di medicina generale). «Siamo costretti a fare 10-15mila vaccinazioni a settimana, quando ne potremmo fare 50mila al giorno». 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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