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Antonio Di Fazio, le bugie e la doppia vita: lampeggianti, minacce, tesserini del Sisde o manager «tranquillo»

Fotografie «sconvolgenti» che mostrano le prede di un «cacciatore» dalla doppia vita. Anche sui social. Da una parte il mite «Antonello» (come si faceva chiamare) che sul profilo Facebook posa in abito scuro insieme all’anziana madre che vive con lui nell’appartamento da 210 metri quadrati vicino al parco Sempione: «È azionista di riferimento di alcune aziende ed opera in diversi settori all’avanguardia del settore. Dalla farmaceutica alla moda». Di sé, parlando in terza persona scriveva: «Occorre essere poliedrici oggi più che mai».


Poi c’è Antonio Di Fazio. altro profilo: cappellino di paglia, occhiali da sole, t-shirt, Maserati: «Sono un amante delle auto di lusso, degli yacht e del buon cibo». Un imprenditore rampante che spende amicizie nell’alta società milanese, racconta di affari fantomatici a Singapore, sfoggia una fidanzata straniera e giovanissima. Quando i carabinieri a inizio aprile perquisiscono la sua Maserati Ghibli trovano sotto al sedile del passeggero un lampeggiante blu come quelli delle auto di scorta. Nel baule c’è un borsone con soldi in contanti e una pistola a pallini senza tappo rosso: «Roba di mio figlio, solo giocattoli» si difende alzando le spalle davanti agli investigatori.

Antonio Di Fazio però ha il vizio di spacciarsi per quello che non è. E la circostanza emerge in diversi episodi degli ultimi anni: nel 2015 la Finanza lo denuncia perché gli trova un falso attestato di congedo dalle Fiamme gialle e un tesserino del ministero dell’Interno: «Sisde – Grado di comandante». Lo stesso che i carabinieri di Milano gli sequestrano un anno prima quando lo fermano ubriaco in strada. Di Fazio aveva tirato fuori il tesserino con foto e numero di matricola per sfuggire al controllo. Vicenda per la quale è stato poi condannato. Due anni fa, invece, dopo aver fatto un piccolo incidente, la denuncia dei vigili per possesso del lampeggiante blu senza averne titolo. Davanti agli amici e alla sua vittima dice di lavorare per «l’Alto commissariato Covid-19».

Da ieri pomeriggio i suoi profili social sono finiti nel mirino degli odiatori. Il processo sommario via Facebook è già partito: «infame», «pezzo di animale». In parallelo la società Global farma ha deciso «con effetto immediato» la revoca delle sue deleghe e la nomina di un nuovo Cda. «A tutela dell’azienda e per garantire la continuità operativa», ha spiegato il socio Enrico Asiaghi, 59enne brianzolo.

Il legale dell’imprenditore arrestato, l’avvocato Rocco Romellano, attende di conoscere tutti gli atti: «Silenzio stampa. È una vicenda che deve essere chiarita in molti aspetti». Domani pomeriggio l’interrogatorio di garanzia a davanti al gip Chiara Valori.

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I magistrati chiederanno conto anche di una misteriosa telefonata di minacce al fidanzato della vittima. Quando la 21enne viene soccorsa e racconta di essere stata vittima di abusi durante l’incontro con Di Fazio, il suo ragazzo prende il telefonino e, furibondo, chiama l’imprenditore per capire cosa sia avvenuto. Il 50enne risponde che è uno scambio di persona. Due giorni dopo però il fidanzato racconta agli inquirenti che «un uomo con l’accento calabrese che ha detto di parlare per conto di Di Fazio» lo ha contattato e minacciato: «Ti squarcio in due».

Il 4 aprile gli inquirenti decidono di perquisire l’appartamento vicino al parco Sempione e viene eseguita la copia forense delle memorie dei suoi due telefonini. Uno è quello usato nei mesi scorsi per contattare la vittima con la scusa dello stage. L’altro, invece, corrisponde al numero da cui è partita la telefonata minatoria. Appena Di Fazio capisce che la ragazza lo ha denunciato teme di perdere l’affido del figlio e inizia a raccontare di essere al centro di un tentativo di estorsione da parte della famiglia della vittima: «Gente che sta al 41 bis», millanta al telefono con la cartomante: «Volevano 500 mila euro in contanti. Sta t… ha dichiarato che l’ho stuprata. Io giustamente rido perché i segni dello stupro non ci sono. Io non l’ho neanche toccata, neanche baciata».

Al momento della presunta violenza in un’altra ala dell’appartamento c’erano l’anziana madre e il figlio. Di Fazio racconta di aver cenato serenamente con i famigliari e la 21enne mangiando sushi. Quando il ragazzo viene sentito dai carabinieri però l’alibi crolla: «Il sushi non piace né a me né alla nonna».

23 maggio 2021 | 08:14

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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