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Alle elementari Aurora la corsa contro il tempo di prof e genitori: “Dobbiamo riaprire, è una guerra che va vinta”

Al 16 di via Cecchi, scuola primaria Aurora dell’omonimo quartiere, un uomo con la barba bianca appende al cancello un cartello con le regole anti-Covid. «Questa è una guerra, dobbiamo vincerla», dice a chi si ferma a guardare. Sono le 11 di ieri, un sabato di corsa contro il tempo per poter aprire domani le scuole dove venerdì sono terminati i lavori. L’uomo con la barba è il maestro Claudio Marchigiano. «I nostri bambini – sottolinea – partono da condizioni sociali svantaggiate, non devono subire ancora, non devono più fermarsi». L’Aurora, e l’attigua media Morelli, sono avvolte dalle impalcature. Dentro operai, bidelli, maestre e maestri si mescolano: chi trasporta sedie, chi ripara un rubinetto, chi porta in cortile scatoloni vuoti. La preside dell’Ic Torino 2, Grazia Maria Volpe, è con loro. «Dopo mesi di lockdown sarebbe stata una ferita troppo grande non arrivare a riaprire la scuola. Venerdì ho lanciato un Sos. Tutti, Comune e personale hanno capito l’emergenza. Arriverà una squadra per la pulizia, ma anche gli insegnanti sono arrivati in forze. Domani si continua. Siamo una comunità che deve ripartire bene». I 1050 bambini e ragazzi – l’85% è di origine non italiana – nei mesi di chiusura hanno seguito distanza, ma nella maggior parte dei casi sul cellulare della mamma, con grandi difficoltà.

«I lavori all’interno sono ultimati, ora abbiamo illuminazione e riscaldamento nuovi e sostenibili. Entro l’inizio del 2021 avremo anche gli infissi nuovi – dice la preside Volpe -. Siamo contenti perché i nostri allievi meritano di avere una scuola bella. Durante il lockdown siamo “entrati” nelle case dei nostri allievi, ci siamo resi conto delle condizioni abitative ed economiche con molta più precisione. Ci sono ragazzi di terza media che hanno fatto l’esame on line sulle scale, per avere un po’ di pace». «La nostra è una scuola fantastica, chiede tanto e dà tanto», concordano i maestri Giovanna Garzena e Gianni Fazio, che come Marchigiano e altri colleghi durante il lockdown si sono assunti anche compiti di supporto sociale. Mostrano la segnaletica sul pavimento: «L’hanno ideata due colleghi con materiali scolastici. Finalmente torniamo a riappropriarci della scuola».

Altro quartiere, ieri pomeriggio: stesse condizioni – cantiere ultimato venerdì sera, operai mandati dal Comune, operatori scolastici, maestre e genitori a lavoro – e stessa sensazione di riconquistare il proprio mondo, preparando il rientro dei bambini alla primaria di via dei Mille dell’Ic Tommaseo. Armadi e vecchi scaffali diretti alla cantina, un vecchio triceratops verde alto un metro accanto all’ingresso con il cartello «da buttare», cumuli di sedie da piazzare. La maestra Ines al secondo piano suggerisce: «Quando finiamo di spostare i banchi bisogna lavare le scale».Emanuele Ciancio, insegnante in un’altra scuola e genitore qui, parla a nome degli altri padri, tutti sudati: «Siamo i “Papà del calcetto”, ci troviamo a giocare. Ci siamo sentiti in dovere di partecipare alla riapertura». Due «colleghi», uno psicologo e un ingegnere, cercano di trovare il giusto punto in cui piazzare una Lim, mentre un operatore scolastico applica i bolli per segnare il giusto distanziamento dei banchi nella grande aula ricavata abbattendo una parete. L’intervento ha fatto volare polvere fine ovunque. Solo le ex palestrine convertite in aule sono davvero pronte. Lì, appeso alla parete, c’è l’«abbracciometro», due scacciamosche a forma di mano che, impugnati dai bimbi, segneranno la distanza da tenere. «Lavoreremo di sicuro anche domani – dice la preside Lorenza Patriarca, che sovrintende e incoraggia -. Dopo 18 anni in questa scuola sapevo di poter contare sull’aiuto del personale e delle famiglie». Ad entrambe le categorie, ha ricordato che «neanche in guerra le scuole sono state chiuse tanto tempo. L’imperativo è riprendere: ora riavremo i nostri ragazzi e dovremo tenerceli a lungo. Per questo dobbiamo essere tutti responsabili sempre, non solo a scuola».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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