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Agguato mortale in spiaggia: ecco chi ha voluto uccidere ‘Simone’

A distanza di due anni i carabinieri hanno trovato il mandante dell’omicidio di Shehaj Selavdi, un albanese nel giro del traffico di stupefacenti, noto negli ambienti come ‘Simone’ o ‘Passerotto’. A volere quella morte fu Giuseppe Molisso, detto ‘Peppe’, napoletano trapiantato a Roma, nome noto alle forze dell’ordine e già individuato come il mandante del duplice tentato omicidio dei fratelli Alessio e Emanuele Costantino, figli di ‘Er Verdura’, avvenuto il 13 luglio 2021 in viale dell’Alessandrino. 

A finire nei guai, insieme a Molisso, anche il cognato, G.C. perché gravemente indiziato del reperimento dell’arma del delitto, e D.L., colui che avrebbe fornito lo scooter rubato utilizzato dai killer. Un omicidio che i carabinieri e la direzione distrettuale della procura di Roma hanno inquadrato in una faida. Una guerra innescata, come un effetto domino, dopo l’assassinio di Fabrizio Piscitelli, più conosciuto come Diabolik. Andiamo con ordine.

L’omicidio di Shehaj Selavdi

Venti settembre 2020. Il sole batte forte su Torvajanica. Nonostante il calendario dica altro è ancora estate piena e complice la domenica la spiaggia è gremita. Ad interrompere quella giornata di mare una serie di colpi di pistola esplosi a riva e un corpo, sanguinante, esanime. La vittima è Shehaj Selavdi, detto ‘Simone’. Ad ucciderlo un killer vestito da runner, con mascherina e bandana che lo centra con due colpi di pistola calibro 7,65 browning

Lo scorso dicembre 2021 ci fu una svolta decisiva nella ricostruzione del suo omicidio. Raul Esteban Calderon, già accusato di essere il killer di Fabrizio Piscitelli, fu arrestato. In manette, con lui, finì Enrico Bennato 53 anni, fratello di Leonardo e nipote di Walter Domizi, boss della zona Casalotti detto ‘Il gattino’, l’accusa è grave.

Bennato, già in cella per stalking contro la sua ex compagna a cui aveva reso la vita un inferno anche con colpi di pistola esplosi contro il portone di casa, avrebbe partecipato in prima persona insieme a Calderon all’omicidio di Shehaj Selavdi. Ai due si arrivò con modalità investigative simili a quelle utilizzate per l’arresto per l’omicidio Diabolik.

Il mandante dell’omicidio

Per completare il puzzle, però, serviva capire chi fosse il mandante. Le indagini del nucleo investigativo carabinieri di Roma coordinate dalla direzione antimafia della procura, oltre a corroborare il quadro accusatorio nei confronti di tutti gli indagati con nuovi elementi investigativi, hanno nel corso del tempo consentito di “far piena luce anche in relazione alle fasi progettuali ed esecutive del delitto” raccogliendo “numerosi e gravi indizi di reità” a carico di Giuseppe Molisso, inquadrato come il mandante del fatto di sangue, nonché a carico del cognato che avrebbe reperito l’arma del delitto, e del ricettatore che avrebbe fornito lo scooter a Calderon e Bennato.

Il movente 

Ma perché ‘Peppe’ Molisso ha voluto la morte di ‘Simone’ Selavdi? Dopo una complessa attività di indagine, i carabinieri e la procura hanno ipotizzato che il movente dell’omicidio dell’albanese fosse riconducibile a una vendetta a seguito dell’agguato consumato il 15 novembre 2019 nei confronti di Leandro Bennato, soggetto molto vicino a Giuseppe Molisso. “Leo” Bennato fu ferito con dei colpi di pistola in via di Boccea, in mezzo al traffico delle 19.

Un tentato omicidio avvenuto tre mesi dopo l’omcidio di Fabrizio Piscitelli. Una morte che innescò una serie di fatti di sangue a catena. L’autorità giudiziaria, concordando con le ipotesi formulate dai carabinieri, ha così disposto la misura della custodia cautelare in carcere per Molisso e per il cognato e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il ricettatore dello scooter.

Gli intrecci criminali

C’è di più. Per Molisso non sarebbe stato il primo agguato orchestrato. ‘Peppe’, infatti, è già detenuto poiché tratto in arresto come mandante – anche in quel caso – del duplice tentato omicidio in danno dei fratelli Costanino. Al pregiudicato di origini napoletane era stato notificato il provvedimento restrittivo. A sparare, ancora, fu Calderon, ancora lui. 

‘Peppe’ Molisso è un pezzo grosso. Uno di quelli che conosce le persone “giuste”. Per evitare l’arresto dopo i fatti dell’Alessandrino contattò Elvis Demce, l’uomo di spicco della faida della Gomorra albanese. Secondo un collaboratore di giustizia, Molisso è “una persona che conta a Tor Bella Monaca per il rifornimento di più piazze” e nel 2021 uscì di galera poco dopo aver scontato una pena a 11 anni per detenzione e spaccio di stupefacenti.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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