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Affaire Covid, i mediatori: “Speriamo che a novembre esploda il lockdown”

ROMA. Questo è un «lavoro che si fa che si fa senza valigetta». E: speriamo che «a novembre “esploda”, cioè ci sia un lockdown nazionale perché da questo si attende lucrosi affari». Sono due delle frasi intercettate, ad altrettanti indagati, dai militari della Guardia di Finanza e finite agli atti dell’inchiesta sulle maxi commesse per le mascherine comprate dalla Cina durante la prima ondata di coronavirus. Nella prima intercettazione a parlare è Mario Benotti, giornalista Rai in aspettativa, che «con disappunto» risponde, a qualcuno che attende di ricevere denaro in una «valigetta»: «E’ un lavoro che si fa senza valigetta». «In almeno due occasioni nelle conversazioni captate – scrivono i pm – appaiono riferimenti ad accordi spartitori con soggetti estranei al suddetto comitato di affari; in particolare  con disappunto di Benotti, il quale afferma: «è un lavoro che si fa senza valigetta» ed a «quello» con cui Benotti secondo quanto riferito da Tommasi intenderebbe, secondo i patti, dividere i 2 milioni e mezzo di euro che attende». «Merita menzione anche lo sfogo che Tommasi ha con la sua segretaria cui riferisce che a differenza dei suoi genitori non ha dovuto pagare, per realizzare il suo affare, in quanto ha ‘trovato un accordo per non comprare anche i regali’, frase che evoca comunque una corresponsione di altra utilità». 

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Le carte e le intercettazioni
Nell’altra intercettazione a parlare è invece Jorge Solis. «Singolare, quanto raccapricciante, l’aspettativa dell’indagato Jorge Solis che a novembre “esploda”, cioè ci sia un lockdown nazionale perché da questo si attende lucrosi affari». Questo quanto rilevano il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i pm Tucci e Varone nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza, eseguito oggi dalla Finanza. Secondo quanto ricostruito nel documento del pm, «gli affaristi cercano mediatori che abbiano credito da spendere verso il commissario Arcuri, quale modalità per entrare in affari con il governo italiano». Lo schema ipotizzato nel decreto di sequestro, secondo quanto emerge dalle conversazioni telefoniche tra alcuni indagati, è che uno degli indagati, Jorge Solis, «possiede necessari contatti in Cina, Tommasi e Guidi hanno struttura economica e capacità di organizzare il trasporto».

«Risalta la comune convinzione che soltanto una personale entratura verso il commissario straordinario possa consentire queste mediazioni a preferenza di ogni altro possibile interessato», si legge nel provvedimento. Nel decreto d sequestro preventivo con il quale la Gdf ha sequestrato 70 milioni di euro agli indagati, emerge «la nascita di un comparto organizzato per la conclusione di un lucroso patto (occulto) con una pubblica amministrazione; un “comitato d’affari”, nel quale ognuno dei partecipi ha messo a servizio del buon esito della complessa trattativa la propria specifica competenza, ricevendone tutti un lauto compenso per l’opera di mediazione compiuta: Mario Benotti verso Andrea Vincenzo Tommasi (unitamente al suo socio Daniele Guidi) e Jorge Solis e, tutti, verso il fornitore cinese».

«Le intercettazioni – scrivono i magistrati della procura di Roma – hanno dimostrato l’esistenza di un accordo tra Tommasi e quello che quest’ultimo definisce il suo “partner nell’affare delle mascherine”, Guidi, nonché tra il duo Tommasi/Benotti e Jorge Solis, per la migliore conclusione dell’affare in discorso. Le conversazioni captate portano a ritenere che mentre Tommasi e Guidi hanno curato l’aspetto organizzativo e, in particolare, i numeri voli aerei necessari per convogliare in Italia un quantitativo così ingente di dispositivi di protezione, compiendo i necessari investimenti, Jorge Solis sia stato in possesso del necessario contatto con la Cina e sia stato conoscitore delle specifiche del prodotto, tali da renderlo funzionali all’uso», si legge ancora.

La probabile archiviazione di Arcuri
I pm, spiegano infine, che «allo stato non vi è prova che gli atti della struttura commissariale siano stati compiuti dietro elargizione di corrispettivo». Da qui, si può desumere la decisione dei pm che avrebbero chiesto l’archiviazione per il commissario, Arcuri. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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