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Addio superticket, la sanità pubblica costa meno

Martedì primo settembre scompare, dopo nove anni, il superticket. Si tratta della tassa che aggiungeva una quota al tradizionale ticket, che resta in vigore, ed era stata introdotta da Berlusconi e Tremonti nel 2011 (anche se per la verità avevano reso operativa una norma del 2006 del governo Prodi). In questi anni è stata attaccata, accusata di allontanare i cittadini dalla sanità, di rendere concorrenziali le tariffe del privato perché quelle del pubblico per certe categorie di cittadini diventavano troppo alte.

Cronaca

Sanità, abolito il superticket: “Noi primi in Italia”

Il governo ha stanziato 550 milioni all’anno per l’abolizione (per questa fine 2020 sono 185 milioni). Anche se in varie regioni il superticket era già stato tolto o ridotto negli anni scorsi, la manovra tiene comunque conto anche di quanto le varie realtà locali che lo hanno eliminato hanno dovuto spendere. Quindi tutte le regioni riceveranno, nel fondo sanitario nazionale, i soldi necessari a rimpiazzare gli introiti della tassa. Il denaro è assegnato con la suddisivisione già prevista nella quota d’accesso al fondo, calcolata in base alla popolazione e all’età. Così, ad esempio, la Lombardia riceverà 92 milioni, il Lazio 53, la Campania 51, il Veneto 45 e il Piemonte 41. “Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici siamo dinanzi a una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione. Per questo a dicembre abbiamo approvato la norma che entra in vigore dal primo settembre. Il superticket è abolito e nessuno lo pagherà più”, è il commento del ministro alla Salute Roberto Speranza.

Il superticket non veniva pagato ovviamente dagli esenti, cioè coloro che hanno determinate patologie importanti oppure hanno meno di 6 o più di 65 anni e vivono in famiglie dove il reddito annuo è inferiore a 36.151,98 euro. Lo pagavano quindi, in quasi tutte le regioni, coloro che hanno tra i 6 e i 65 anni e guadagnano più di 36 mila euro. Ora queste persone non hanno più questa tassa ma devono comunque, come gli altri non esenti, corrispondere il ticket, che vale, sempre per prestazioni specialistiche ambulatoriali, fino a 36 euro a ricetta.

Cronaca

Il Piemonte abolisce il superticket su esami e visite specialistiche

Il superticket è stato uno strumento usato in modo diverso dalle regioni. In partenza doveva essere una tassa aggiuntiva di 10 euro sulle prestazioni specialistiche, cioè visite ed esami. Hanno, anche se con qualche modifica, mantenuto sostanzialmente quello schema Abruzzo, Liguria, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. In Val d’Aosta, Basilicata, province di Trento e Bolzano e nel Lazio si è poi deciso di toglierlo. Anche la Lombardia, l’Emilia e più di recente la Toscana ne hanno attenuato la portata eliminandolo per certe categorie. Veneto, Emilia, Toscana, Umbria e Marche avevano comunque deciso di rimodularlo in base al reddito familiare, mentre Piemonte, Lombardia e Friuli ne avevano collegato il costo al valore della ricetta.

Se gli italiani che vivono nelle regioni che ancora non avevano abolito il superticket risparmiano, tutti i non esenti continuano a pagare il ticket, che vale circa 1,3 miliardi l’anno. Da tanto tempo i vari governi hanno promesso una riforma di questo strumento, che però non è statia mai portata in fondo. L’idea, inserita in una bozza del Patto per la salute di qualche tempo fa, sarebbe quella di graduarlo “in relazione al reddito prodotto dal nucleo familiare fiscale, rapportato alla composizione del nucleo stesso sulla base di una scala di equivalenza (reddito equivalente RE)”. Ancora: “È fissato un importo massimo annuale di partecipazione alla spesa sanitaria, rapportato al reddito equivalente, al superamento del quale cessa l’obbligo della partecipazione”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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