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Addio sci di fondo? Così il caldo cambierà lo sport e il turismo all’aperto

Estati caldissime, inverni troppo tiepidi, le stagioni che impazziscono. Il cambiamento climatico non sta solo facendo diventare il Pianeta rovente: sta modificando il nostro modo di stare all’aperto. Le temperature, l’umidità, le precipitazioni non ci consentono più di programmare le attività che facevamo prima, e molte stanno cambiando.

Ora che l’estate sta finendo, per esempio, vorremmo mettere via i costumi da bagno e prepararci alla stagione sciistica. Secondo una ricerca dell’Università dello Utah però i nostri piani saranno costretti a cambiare. In estate ci si può aspettare che gli sport all’aperto diminuiscano del 18% entro i prossimi 30 anni. In primavera invece potrebbero aumentare del 5% e in inverno del 12%, proprio perché le temperature sono più moderate. Ovviamente non tutto sarà più lo stesso. Lo sci da discesa, per esempio, diminuirà. È prevista una riduzione dall’84 al 62% dell’innevamento delle montagne. E le aree sciistiche a minore altitudine rischiano di non avere per nulla neve. Potrà essere sostituito, per esempio, dalla mountain bike, o dalle passeggiate.

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Lo studio, focalizzato sul territorio americano, ha analizzato i contenuti geolocalizzati dei social media per 14 anni, combinandoli con dati climatici, e ha notato le variazioni delle attività in funzione delle variazioni regionali delle temperature massime. È stata fatta anche una indagine sulla domanda per servizi relativi agli ecosistemi dei parchi pubblici per due scenari di riscaldamento: Rcp 4,5, ovvero una lenta e moderata riduzione dei gas serra che ci porterà a più di 2 gradi di riscaldamento, Rcp 8,5. vale a dire tutto procede come sempre e supereremo i 4 gradi.

Ci saranno grandi differenze tra le varie località. E in primavera e in autunno la ricerca di natura all’aperto potrebbe non cambiare affatto, oppure aumentare.

Negli Usa i cambiamenti maggiori saranno nella parte meridionale, dove in estate ci sarà un calo del 50%. In inverno potrebbe però esserci un maggiore interesse per stati come Texas e Oklahoma.
Uno studio precedente del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America (Usda) ha dimostrato che tra gli sport più colpiti dal cambiamento climatico ci sono motoslitte, sci di fondo, ciaspole, che non vengono fatti su neve artificiale. Potrebbe aumentare il nuoto, ma ridursi la caccia e la pesca.

Un altro è stato effettuato sull’uso della bicicletta da un economista ambientale di Resources for the future, un’organizzazione americana che svolge attività di ricerca su ambiente, energia, e risorse naturali. Rivela che le temperature in crescita potrebbero far aumentare le attività all’aperto di oltre 20,7 miliardi di dollari per anno entro il 2060.

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Nessuno degli esperti immagina un futuro nel quale non andremo più fuori. E anche l’industria del settore sta cercando di capire come andare incontro ai cambiamenti della domanda.

Per esempio ci potrebbero essere più visite ai musei nelle ore più calde. O tappe più brevi nel corso delle gite, con la necessità di avere più punti di ristoro. Le infrastrutture dovrebbero cambiare per mitigare gli effetti, non per evitarli del tutto. E per esempio una maggiore quantità di punti d’acqua e un maggiore ombreggiamento lungo i sentieri, potrebbero aiutare.

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Per quanto riguarda l’Europa, il programma Copernico ha creato il Sectoral information service che mette a disposizione una serie di indicatori sulla condizione climatica europea come livelli di neve, temperature dell’acqua, dati sugli incendi, per favorire l’adattamento del comparto turistico. L’Holiday climate index in particolare potrà essere sfruttato per modellare strategie di marketing e investimenti futuri in base alle previsioni stagionali e di lungo periodo.

Resta il fatto che l’industria turistica contribuisce anch’essa al riscaldamento globale con circa l’8% delle emissioni. Per questo motivo 131 organizzazioni, compagnie e professionisti hanno fondato Tourism Declares a Climate mergency, una comunità internazionale per trovare soluzioni e pratiche comuni e propongono ai propri membri di ridurre del 55% entro il 2030 l’anidride carbonica.

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Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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