Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Addio alla delega fiscale. Il Senato affonda la riforma delle tasse

ROMA – Il premier Draghi l’aveva auspicata fino alla fine, confidando in un accordo in extremis dei partiti in Senato. E invece ad un passo dalla sua approvazione, la delega fiscale è stata affossata a Palazzo Madama. Finisce come carta straccia in un cestino, dopo quasi due anni di lavoro. Dentro c’era la riforma dell’Irpef, la definitiva cancellazione dell’Irap, la revisione dell’Ires, l’introduzione del cashback fiscale (detrazioni incassate subito via app), la contestata revisione del catasto che doveva mappare gli immobili e scovare quelli fantasma. La delega era pure inserita del Pnrr, anche se non come riforma vincolante. Tuttavia auspicata per un fisco più equo. Non se ne farà nulla.

Dal catasto ai dati per combattere l’evasione fiscale: via libera della Camera alla delega per riformare il Fisco

Raccontano dal Senato che alla fine è stata la Lega ad impuntarsi. A legare la delega fiscale anche ad altre due riforme: ergastolo ostativo ed equo compenso, puntando soprattutto su quest’ultimo. “O passano tutte e tre o non se fa niente”. E così è stato. Prendere o lasciare e il Parlamento ha lasciato. A nulla è servito il reiterato impegno del premier Draghi a non dare attuazione alla delega, a non mettere in campo i decreti delegati che dovevano poi dettagliare nel concreto quei principi di legge, lasciandoli al successivo governo. Decreti cruciali per stabilire come tagliare e a chi le tasse. Come riformare il catasto senza alzare le imposte sulla casa.

Irpef, Iva, titoli di Stato e immobili: così cambieranno le tasse d’Italia

Rassicurazioni che evidentemente, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 25 settembre, non sono servite. Il centrodestra, tutto concentrato sulla campagna elettorale, punta a Palazzo Chigi. E da lì conta di mettere mano al fisco secondo direttrici del tutto diverse da quelle tracciate dalla delega. A cominciare dalla flat tax che comunque la riforma ora cancellata prevedeva ed estendeva anche sopra i 65 mila euro attuali per le partite Iva così da evitare il disincentivo a crescere nel fatturato. Il lavoro di mediazione della delega era stato faticoso sin dall’inizio, ma aveva ottenuto un risultato: quello di compattare una maggioranza molto eterogenea – Lega, Fi, Pd, M5S, Iv – su un testo generico ma condiviso e approvato dalla Camera. Ora al Senato l’addio definitivo.

news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *