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Addio a Fausto Gresini battuto dal Covid. La sua vita per le moto

Il Gresini Racing: l’ex pilota e manager dell’omonima scuderia è deceduto all’Ospedale Maggiore di Bologna per le complicazioni legate al Covid. Nella notte il peggioramento fatale, era ricoverato dal 27 dicembre

Fausto Gresini non ce l’ha fatta. L’ex pilota, due volte iridato, e manager dell’omonimo team è morto a 60 anni all’ospedale Maggiore di Bologna per le complicazioni legate all’infezione da Covid-19. La conferma è arrivata dallo stesso team Gresini Racing con un comunicato poco fa, concluso con un messaggio di cordoglio alla famiglia: “Tutta la Gresini Racing si stringe intorno alla famiglia, la moglie Nadia e i figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese… e alle innumerevoli persone che hanno avuto l’occasione di conoscerlo e apprezzarlo”.

Ricovero e calvario

 

Fausto Gresini aveva contratto il virus poco prima di Natale e dopo un primo periodo in isolamento nella sua abitazione era stato ricoverato il 27 dicembre presso l’ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola per poi essere poi trasportato, il 30 dicembre, all’ospedale Maggiore di Bologna dopo un peggioramento delle sue condizioni. Da lì è iniziato il suo calvario, fra cure, parentesi di ottimismo, addirittura la raggiunta negatività al Covid, ricadute, qualche videochiamata agli amici, peggioramenti, sedazione e quella polmonite interstiziale che alimentava un clima di ansia. Fra gli aggiornamenti, provenienti sia da comunicati dell’ospedale sia del team, anche notizie via social del figlio: in un post del 10 febbraio il figlio Lorenzo aveva acceso la speranza con un “papà è sveglio, esami e ossigenazione stabili, resta sotto antibiotico e non ha febbre: resta una situazione di gravità e fragilità, ma ci sono segnali positivi”. Purtroppo però l’infezione ai polmoni ha avuto il sopravvento, con un peggioramento del 18 febbraio con “insufficienza respiratoria e complicanze che hanno reso il quadro clinico critico”, come da ultimo comunicato dell’ospedale.

La carriera da pilota

 

Fausto Gresini è stato un pilota di qualità, ha esordito nel 1982 correndo sempre nella classe minore del motomondiale, la 125, dove ha vinto 21 gare e due titoli mondiali. Il primo alloro nel 1985 su Garelli, grazie a tre vittorie (Austria, Belgio e San Marino), cinque pole position e 109 punti conquistati. L’anno seguente si aggiudicò quattro GP (Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato di sole 12 lunghezze dal modenese Luca Cadalora. Nel 1987, però la stagione capolavoro: vinse 10 delle 11 gare in calendario (tutte tranne quella in Portogallo, in cui ebbe una foratura mentre era in testa) e riconquistò il titolo della 125 con 150 punti. Nel 1988 un infortunio lo tenne lontano dalle gare, per poi passare all’Aprilia, con cui ha corso solo un’annata poco felice. Nel 1990 il passaggio alla Honda, con un aiuto decisivo, da compagno di squadra, a Loris Capirossi, ‘scortato’ alla conquista del suo mondiale, in una gara spigolosa in Australia. Gresini resterà alla Honda fino al 1994, vincendo due gare nel 1991 e una nel 1992, stagione che chiuse al secondo posto.

La carriera da manager

 

Come team manager dell’omonimo team, fondato nel 1997, ha vinto il titolo iridato della classe 250 con il giapponese Daijiro Kato, nel 2001, con Toni Elias nel 2010 in Moto2 e con Jorge Martin in Moto3 nel 2018. In bacheca anche un titolo nella MotoE, il campionato per moto elettriche, conquistato da Matteo Ferrari nel 2019. Lunga la partecipazione del team Gresini al Mondiale MotoGP, ininterrottamente disputato dal 2002 al 2020 (fino al 2014 con la Honda, dal 2015 con l’Aprilia). Finora le migliori stagioni in assoluto nella classe regina sono state il 2004 e il 2005, chiuse al secondo, rispettivamente con Sete Gibernau e Marco Melandri.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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