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Accende i motori l’elicottero superveloce, l’Italia si gioca la produzione per l’Europa

I punti chiave

3′ di lettura

Il progetto si chiama «Next generation fast helicopter». Proviene dal programma militare statunitense «Futur vertical lift». Un elicottero in sostanza di ultima generazione. Lockheed Martin – Sikorsky già da sette anni ha messo in volo il suo Raider X. Un prototipo allo studio della Difesa italiana, insieme a Leonardo, il confronto è in atto da mesi con la casa americana di produzione. Dice ora il sottosegretario Giorgio Mulè: «Mettiamo la parola fine a ogni indugio, incertezza o peggio ancora resistenza. Possiamo diventare capofila in Europa dell’elicottero di un futuro ormai prossimo».

La lezione dell’Ucraina

Il conflitto tra Kiev e Mosca «ha dimostrato i limiti degli elicotteri attuali: sono caduti a frotte» ricorda il sottosegretario. Il velivolo tradizionale non può volare a bassa quota, ha un grado di interconnettività con la logistica digitale militare ridotto e soprattutto la sua manovrabilità, è noto, ha molti limiti. «La tecnologia di difese integrate radar non lascia scampo agli elicotteri tradizionali: lenti, facilmente rintracciabili ai radar e “isolati”, ovvero non connessi». Si impone un salto generazionale: «Tutta la Difesa italiana vuole spostarsi sulle nuove tecnologie per motivi operativi»

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Le opportunità in vista

Da febbraio scorso, in realtà già a novembre, il confronto tra Lockheed Martin e il Segretariato generale della Difesa-Direzione nazionale degli armamenti, guidato dal generale Luciano Portolano, è continuo, su più fronti. A fine anno, del resto, proprio grazie a questi incontri il programma F35 ha fatto un salto di qualità e ha portato l’Italia a essere l’hub europeo di riferimento. Le ricadute economiche saranno notevoli, le nuove richieste per gli F35 arrivano da Svizzera, Finlandia, Germania, Repubblica Ceca, Romania e Grecia. Lo stabilimento di piemontese di Cameri sta andando su di giri. Per gli F35, un po’ tardi, ma ci siamo. «Per il programma degli elicotteri a tecnologia X2 (doppio rotore controrotante con elica spingente) dobbiamo cogliere subito questo treno. La produzione mondiale di settore farà un salto generazionale di portata epocale e senza precedenti» sottolinea Mulè.

Lo scenario potenziale

Una prima analisi di mercato ha stimato 123 paesi nel mondo potenziali acquirenti del modello di ultima generazione; 29 con elevato interesse; cinque nazioni che potrebbero lanciarlo: Olanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e, appunto, l’Italia. «Riuscirci ha un valore straordinario per noi: in linea con il nostro atlantismo, le ricadute geopolitiche e geostrategiche, gli ammodernamenti indispensabili di Esercito, Marina e Aeronautica, gli effetti preziosi sul piano industriale e dell’occupazione» ricorda Mulè. Il confronto tra i tecnici deve definire un’esigenza operativa precisa. Ma l’azione decisiva è politica: dovrà suggellare e mandare a sintesi un accordo istituzionale, industriale e internazionale.

Elicottero a velocità molto elevata

Più addetti ai lavori sottolineano come il modello a contro rotore (una doppia elica, in sostanza) e propulsore non vada a confliggere con i velivoli tradizionali: «Hanno funzioni e ruoli diversi, dovranno coesistere a lungo». Ma quello a tecnologia X2 è in grado di raggiungere e superare i 400 chilometri l’ora, un Mangusta per esempio non va oltre i 260 Km/h. «Rimanere indietro e arroccarsi su posizioni difensive su questo dibattito può portare a conseguenze irreparabili» si accalora Mulè. Documenti ufficiali, peraltro, proprio in questi giorni rilanciano la necessità di investire in questo nuovo profilo di elicottero. Nel Dpp (documento programmatico pluriennale) della Difesa appena firmato dal ministro Lorenzo Guerini si rilancia il Nex Generation Fast Helicopter.

Fonte: ilsole24ore.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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