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Abusi nello sport, Daniela Simonetti: “Serve un Codice rosso per impedire e punire le violenze sulle atlete”

“Lo tsunami che sta travolgendo la Federginnastica mette lo sport di fronte a se stesso e impone un cambiamento radicale. E’ urgente porre dei limiti invalicabili: il rispetto dell’atleta e il suo benessere psicofisico devono essere messi al primo posto. La disciplina non può e non deve tracimare e diventare abuso, trasformandosi drammaticamente in violenza, crudeltà, prevaricazione”. C’è rammarico nella voce di Daniela Simonetti, presidente ChangeTheGame, l’associazione che dal 2017 è impegnata a proteggere atlete e atleti da violenze e abusi sessuali, fisici, psicologici. “Sebbene esistano esperienze e testimonianze molto positive, non possiamo più nascondere che in alcuni sport esistano zone d’ombra. E’ proprio lì che dobbiamo fare luce. Affrontare i problemi significa questo, circoscriverli e risolverli con determinazione ed efficacia”.

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Simonetti, lei è sorpresa?

“Quello che sta emergendo ora è, in alcuni contesti, un circolo vizioso che coinvolge almeno due generazioni di allenatori e allenatrici. Come scrivevo già nel libro “Impunità di gregge”, il mondo sportivo ha lasciato cadere denunce e segnalazioni in maniera miope. Questo sistema va spezzato e interrotto per sempre. Ora bisogna gettare un ponte, per lavorare insieme, per costruire una proposta solida”.

Voi siete stati i primi a denunciare gli abusi nello sport, ma con molta fatica. Come mai?

“In questi cinque anni abbiamo raccolto decine e decine di testimonianze riguardo gli abusi commessi in diverse discipline, ma ancora manca un’idea sana, aperta, moderna di sport, che consideri gli atleti soggetti, e non oggetti espropriati persino del proprio corpo”.

In molte occasioni il germe corrosivo dell’abuso psicologico è sottostimato, eppure è sempre una forma di violenza. Cosa ne pensa?

“Per gli atleti e le atlete non è sempre facile individuare quando una ferrea disciplina imposta, e considerata impropriamente necessaria a ogni livello, si trasforma in abuso emotivo, in sopraffazione, denigrazione. La violenza viene legittimata, normalizzata, esercitata quotidianamente, diventando parte di una routine e quindi difficilmente riconoscibile. Gli allenatori hanno un potere illimitato, che in alcuni casi tracima e deborda con forme manipolatorie crudeli tese persino a isolare l’atleta dalla famiglia o a colpevolizzarle. L’ex campionessa mondiale di ginnastica ritmica Giulia Galtarossa l’ha detto chiaramente: ‘Mi hanno fatto il lavaggio del cervello, per tanto tempo ho pensato fosse colpa mia'”.

Paura di non essere credute, paura che sia colpa propria, paura di essere escluse: sono le stesse emozioni vissute da alcune donne vittime di violenza domestica. Ci sono parecchie analogie.

“Per questo credo sia improcrastinabile introdurre un Codice Rosso per lo Sport, come quello che tutela le vittime di violenza domestica e di genere. Il codice della giustizia sportiva del CONI e i regolamenti di giustizia federali sono stati elaborati quando ancora mancavano sensibilità e attenzione verso i minori e verso le donne e in generale non tengono conto degli illeciti (reati) di violenza (di qualsiasi tipo), di abuso, di atti persecutori e in genere dei delitti contro la persona e la sfera sessuale”.

Il presidente federale, Gherardo Tecchi, si è detto “esterrefatto” dopo essere venuto a conoscenza delle denunce.

“Le parole di Tecchi sono di vicinanza alle atlete che hanno avuto il coraggio di denunciare pubblicamente. Forse un segnale. Vediamo. Intanto i genitori vogliono avere un dialogo con la Federazione e io penso che questo dialogo vada incoraggiato. Il coinvolgimento è un aspetto importante rispetto a meccanismi prevalentemente di esclusione praticati finora”.

Cos’altro auspica?

“Penso che sia il momento di un cambiamento e di una spinta riformatrice, istanza che viene direttamente dalle atlete e dalle loro famiglie. Il loro grido di allarme va immediatamente accolto anche per salvaguardare uno sport che ha stravolto e sconvolto, usato e piegato corpi femminili con sistemi di allenamento consolidati e di sistema”

Secondo lei lo sport è sano?

“Ci sono certamente ambiti ed esperienze molto positive, pulite. Ciononostante, di fronte ad ogni accusa rivolta verso un cattivo maestro dello sport la risposta è sempre la stessa: “Sono solo quattro mele marce”. Ma le mele marce non sono quattro, ma molte di più”.

Quante?

“Una rilevazione in 6 Paesi europei (Austria, Belgio, Germania, Romania, Spagna, Gran Bretagna) ha di recente rivelato che il 75% di atlete e atleti ha subito almeno una violenza prima dei 18 anni in ambito sportivo (per il 44% emotiva, 37% fisica, 35% sessuale senza contatto fisico, 20% con contatto fisico). Secondo la Federcalcio mondiale oltre un’atleta su due, considerando tutti gli sport, ha subìto almeno una volta durante la sua carriera violenze psicologiche o sessuali da parte di soggetti interni al proprio mondo, soprattutto allenatori”.

In Italia?

“Lo sapremo presto: è partita da poche settimane una prima ricerca nazionale sull’incidenza dei reati su minori nello sport, promossa e ideata da noi di ChangeTheGame, con la collaborazione di Terre des Hommes, Fondazione Candido Cannavò e il dipartimento dello Sport del Governo. Ci abbiamo lavorato nei mesi scorsi. E’ una notizia molto importante: senza i dati, i reati non si contano e le persone non contano. Ed è più difficile costruire”.

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Denunciando si ottiene giustizia?

“Se consideriamo solo gli abusi sessuali all’interno del mondo sportivo italiano, dal 2017 sono stati celebrati circa trenta processi ogni anno a carico di tesserati. Non è stato istituito alcun numero verde per aiutare le vittime. Nessuna federazione di casa nostra prevede l’obbligo di radiazione per chi commette abusi e violenze. La sanzione riguardo a questi illeciti può essere addirittura patteggiata all’interno di alcune federazioni, nonostante il parere contrario della procura generale del Coni”.

Esistono esperienze positive?

“Si, qualche presidente federale illuminato c’è, ma sono voci ancora isolate. Tra queste la FIGC, la Fasi (Federazione arrampicata sportiva italiana) e Federazione Italiana Baseball e Softball. Naturalmente il Consorzio Vero Volley, che ha avviato corsi di formazione sul tema della tutela dei minori e messo a punto un decalogo con i comportamenti da tenere nei riguardi dei minori. Nel mondo del grande calcio, l’Inter. Il meccanismo invece del safeguarder office non convince per i meccanismi non autonomi e indipendenti di nomina dei propri componenti, al di là delle persone che ricevono l’incarico”.

Cosa si potrebbe fare per mettere fine a questo sistema?

“Molto. A cominciare da una formazione adeguata e seria e soprattutto obbligatoria che formi e informi sul fenomeno degli abusi, e della violenza, che crei consapevolezza nei tecnici, negli atleti e nei loro familiari. Le Federazioni devono facilitare le denunce alzando i termini della prescrizione in campo sportivo: non solo quattro anni ma almeno otto per permettere alle giovani vittime di crescere e di scegliere come agire in modo consapevole. Violenze e molestie devono diventare un illecito disciplinare tipizzato e codificato nei Regolamenti di Giustizia Sportiva. La parte offesa deve partecipare al processo sportivo almeno in questi casi e le sanzioni dovrebbero essere certe, adeguate e pubbliche, cosa non scontata sebbene sia un obbligo”.

Che messaggio vorrebbe inviare a queste atlete?

“Come dice un caro amico, c’è una sola cosa che guarisce: la verità. Nemmeno l’amore può tanto, figuriamoci vergogna, paura, silenzio, connivenze, complicità. Chiunque sia stato vittima o testimone di abusi psicologici, fisici o sessuali può rivolgersi allo sportello on line Ti Ascolto di ChangeTheGame. www.changethegame.it/segnalazione-abuso/”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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