Evoluzione della specie. Le due auto sono parcheggiate fianco a fianco, pronte per entrare in pista. Entro nella 695 e la avvio, sempre in modalità Abarth, scatenando la sua voce. Un attimo dopo prende vita la 131, quasi ammutolendo il Cinquino. Fa un baccano tremendo che sovrasta, e non di poco, il suono del T-Jet. Bellissimo. Entriamo sul circuito handling e subito mi rendo conto di quanto rumore esca da quello scarico. Un suono stupendo, che sa di passione e che ritrovo, più pacato ma sempre presente, anche sulla 695, quando riesco ad allungare staccandomi di qualche decina di metri in uscita dalle curve, dove il differenziale autobloccante mi “tira” verso il punto di corda e mi fa pennellare traiettorie perfette. È un’anteriore piacevole da guidare, anche coi suoi piccoli difetti: la seduta è un po’ alta e lo sterzo, abbastanza rapido, non mi è sembrato particolarmente preciso nei piccoli angoli. Pure il cambio, pur essendo ben manovrabile, ha innesti un po’ gommosi. Piccoli dettagli di un’auto riuscitissima. Perché la 695 incarna appieno lo spirito Abarth nonostante quest’ultimo, col tempo, si sia dovuto piegare alle restrizioni omologative. Oggi gli scarichi sono meno aperti di un tempo, e domani non ci saranno proprio, ma il Dna è rimasto – e rimarrà, spero – comunque fedele a quello originale. Fatto di passione, prestazioni, emozioni e grandi, grandissimi sorrisi stampati sulla faccia di chi guida.